Crea sito

Dispacci (letteratura e didattica)

a cura di Francesco Sasso

Author: retroguardia (Page 1 of 70)

Galileo Galilei

SUL TAMBURO n.51: Marino Magliani, “Carlos Paz e altre mitologie private”

Marino Magliani, Carlos Paz e altre mitologie private, Genova, Amos Edizioni, 2016

_____________________________

di Giuseppe Panella

.

Più che di mitologie private sono in questione, in questa raccolta di racconti, i sogni e le aspirazioni letterarie di Marino Magliani. Molti dei testi contenuti in questo suo libro che è quasi una sintesi dei suoi temi maggiori e delle sue aspirazioni letterarie più forti sono riflessioni sull’arte dello scrivere, divagazioni poetiche sulla vita e le sue difficoltà maggiori, progetti di ulteriori romanzi.

E’ noto (e comprovato anche da prestigiosi riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni) che il tema che maggiormente mette alla prova la mente narrativa di Magliani è quello dell’esilio (letterale e letterario insieme). Perché Magliani è uno scrittore per vocazione ma ha potuto estrinsecarla e metterla in valore solo fuori dal suo terreno naturale di coltura (la Liguria rocciosa e spesso abbandonata del territorio di Imperia) e ha dovuto trapiantarla in terre straniere e più o meno accoglienti (l’Argentina la Spagna la Germania IJmuiden vicino ad Amsterdam dove vive attualmente e dove preferibilmente lavora e produce letteratura).

Per questo motivo, Villa Carlos Paz in Argentina rappresenta il luogo del dislocamento assoluto e, infatti, proprio nel racconto con questo titolo, l’Io narrante vive le sue stesse esperienze di estraneamento assoluto e di doloroso quanto necessario trapianto di sé in un corpo estraneo e spesso ostile, un trapianto che però non è solo una mutilazione di sé ma anche un arricchimento poderoso della propria soggettività. I viaggi, la morte si potrebbe dire, parafrasando il titolo di una raccolta di saggi di Gadda: i viaggi sono l’anticamera, la prefigurazione della morte e quest’ultima consiste nella rarefazione della vita. La scrittura rende conto di questo processo: la sabbia, la povere, i residui solidi eppure volatili di cui si nutre il primo testo del libro ne è metafora chiarificatrice e illuminante.

Read More

RETROTECA: Intervista a William Burroughs

RETROTECA: http://www.youtube.com/user/retroguardia

CRESTOMAZIA 30: “Così comincia a donare” di Cesare Viviani

Così comincia a donare
chi non sa amare, l’amore
non abbisogna di doni. Per fare
spazio dentro di sé
quante case da abbandonare,
quante strade da macinare,
finché l’aria si fa tersa, limpida
e non c’è ricordo, nessuna speranza
solo una stanza
vuota.

da Silenzio dell’universo, VII


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

RETROTECA: Scarpe fritte, diamanti cotti. Documentario Beat Generation

RETROTECA: http://www.youtube.com/user/retroguardia

SUL TAMBURO n.50: Patrizio Fiore, “Il ricamo mortale”

Patrizio Fiore, Il ricamo mortale, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2016

_____________________________

di Giuseppe Panella

.

Il “ricamo mortale” del titolo richiama iconicamente il mesotelioma pleurico che Orazio Niccoli, medico in servizio da anni presso l’ambulatorio per extracomunitari dell’ospedale Santa Maria di Loreto Mare di Napoli, riscontra in una ragazza di 28 anni, un’età in cui è molto difficile che questa patologia si manifesti. E’ il sintomo di un’esposizione all’amianto che si rivela mortale nei casi in cui avvenga prolungatamente. Questa scoperta sconvolge il medico:

«Quella diagnosi, inappellabile, lo aveva lasciato inebetito. Dopo tanti anni di duro lavoro, tanti turni di pronto soccorso non aveva perso il “vizio”, come molti colleghi gli rinfacciavano, di farsi coinvolgere dalle condizioni dei suoi pazienti. Eppure, questa volta c’era qualcosa in più: lo aveva avvertito a pelle sin dal primo momento in ambulatorio. Quella povera ragazza lo aveva attratto immediatamente: se si fosse trattato di amore, sarebbe stato un perfetto colpo di fulmine. Ma non si trattava di amore, piuttosto di quel suo sesto senso che gli faceva captare immediatamente l’intensità della sofferenza, la devastazione della malattia, l’angoscia del possibile exitus. […] “Le cellule esaminate sono compatibili con la diagnosi di mesotelioma pleurico in fase avanzata”. Mesotelioma pleurico: una vera e propria condanna. Una neoplasia rara, ma ad alta malignità e con il 100% di letalità, cioè tutti quelli che ne risultavano affetti erano destinati a morte certa entro massimo due anni» (p. 79).

