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Orizzonte degli eventi

a cura di Francesco Sasso

Fondata su una bugia? Alcune considerazioni in margine sull’articolo 1 della nostra Costituzione

Alcune considerazioni in margine sull’articolo 1 della nostra Costituzione alla luce del saggio di Gustavo Zagrebelsky “Fondata sul lavoro”.

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di Gustavo Micheletti
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Cos’è un diritto? Si può ritenere che un diritto – in senso soggettivo, ovvero proprio di un soggetto, di un individuo, di un cittadino – sia quel potere che una comunità, attraverso le sue istituzioni, e quindi attraverso quel complesso di norme che va a costituire il «diritto oggettivo», conferisce a un individuo o a un gruppo d’individui rispetto ad altri individui, gruppi d’individui o all’intera collettività e alle sue istituzioni.

Questi diritti soggettivi possono essere stabiliti sulla base della natura (ma in questo caso si apre il dibattito su da chi essi debbano essere stabiliti e riconosciuti, e per quali ragioni), o su un’abitudine, o su un accordo o contratto (più o meno razionalmente giustificati rispetto a uno scopo). Nel linguaggio comune si parla anche del «diritto del più forte» e in questo caso il diritto si fonderebbe solo su una prerogativa personale, la forza specifica di un individuo.

A parte quest’ultimo caso, il godimento di qualche diritto implica che esso sia garantito da qualcun altro, o da qualcos’altro; per esempio, da un’istituzione abbastanza autorevole sotto il profilo politico o giuridico da poter tutelare chi ne è detentore. Nel caso di un diritto costituzionale, s’intende che il suo godimento sia garantito dalla Costituzione attraverso le istituzioni dello Stato, che avrebbe appunto anche l’obbligo di rendere effettivi i diritti stabiliti dalla stessa Costituzione attraverso leggi con essi coerenti.

Non è tuttavia evidente che alla Costituzione italiana si possa attribuire questa caratteristica per tutti i diritti in essa contemplati. Non tutti i diritti di cui in essa si parla sono infatti ritenuti pienamente attuabili, e questa circostanza la differenzia da molte altre Carte costituzionali.

Secondo Stefano Rodotà, per esempio, “il diritto è un apparato simbolico che struttura un’organizzazione sociale anche quando si sa che alcune sue norme sono destinate a rimanere inapplicate”.

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Alberobello al tempo del coronavirus

BOTteghe aperte: storie a puntate su WattPad

Tra le iniziate di questo periodo (alcune informazioni preliminari QUI), sono disponibili diverse storie originali free che possono essere lette dalla piattaforma WattPad.

Recap (in progress)

 

La più grande – di Davide Morosinotto

Verso la fine del 1700, la giovane Shi Yu lavora in una locanda vicino al porto di Canton, nel Sud della Cina. Non sa ancora che il suo destino è di diventare la più grande piratessa di tutti i tempi.

Segui le puntate qui: https://www.wattpad.com/story/216283710-la-pi%C3%B9-grande

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La poesia, l’amore. Autori italiani contemporanei versus Catullo

Vincenzo Guarracino (a cura di), Lunario dei desideri, Di Felice Edizioni, 2019, pp. 356, € 25,00

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di Stefano Lanuzza
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Supponendo di sapere di cosa si parla, accade alfine di parlare di poesia, questa espressione/interpretazione di un ‘certo sentimento della realtà’, magari identificandola non genericamente con, poniamo, i nostri amati Dante Petrarca Ariosto Pascoli D’Annunzio Montale… Allora si può parlare di poesia quasi come parlando d’amore?

Certo “la poesia” reputa un fin troppo trasvalutato Benedetto Croce “è stata messa accanto all’amore quasi sorella e con l’amore congiunta e fusa in un’unica creatura”. Senonché, “se la realtà tutta si consuma in passione d’amore”, può accadere che la poesia risulti “piuttosto il tramonto dell’amore”. Ne consegue, a evitare ciò, che “dentro la poesia deve lavorare e lavora la critica”; dove “la metaforica critica” può identificarsi con “la poesia medesima, che non compie l’opera sua senza autogoverno, senza interno freno, ‘sibi imperiosa’ (per adottare il motto oraziano), senza accogliere e respingere, senza provare e riprovare, operando ‘tacito quodam sensu’; finché non perviene a soddisfarsi nell’immagine espressa dal suono” (B. Croce, La poesia. Introduzione alla critica e storia della poesia e della letteratura, 1936). Così è vero che la poesia abbia un rapporto con la critica e si possa riconoscere al poeta una vera funzione critica: si pensi allora alla Commedia dantesca che, dopo avere svolto la più corrosiva critica politica e morale, tutti ci affida alla poesia dell’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII, v. 145).

