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Orizzonte degli eventi

a cura di Francesco Sasso

Mese: Maggio 2019

Manu Chao & Calypso Rose – Clandestino

Intervista a Hubert Selby Jr.

di Ellen Burstyn
traduzione di Dario Matrone

ELLEN BURSTYN: Cubby [soprannome di Hubert Selby Jr., n.d.t.], mi interessa conoscere il tuo percorso spirituale. Voglio sapere da dove sei partito spiritualmente e qual è stato il tuo cammino.
HUBERT SELBY JR.: Non saprei. Probabilmente non scoprirò da dove sono partito come spirito finché non lascerò il mio corpo. Ma sono sicuro che tutto sia iniziato poco prima di nascere. Trentasei ore prima di nascere ho iniziato a morire. Morire per me è diventato uno stile di vita. Quando sono nato avevo la cianosi, il cervello danneggiato. Ero pure brutto, che tu ci creda o no. E poi ho fatto il mio ingresso nel ventesimo secolo strillando, ero infuriato. Non so bene perché ero tanto infuriato, ma lo ero. Strano, per tutta la vita, fin da bambino guardavo il mondo intorno a me e dicevo: «Non dovrebbe essere così». Non capivo, e non capisco tuttora – ma da bambino la cosa mi confondeva ancora di più – perché la gente si faccia del male, gli uni con gli altri. Non lo capivo proprio. Da bambino ricordo che avevo… avevo due eroi. Uno era Paul Robeson, l’altro il Mahatma Gandhi. Non so perché, ma queste due figure le amavo proprio. E Paul Robeson una volta l’ho anche incontrato di persona. Comunque è tutta un’altra… cioè, fa parte della stessa storia ma… E poi c’è stata un’esperienza spirituale che mi ha fatto prendere una decisione consapevole – anche se all’epoca non lo sapevo. Mi riferisco a quando ho iniziato a scrivere.

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Elezioni Europee 2019

“Vorrei essere come un neonato, che non sa nulla, assolutamente nulla, dell’Europa “. (Paul Klee)

Tre recensioni in due battute (3×2)

Recensione in due battute 1.

Critico: “Qual è il fine della sua opera letteraria?”.

Poeta: “Io non tratto la letteratura, io tratto le parole”.

Recensione in due battute 2

L’accademico: “La distinzione dell’evento d’essere e della verità è tuttavia sufficiente ad assicurare il suo linguaggio al pensiero dell’Infinito che oltrepassa la totalità?”

Poeta: “Offrimi una birra….”

Recensione in due battute 3

Editore: “Abbiamo letto il suo manoscritto. Ci dica… il suo rapporto con la poesia?”.

Poeta: ” Alla grande… nessuno di noi si è sposato”.

Articoli e saggi di Giuseppe Panella [In memoria]

[IN MEMORIA]

[Leggi tutti gli articoli di Giuseppe Panella pubblicati su Retroguardia 2.0]

Di seguito l’elenco delle pubblicazioni del prof. Giuseppe Panella su RETROGUARDIA

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Le videorecensioni a cura di Giuseppe Panella [In memoria]

[IN MEMORIA]

Le videorecensioni su RETROGUARDIA sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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WikiCodex: Codex Zographensis

Il Codex Zographensis (bulgaro Зографско евангелие, russo Зографское евангелие) è un vangelo miniato del IX – X secolo scritto in alfabeto glagolitico una delle forme più arcaiche di scrittura cirillica, ritrovato nella biblioteca del Monastero di Zografou Monte Athos nel 1843, dal diplomatico e scrittore croato Antun Mihanović.

Il manoscritto contiene 304 fogli di pergamena, la prima parte è andata perduta, esso incomincia con Matteo 3:11. I primi 288 fogli sono scritti in glagolitico e contengono i testi del Vangelo. Nella parte centrale sono assenti alcuni fogli. Dalla pagina 41 alla pagina 57 il testo originale è stato rimpiazzato con testi del XII secolo. Altri 13 pagine sono state aggiunte del XIII secolo e contengono un synaxarium. Il manoscritto venne regalato dai monaci allo zar Alessandro II di Russia e da allora è conservato nella Libreria nazionale russa.

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Gogol, il grottesco crea indimenticabili figure della letteratura

Gogol, il grottesco crea indimenticabili figure della letteratura

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di Domenico Carosso
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Scrive Clemente Rebora, in calce alla sua traduzione del Mantello che «la novella fu per la Russia come una crisalide donde uscì la farfalla dell’arte, una volta concepita dall’originalità nazionale e organicamente addestrata al volo dalla poesia di Puškin. Sulle prime passò quasi inosservata, mentre Gogol´ levava il grande e tragico stormo delle Anime morte».