Read More

PORTALE DELLE COMPETENZE LOESCHER

PORTALE DELLE COMPETENZE LOESCHER (clicca per collegarti al portale delle competenze).

Sono allora usciti quattro QUADERNI CHE POTETE SCARICARE LIBERAMENTE E GRATUITAMENTE QUI SOTTO (CLICCANDO SU OGNI TITOLO SI SCARICANO I PDF DEI QUADERNI, OPPURE ANDANDO NEL PORTALE DELLE COMPETENZE LOESCHER SI SCARICANO TUTTI, CLICCANDO SU QUADERNI DELLE COMPETENZE E POI ANDANDO A FONDO PAGINA):

ANALIZZO, INTERPRETO, RISOLVO. PERCORSI PER COMPETENZE ASSE MATEMATICO.

OSSERVO, IPOTIZZO, COMPRENDO. PERCORSI PER COMPETENZE ASSE SCIENTIFICO-TECNOLOGICO.

PARLO, LEGGO, SCRIVO. PERCORSI PER COMPETENZE ASSE DEI LINGUAGGI

QUANDO, DOVE, PERCHE’. PERCORSI PER COMPETENZE ASSE STORICO SOCIALE

Risorgere


 

Se… di Rudyard Kipling

Se…

di Rudyard Kipling (1865-1936)

Se puoi conservare la calma quando tutti intorno a te
la stanno perdendo e te ne danno la colpa;
se puoi aver fiducia in te quando tutti di te dubitano,
e trovare anche attenuanti al loro dubbio;
se puoi aspettare e non stancarti di aspettare;
o, essendo oggetto di menzogne, non mischiarti in menzogne;
o, essendo odiato, non abbandonarti all’odio,
e nondimeno non apparir troppo buono, né parlare troppo saggio;
se puoi sognare e non lasciarti dominare dai sogni;
se puoi pensare e non far dei pensieri i tuoi scopi;
se puoi incontrarti col trionfo e col disastro
e trattare allo stesso modo questi due impostori;
se puoi sopportare di udire la verità detta da te,
travisata da furfanti per farne trappole per gli sciocchi;
o veder distrutte le cose cui dedicasti la vita,
e chinarti a ricostruirle con logori arnesi;
se puoi fare un mucchio di tutte le tue vincite
e rischiarle d’un colpo a testa o croce,
e perdere, e ricominciare daccapo,
e mai mormorare una parola della tua perdita;
se puoi forzare cuore e nervi e muscoli
a servirti ancora a lungo dopo che sono esausti,
e così tener duro, anche se non vi sia altro in te
se non la volontà che comanda ad essi di resistere;
se puoi parlare alle folle e mantenere la tua virtù
o accompagnarti ai re senza perdere il senso umano;
se né i nemici né gli amici più cari possono ferirti;
se tutti gli uomini contano per te, ma nessuno troppo;
se puoi colmare l’inesorabile minuto
con sessanta secondi di lavoro compiuto,
tua è la terra e tutto ciò che in essa esiste,
e, ciò che più conta, tu sarai un uomo, figlio mio.

Gianni Rodari, “Grammatica della fantasia”

“Sbagliando s’impara, è un vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe essere che sbagliando s’inventa”.

“L’incontro decisivo tra i ragazzi e i libri avviene sui banchi di scuola. Se avviene in una situazione creativa, dove conta la vita e non l’esercizio, ne potrà sorgere quel gusto della lettura col quale non si nasce perché non è un istinto. Se avviene in una situazione burocratica, se il libro sarà mortificato a strumento di esercitazioni (copiature, riassunti, analisi grammaticale eccetera), soffocato dal meccanismo tradizionale: «interrogazione-giudizio», ne potrà nascere la tecnica nella lettura, ma non il gusto. I ragazzi sapranno leggere, ma leggeranno solo se obbligati.”

“…. Nella vita molte volte, per trovare la risposta giusta, bisogna sfuggire alle false alternative”

Frederick Rolfe, Il desiderio e la ricerca del tutto

Leggo Baron Corvo (Frederick Rolfe), Il desiderio e la ricerca del tutto, Milano 1963 (1909)

“Colui che desidera deve perseguire il suo desiderio anche se il mondo intero lo ostacola. Colui che persegue il desiderio trova il proprio cammino disseminato di ostacoli”. (Frederick Rolfe, 1909)

Raimon Panikkar – Etica e disarmo culturale

Seminario dell’A.R.Co. (Associazione per la Ricerca e la Comunicazione) su “Istanze etiche nella società planetaria”
(Roma 9.10.1993)

“Non abbiate paura dei fallimenti”