Per Catullo, poeta ‘contemporaneo’ come contemporanea è ‘tutta’ la poesia, lirico alessandrino e primo tra quei Poetae novi o ‘neoteroi’ ostili ad ogni retorica epica, si può parlare di poesia e amore aderendo al ‘desiderio’ materiale-sensuale per qualcosa di cui si può godere come di un’epifania che intriga e vuole esprimersi nel verso. Apparirebbe proposto in tali termini e, appunto, intestato a Catullo l’almanacco antologico, prevalentemente elegiaco, Lunario dei desideri (Di Felice Edizioni, 2019, pp. 356, € 25,00) curato da Vincenzo Guarracino, poeta ed eccellente italianista e classicista.

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Storie ed eventi storici n.4 (a cura di Francesco Sasso)

Il quadro del pittore fiammingo Jan Vermeer, conosciuto con il titolo di Il geografo, ci permette di focalizzare con estrema efficacia il campo di indagine della geografia. Intanto, può dirci che la geografia è una disciplina contemporaneamente frutto dell’osservazione appassionata oltre che attenta del mondo che ci circonda e della traduzione di quell’osservazione in mappe, carte, raffigurazioni, tramite codici e strumenti di misura e di rappresentazione.

Nel quadro di Vermeer il geografo sta lavorando nel suo studio, ma è colto dal pittore con la testa alzata e lo sguardo rivolto oltre la finestra, da cui proviene la luce che illumina la stanza: la luce che il mondo reale getta sul lavoro scientifico della geografia, rendendolo vivo. Insomma, il geografo lavora molto nel proprio studio ma è anche proiettato fuori, come se viaggiasse nel Pianeta che si è dato il compito di descrivere.

f.s.

Verso una tana calda e buia. Il Sessantotto visto dal di dentro

Franco Petroni, Per misura d’igiene. Diario del 68, Morlacchi editore, Perugia, 2012

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di Gustavo Micheletti
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E se ci fosse davvero, l’inferno? No che non c’è. Non c’è nessun Dio e nessun Diavolo. Le favole sono favole, purtroppo; e la vita e la vita. Non esiste nessun vecchio saggio nella grotta sul monte; nessuna vecchina benefica nel folto della foresta. Non c’è nessuno a cui credere; nessuno a cui chiedere consiglio”. Per la protagonista e narratrice di Per misura d’igiene. Diario del 68. di Franco Petroni – recentemente (2012) riedito per l’editore Morlacchi (dopo una prima edizione per le edizioni “Il Lichene”, nel 1995) – non ci sono, più in generale, buone ragioni per confidare o sperare in qualcosa che vada al di là della distruzione dell’esistente: perché questo è contaminato da un male radicale, da un difetto d’origine.

Come recita una bella canzone di Francesco de Gregori, anche la protagonista di queste pagine, come tanti suoi coetanei di allora e di oggi, è una figlia “senza domani”, con una pena nel cuore che non sa dire, per cui non pensa di poter trovare le parole, perché “tutto è un inganno”, perché “nessuno, se è onesto, può attribuire alla propria persona un valore maggiore di zero”.

Una simile posizione anticipa come una premonizione il nihilismo che di recente è stato individuato come una condizione peculiare della gioventù contemporanea; questo “ospite inquietante” – così lo ha definito Umberto Galimberti in un suo saggio – avrebbe potuto tuttavia, anche in quelle circostanze storiche e culturali, essere sviluppato in maniera più feconda per favorire una trasformazione interiore. Basti pensare, ad esempio, alla congerie di posizioni critiche rispetto agli stessi modelli valoriali presi di mira dal movimento contestatario che trasparivano da alcune filosofie e opere letterarie proprio negli anni immediatamente precedenti al Sessantotto e che erano state uno dei nutrimenti, più o meno diretti, della Beat Generation. Ma dopo i primi tempi di libertarismo e di autentica rivoluzione culturale, in cui le contaminazioni furono variegate e polifoniche, il movimento – specialmente in Europa, e particolarmente in Italia – s’irrigidì nell’assimilazione di un orizzonte ideologico preclusivo, partendo dal presupposto che condizione di ogni sviluppo e trasformazione fosse la distruzione, o comunque il superamento perentorio, dell’ordine socio-economico esistente.