Il freddo gelido di Pietroburgo si fa sentire, ed ecco che per il mantello da riparare l’umile scrivano Akakij si reca dal sarto Petrovič, che lo prega poi di volerne ordinare uno nuovo, ché il vecchio è ormai inservibile…

«Ah, ecco qua, a te, Petrovič, io… Bisogna sapere che Akakij Akakievič si esprimeva per lo più mediante preposizioni o avverbi, e infine con particelle che non avevano assolutamente nessun significato. Se poi la cosa era molto difficoltosa, egli aveva persino l’abitudine di non terminare le frasi, per cui molto spesso cominciava un discorso con le parole “questo è proprio quello”, e poi non diceva più niente, e lui stesso dimenticava di finire la frase pensando di aver già detto tutto»1.

Ed ecco, per un confronto, la stessa sequenza nella traduzione, letterale ed elegante, barocca e giustamente antiquaria, di Landolfi:

«Ecco, t’ho portato, Petrovič, coso…- Bisogna sapere che Akakij Akakievič parlava sopratutto per avverbi, per preposizioni o comunque particelle senza significato alcuno. Se il discorso poi era imbarazzante, aveva l’abitudine di non finir neppure le frasi, sicché molto spesso, ne cominciava uno colle parole: “Ciò, in verità, senza dubbio…coso”, e poi non veniva fuori altro, ed egli stesso si fermava pensando di aver già tutto detto»2.

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BIBLIOGRAFIA: Storie sintetiche recenti

Storie sintetiche recenti di storia della letteratura italiana

Quella classica di N. Sapegno, Compendio di storia della letteratura italiana , Firenze, La Nuova Italia, 1956; G. Petronio, L’attività letteraria in Italia , Palermo, Palumbo, 1979; G. Ferroni, Storia della letteratura italiana , Torino, Einaudi, 1991 (in 4 voll.), e Profilo storico della letteratura italiana , Torino, Einaudi, 1992 (vol. unico); G.M. Anselmi, Profilo storico della letteratura italiana , Firenze, Sansoni, 2001; Storia della letteratura italiana , a c. di A. Battistini, Bologna, Il Mulino, 2005 (in 6 parti curate rispettivamente da L. Surdich, R. Bruscagli, E. Ardissino, A. Beniscelli, R. Bonavita, A. Casadei); U. Dotti, Storia della letteratura italiana , Roma, Carocci, 2007; M. Santagata A. Casadei, Manuale di letteratura italiana medievale e moderna e Manuale di letteratura italiana contemporanea , Roma-Bari, Laterza, 2007; A. Asor Rosa, Storia europea della letteratura italiana , Torino, Einaudi, 2009. Nella tradizione anglosassone delle storie brevi : G. Manacorda, Storia della letteratura e della lingua italiana , Roma, Newton Compton, 2001; G. Prezzolini, Storia tascabile della letteratura italiana , Palermo, Sellerio, 2002; G. De Rienzo, Breve storia della letteratura italiana , Milano, Bompiani, 2002.
BIBLIOGRAFIA: Storie sintetiche recenti
f.s.

BIBLIOGRAFIA COOPERATIVE LEARNING

BIBLIOGRAFIA COOPERATIVE LEARNING

 Spencer Kagan, “L’apprendimento cooperativo: l’approccio strutturale”, Edizioni Lavoro, Roma 2000
 Mario Comoglio “Insegnare e apprendere in gruppo”, LAS, Roma 1996
 Mario Comoglio “Educare insegnando”, LAS, Roma 1999
 Mario Comoglio “Insegnare ed apprendere con il PORTFOLIO”, Fabbri Editore 2004
 Grant Wiggins e Jay Mc Tighe “Fare progettazione, LA TEORIA…”, LAS, Roma 2004
 Grant Wiggins e Jay Mc Tighe “Fare progettazione, LA PRATICA…”, LAS, Roma 2004
 Jere Brophy, “Motivare gli studenti ad apprendere”, LAS Roma 2003
 Cacciamani, S. e Giannandrea, L. La classe come comunità di apprendimento. Carocci Roma 2004
 Cohen, E.G. “Organizzare i gruppi cooperativi. Ruoli, funzioni, attività” Trento, Erickson 1999
 Johnson D. Johnson, R e Holubec, E “Apprendimento Cooperativo in classe”. Erickson Trento 1996
 Miato, S. A. e Miato, L. “La didattica inclusive”. Erickson Trento 2003
 Sharan Y. Sharan S. “Gli alunni fanno ricerca” Erickson Trento 1998
 Sergiovanni, T. “Costruire comunità nelle scuole” LAS Roma 2000

LESSICO ARCIMBOLDIANO

LESSICO ARCIMBOLDIANO

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di Stefano Lanuzza

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Giardiniere del suo Hortus deliciarum rinserrato nella Kunstkammer baluginante di fuochi fatui e staffilata da luci e ombre, Vertumno, malinconico signore della metamorfosi, si circonda di monstra, naturalia, artificialia e mirabilia, di squisiti spettri, di oggetti rari e astrusi, di golem, caravanserragli e chimere… In un estremo inno al capriccio, al mutamento e all’anamorfosi, astuzie dell’intelligenza eccentrica e del sonno che, con i sogni, genera i mostri di natura e cultura, il demiurgo gryllorum sive chimerarum Giuseppe Arcimboldi (1527ca.-1593) raffigura nel nume Vertumno (1591) – titolo del suo ultimo quadro, acme di un’arte come trascrizione metapoetica che emulando la physis ne accresce le suggestioni, tanto che non è più l’arte a imitare la natura bensì questa ad offrirsi a quella – non soltanto un compendioso ritratto di Rodolfo II dalla miniaturale fissità variata coi segni dell’umor nero seguito alla letizia, ma pure se stesso.