Tolstoj, nel Libro di lettura, ha scritto due racconti, uno si intitola Il ciliegio a grappoli, l’altro si intitola Come camminano gli alberi. Fanno così: Lev Nikolaevič aveva bisogno di mettere in ordine il suo giardino, e aveva visto che, sopra un sentiero, era nato un ciliegio a grappoli, e aveva ordinato di tagliarlo. Un servo aveva cominciato a tagliarlo, poi era arrivato Tolstoj in persona e aveva detto «Quando si lavora bisogna essere allegri», e si era messo a tagliare anche lui. E l’albero aveva tremato, e d’un tratto qualcosa, da dentro l’albero, era come se avesse gridato e l’albero era caduto, pieno di fiori e di api. «Mi dispiace», aveva detto il servo. «Mi dispiace anche a me», aveva detto Tolstoj. Dopo qualche anno, Tolstoj aveva visto che su un altro sentiero era cresciuto un ciliegio a grappoli. L’era andato a guardare, e aveva visto che era nato da uno dei rami del ciliegio a grappoli che avevano tagliato insieme al servo. Il racconto l’aveva intitolato Come camminano gli alberi.
Non abbiate paura dei fallimenti.
Il riconoscimento, la fama, arrivano sempre dopo, ma la scrittura, prima della fama, è un godimento.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 293-294]

FONTE: http://www.paolonori.it/come-camminano-gli-alberi/

Nulla è importante se non la vita

Nulla è importante se non la vita. Per questa ragione sono un romanziere. Ed essendo un romanziere, mi considero superiore al santo, allo scienziato, al filosofo e al poeta – che sono tutti grandi esperti di parti diverse dell’uomo vivente, ma che non colgono mai l’intero.

D.H. Lawrence, Why the Novel Matters (1925)

Le “2rocche” dedicano a Mario Lunetta

Read More

SUL TAMBURO (extra): Ugo Fracassa, “Per EMILIO VILLA. 5 referti tardivi”

Ugo Fracassa, Per EMILIO VILLA. 5 referti tardivi, con una nota di Aldo Tagliaferri, Roma, Lithos, 2014

_____________________________

di Giuseppe Panella

.

Su Emilio Villa non c’è molto nella letteratura secondaria relativa alla poesia italiana del secondo Novecento e quello che si può leggere tende a unificare tutta la sua attività di artista, in uno sforzo certo meritevole (la monografia di Aldo Tagliaferri, per l’editore Skira di Milano, ad es. è un’analisi assai rilevante sotto il profilo metodologico e umano così come la ricostruzione di Elena La Spina per il catalogo della mostra di Reggio Emilia a lui dedicata). La monografia “per saggi” di Ugo Fracassa, invece, privilegia aspetti significativi dell’opera poetica di Villa pur senza perdere di vista la sua prospettiva artistica. I 5 referti tardivi contenuti nel libro rappresentano, invece, un’ “opera di carotaggio” (come li definisce Aldo Tagliaferri in Dell’ordine e/o della fuga, la sua cospicua nota finale al volume, che chiarisce e ribadisce alcuni dei punti centrali nel discorso di Fracassa).

Va chiarito fin da subito che l’equazione che vede Villa discepolo del futurismo paroliberistico non trova nei saggi contenuti in questo libro nessuna conferma (nonostante la vulgata lo voglia figlio tardivo del movimento di Marinetti) dato che la matrice plurilinguistica di molta della sua opera di mezzo trova in altri modelli e altre fonti un possibile appiglio (ma Villa non risparmiava i suoi distinguo critici anche nei confronti di Pizzuto, ad es. , o del Finnegans Wake di Joyce).

Read More

Che cos’è la letteratura?

Che cos’è la letteratura? Dopo decenni di studi e letture, dopo aver scritto e insegnato, mi rendo conto dell’impossibilità di una definizione semplice e univoca. Difficile è anche circoscrivere il campo della letteratura, separarla da ciò che letteratura non è. Che fare? Riprendere a studiare e a leggere?

Carlo Cassola, “Troppo tardi”. Il Realismo «nella luce della Resistenza»

Carlo Cassola, Troppo tardi. Il Realismo «nella luce della Resistenza»

___________________________

di Giovanni Inzerillo

.