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Dead Janitor – Medusa

Storie ed eventi storici n.3 (a cura di Francesco Sasso)

È difficile stabilire con certezza quando l’uomo compare sulla terra, anche perché l’uomo, come lo vediamo noi oggi, è il risultato di una lunghissima e graduale trasformazione della specie umana (evoluzione) partita alcuni milioni di anni fa dall’Australopiteco africano, un ominide riconosciuto dagli scienziati come specie umana, che, fin dall’origine, lo differenziavano dalle scimmie antropomorfe. In un arco di tempo calcolato intorno ai tre milioni di anni, l’ominide modificò gradualmente alcuni dei suoi caratteri fisici originari: la posizione eretta e la locomozione bipede furono una conquista molto lenta ed ebbero come conseguenza una serie di modificazione della colonna vertebrale, degli arti inferiori e soprattutto di quelli superiori che si accorciarono; la mano, grazie al pollice opponibile, divenne uno strumento più duttile, adatta alle nuove esigenze del nostro progenitore. Osservate ora il pollice dei nostri ragazzi mentre scrivono sul proprio smartphone alla velocità della luce.

f.s.

Bifo parla di Andrea Pazienza

Mark Fisher sul perchè la vita moderna causi depressione

Coronavirus: prevenzione

Le indicazioni del ministero della Salute. Allarme Coronavirus, l’emergenza si affaccia in Italia. Prima cosa: lavarsi le mani.

Cosa fare allora per lavarsi le mani in maniera efficace? Basta seguire le indicazioni del Ministero della Salute riportare di seguito.

Quali sono i sintomi del nuovo coronavirus?

Come altre malattie respiratorie, il nuovo coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie.

Leggi tutte le domande e risposte www.salute.gov.it/nuovocoronavirus.

Comportamenti da seguire

Else Lasker Schüler

Else Lasker-Schüler, all’anagrafe Elisabeth Schüler, è stata una poetessa tedesca. Secondo Schalom Ben-Chorin fu la più grande poetessa espressa dall’ebraismo, per Karl Kraus fu «il più forte e impervio fenomeno lirico della Germania moderna», e per Gottfried Benn Else Lasker-Schüler fu la più grande poetessa che la Germania avesse mai avuto. – Continua su Wikipedia

POESIE: https://www.poesiedautore.it/else-lasker-schuler

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Storie ed eventi storici n.2 (a cura di Francesco Sasso)

“Tutti eroi! O il Piave o tutti accoppati!” (cosa significa precisamente questa frase?).

Così ha scritto qualcuno (chi?) su questo muro durante la ritirata verso il Piave, esprimendo la speranza nella riscossa di un esercito e di un paese che vedevano seriamente messa in discussione la loro stessa sopravvivenza. Un richiamo al coraggio in un ambiente di rovine era ciò che rimaneva all’Italia nell’autunno del 1917 (e noi oggi?).

Un pezzo di muro resta in piedi e una scritta su di esso (di chi era quella casa?). Qui una storia chiama e un fotografo risponde (chi ha scattato la foto?).

f.s.

 

Ritorno all’Hegel-Kant Asylum. Introduzione a “Piscine sommerse ed altre immersioni” di Enrico Piva

Introduzione di Vittore Baroni a Piscine sommerse ed altre immersioni di Enrico Piva

Con Enrico Piva ho un debito da saldare, ed è per questo che ora sono qui. I faldoni del mio archivio che raccolgono vent’anni
di discontinua corrispondenza intercorsa tra noi mi scrutano con aria di rimprovero. Un suo collage incorniciato, che incorpora un vero tirapugni d’acciaio, incombe minaccioso dalla parete. È giunto il momento, dopo una eternità di rinvii e tentennamenti,
di chiudere il conto. Data la totale assenza (anche in rete) di notizie sul personaggio, prima di introdurre il peculiare scritto
inedito di Piva presentato in esclusiva da [dia•foria occorrerà però un minimo di premessa storico-biografica, per inquadrare almeno a grandi linee la personalità di uno degli autori più atipici e schivi (mai un concerto in pubblico!) della nostra scena sonora sotterranea degli Ottanta. Scomparso dalle cronache musicali alla fine di quel decennio, di Piva non si è poi saputo più nulla.
Sulla dozzina (e passa) di cassette più o meno ufficiali da lui pubblicate, prima con la sigla Amok e poi a proprio nome, è calato il più totale oblio. Perfino tra i suoi contatti più assidui, in mancanza di riscontri diretti, sono circolate negli anni leggende
che davano il nostro a condurre vita eremitica in climi tropicali, oppure perito a seguito di una caduta durante una delle sue imprese di arrampicata libera o praticando qualche altro sport estremo.
La realtà, come abbiamo poi scoperto e verificato, è purtroppo più triste e prosaica.

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Storie ed eventi storici n.1 (a cura di Francesco Sasso)

L’uomo primitivo era in grado di dipingere o incidere animali e altre scene, per lo più di caccia, sulle pareti delle grotte, oppure su lastre di pietra o su ossi interi. L’uomo non dipingeva per abbellire le caverne: i suoi dipinti si trovavano infatti spesso sul fondo delle grotte, dove difficilmente potevano essere visti e ammirati. Gli studiosi pensano che l’uomo dipingendo o incidendo l’immagine poteva dominare sull’oggetto raffigurato: infatti erano frequentemente rappresentati gli animali (bovini, cavalli, cervi, camosci ecc.) prede dell’uomo e suoi mortali nemici. Inoltre gli animali rappresentati hanno segni che possono sembrare ferite; ritraendo l’animale ferito, l’uomo primitivo si augurava, dunque, di rendere meno pericolosa e più abbondante la caccia. Da qui l’origine dell’arte e della poesia.

f.s.

“È questa la vita che puoi darmi?”. Vladimir Di Prima, “Avaria”

Vladimir Di Prima, Avaria, A&B, Acireale-Roma, 2020, pp. 112, € 10,00

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di Stefano Lanuzza
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Che fa il giovane siciliano Morando Carcò, scrittore scontento della sua professione di giornalista in un quotidiano di provincia e afflitto dai postumi d’una delusione sentimentale che, forse per sfuggire al rovello per un abbandono di cui non riesce a capacitarsi, si prende qualche giorno di vacanza in un’anonima località del centro Italia?

Accolto nella casa dell’amica Secondina come ospite, una condizione che lo mette in un singolare imbarazzo e gli provoca problemi di… stitichezza, è impaziente di ripartire in aereo verso la sua isola da cui non gli è mai riuscito di allontanarsi più di tanto.

Ora se ne va in giro vagando a caso per le strade del luogo guardandosi intorno: quanta lontananza e indifferenza nelle espressioni distratte di passanti frettolosi, quale squallore in certe anonime stazioni di autobus e desolati portici accoglienti l’umanità degli ‘avariati’ ed espulsi da un sistema sociale senza pietà che lo fissano con sguardi perduti dove l’orrore e la rassegnazione lasciano appena balenare qualche guizzo di speranza.

Dosando un ductus narrativo sospeso tra referto, puntigliose riflessioni e improvvisi straniamenti del reale, in questo suo ultimo romanzo, Avaria (A&B, Acireale-Roma, 2020, pp. 112, € 10,00) – seguìto a Gli Ansiatici (2002), Facciamo silenzio (2007), Le incompiute smorfie (2014) e alla raccolta narrativo-aforistica Pensieri in faccia (2015) –, Vladimir Di Prima conferma le sue qualità di talentoso affabulatore oggettivando il proprio discorso con l’aggirare i modi del monologo biografico che alluderebbero retoricamente alla possibilità che narratore e personaggio possano identificare un’unica persona. Scrive, a tale proposito, Carlo Cassola in un suo insolito libro di saggi: “Un’opera di fantasia ci tocca solo nella misura in cui l’autore ci mette a parte dei fatti propri. Può sembrare paradossale e non lo è. Perché in un’opera di fantasia vogliamo trovare la vita: e la vita è esclusivamente individuale” (Il romanzo moderno, Rizzoli, Milano, 1981)… È comunque in filigrana col soliloquio, strutturato per ampi frammenti, del suo personaggio che Di Prima costruisce un romanzo distinto da un lessico piano e terso dove Morando ‘parla’ al suo interprete in continuo ‘ascolto’.

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