Rodolfo-Arcimboldi-Vertumno, opera di gioco e piacere eseguita in tempi di peste e terrore, un volto unheimlich, un’icona-fantoccio dall’increspata fronte di popone tra spighe, graspi e bacche, fichi e ricascanti ciliegie, mela e pesca le guance e occhi d’oliva e gelsa sotto sopracciglia di baccelli, peracoscia per naso e due nocciole con scorza gli imperiali baffi, riccio di castagna il mento, rape, cavoli e cucurbitacee, agli, cipolle e zenzeri, funghi, carciofi e fiori il torso, e un mezzosorriso stranito, inscritto nel vellutato lussureggiare di frutti d’ogni stagione, Rodolfarcimboldi-Vertumnus riflette altresì una fricassea rimestata dalla storica Mostra veneziana del maestro milanese-praghese (Palazzo Grassi, 13 febbraio-31 maggio 1987). Per esempio, dal pinzimonio delle italiche gazzette schizzano articolesse un critico che – scrive –, se fosse direttore d’un grande quotidiano, al corrispondente artistico troppo interessato all’“effetto Arcimboldo” farebbe una fulminante telefonata per sbatterlo immantinente ai servizi di cronaca: ciò, ancora prima dell’apertura della mostra stessa); e un altro, Testori, già pittore michelangiolista e scriba manierosamente kitsch che soffrigge all’inverosimile l’unico suo argomento, “Arcimboldo e arcimbolderia”, con saltabeccanti grilli medioevali e boschiani.

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Vitor Joaquim – Impermanence

Archivio Webinar Mondadori Education

Il posto in cui raccogliamo e organizziamo tutti i webinar passati: dove puoi rivedere, tutte le volte che vuoi, le lezioni dei nostri docenti e dove trovare i materiali utili per l’aggiornamento continuo, in un’ottica di lifelong Learning.

https://www.mondadorieducation.it/formazione-e-aggiornamento/archivio-webinar/

L’approccio culturalista all’educazione

Queste sono dunque le tre forme assunte dall’approccio computazionalista all’educazione. La prima riformula le vecchie teorie dell’apprendimento (o dell’insegnamento o di altro) in una forma computabile, nella speranza che la riformulazione dia origine a un surplus di potenzialità. La seconda analizza ampi protocolli e vi applica l’apparato della teoria computazionale, allo scopo di individuarne meglio le eventuali caratteristiche computazionali. Poi cerca di immaginare come si possa intervenire per favorire il processo. Proprio questo hanno fatto Newell, Shaw e Simon nel loro lavoro sul General Problem Solver ed è questo che si sta facendo negli studi che indagano sul processo per cui da “principianti” si diventa “esperti”. Infine c’è il caso fortunato, quello in cui un’idea computazionale fondamentale come quella di “ridescrizione” sembra sovrapporsi direttamente a un’idea centrale della teoria cognitiva, come quella di “metacognizione”.

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Tortura

Giaceva su qualcosa che dava l’idea di un giaciglio da campo, salvo che era sollevato a una certa altezza dal suolo e che egli vi era fissato in modo che qualsiasi movimento gli fosse impossibile. Gli pioveva dritta sulla faccia una luce che sembrava ancora più intensa del solito. O’Brien era in piedi accanto a lui e lo scrutava attentamente: dall’altro lato c’era un uomo in camice bianco, che stringeva fra le mani una siringa ipodermica.

Anche quando aveva ormai gli occhi aperti, solo lentamente riuscì a distinguere i contorni di ciò che lo circondava. Aveva l’impressione di essere risalito a nuoto in quella stanza, provenendo da un mondo tutto diverso, una specie di sottostante mondo sottomarino. Non sapeva assolutamente da quanto tempo si trovasse lì. Dal momento in cui l’avevano arrestato, non aveva visto né luce, né buio. I suoi ricordi, inoltre, erano discontinui. Vi erano stati momenti in cui la coscienza di sé, perfino quella particolare autocoscienza che si conserva durante il sonno, si era annullata del tutto, per poi riapparire dopo una parentesi di vuoto. Ma non c’era modo di sapere se questi intervalli fossero durati giorni, settimane o pochi secondi.

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