Pochi oggi leggono romanzi di Cassola, certamente assai meno rispetto al ventennio ’60-’80 in cui la sua fervida produzione narrativa è pure motivata da un successo di pubblico e di critica (basti ricordare l’assegnazione nel 1960 del Premio Strega a La ragazza di Bube; nel 1973 del Premio Selezione Campiello a Monte Mario e nel 1978 del Premio Bagutta a L’uomo e il cane). Un ventennio dunque di riconoscimenti e di successi editoriali che, nonostante il poco lusinghiero giudizio espresso da Pasolini il quale, criticando la “restaurazione dello stile” di alcuni scrittori, accusava Cassola di un maldestro recupero del Realismo negli anni in cui il “Fascismo era vinto”, ha permesso di inserire a pieno titolo lo scrittore romano tra i classici letterari italiani per poi escluderlo a posteriori dal canone del Novecento, canone che continua a suscitare discussioni, fastidi e malumori ma che, inutile negarlo, condiziona più o meno indirettamente le scelte didattiche, critiche ed editoriali italiane. Così, rispetto alla vasta produzione narrativa dell’autore ed escludendo La ragazza di Bube, sono poche le recenti ristampe ed è più facile trovare un suo romanzo tra le bancarelle dei mercatini di strada piuttosto che tra gli scaffali di una qualsiasi pur assortita libreria. Probabilmente a Cassola oggi questo interesserebbe poco se prendiamo per autentico, e non come una artificiosa captatio benevolentiae, quanto scrive nella Nota dell’autore che apre il romanzo Troppo tardi, ultimato nel 1971 e pubblicato nel 1975:

Read More

Bello, bellezza secondo Voltaire

BELLO, BELLEZZA. Chiedete a un rospo cos’è la bellezza, il bello assoluto, il to kalòn. Vi risponderà che è la sua femmina, con i suoi due grossi occhi rotondi sporgenti dalla piccola testa, la gola larga e piatta, il ventre giallo, il dorso bruno. Interrogate un negro della Guinea: il bello è per lui una pelle nera, oleosa, gli occhi infossati, il naso schiacciato. Interrogate il diavolo: vi dirà che la bellezza è un paio di corna, quattro artigli e una coda. Consultate infine i filosofi: vi risponderanno con argomenti senza capo né coda; han bisogno di qualcosa conforme all’archetipo del bello in sé, al to kalòn.
Assistevo un giorno a una tragedia, seduto accanto a un filosofo. « Quant’è bella! », diceva. « Cosa ci trovate di bello? » domandai. « Il fatto, » rispose, « che l’autore ha raggiunto il suo scopo ». L’indomani egli prese una medicina che gli fece bene. « Essa ha raggiunto il suo scopo, » gli dissi, « ecco una bella medicina! » Capì che non si può dire che una medicina è bella e che per attribuire a qualcosa il carattere della bellezza bisogna che susciti in noi ammirazione e piacere. Convenne che quella tragedia gli aveva ispirato questi due sentimenti e che in ciò stava il to kalòn, il bello.
Facemmo un viaggio in Inghilterra: vi si rappresentava la stessa tragedia, perfettamente tradotta, ma qua faceva sbadigliare gli spettatori. « Oh! Oh! » disse, « il to kalòn non è lo stesso per gli inglesi e per i francesi ». Concluse, dopo molte riflessioni, che il bello è assai relativo, così come quel che è decente in Giappone è indecente a Roma e quel che è di moda a Parigi non lo è a Pechino; e così si risparmiò la pena di comporre un lungo trattato sul bello.

(Voltaire, Dizionario filosofico)

Attilio Bertolucci, “Viaggio d’inverno”

Attilio Bertolucci, Viaggio d’inverno

_____________________________

di Domenico Carosso

Nel Viaggio d’inverno (1971), un poemetto che è già un romanzo semifamigliare1, diviso in sei sezioni, una delle quali, la II, ha per titolo Verso Casarola, e seguito da una composizione dal titolo Verso le sorgenti del Cinghio (1993), la natura dell’Appennino gode, nella considerazione del poeta, di una sua oggettività, per quanto condita, come vedremo, di stratagemmi e sotterfugi tendenti a far passare in seconda linea l’io ansioso del poeta e far emergere un paesaggio per es. «ricco di asini di castagni e di sassi» (Viaggio, cit., pag. 202).

In B. una passione disperata per il tempo («Mio cuore batti all’unisono con il tempo / che avanza verso l’inverno») si volge ad una richiesta di tregua, «un’argentea situazione / d’incertezza e d’abulia» (Viaggio, cit., p.179).

Dal «Lasciate che m’incammini per la strada in salita», l’inizio, «all’uscita dal folto vedendo con meraviglia / mischiarsi fumo e stelle su Casarola raggiunta» (Viaggio, cit., pp. 201-202), l’itinerario del viandante è compiuto, e può soddisfarsi nell’unione di anima e corpo nell’amore giovane («amarsi e amare il frutto dell’amore»).

La natura, in B., non è mai generica, bensì affollata di erba alta e ancora da tagliare, poi di papaveri («la nostra / terra ne traboccava / poi che vi tornai / tra maggio e giugno, e m’inebriai / d’un vino così dolce così fosco») su cui indugiano le farfalle (Viaggio, cit., p. 177).

Read More

Page 1 of 70

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén