L’approccio culturalista all’educazione

Queste sono dunque le tre forme assunte dall’approccio computazionalista all’educazione. La prima riformula le vecchie teorie dell’apprendimento (o dell’insegnamento o di altro) in una forma computabile, nella speranza che la riformulazione dia origine a un surplus di potenzialità. La seconda analizza ampi protocolli e vi applica l’apparato della teoria computazionale, allo scopo di individuarne meglio le eventuali caratteristiche computazionali. Poi cerca di immaginare come si possa intervenire per favorire il processo. Proprio questo hanno fatto Newell, Shaw e Simon nel loro lavoro sul General Problem Solver ed è questo che si sta facendo negli studi che indagano sul processo per cui da “principianti” si diventa “esperti”. Infine c’è il caso fortunato, quello in cui un’idea computazionale fondamentale come quella di “ridescrizione” sembra sovrapporsi direttamente a un’idea centrale della teoria cognitiva, come quella di “metacognizione”.

L’approccio culturalista all’educazione è radicalmente diverso. Il cuturalismo parte dalla premessa che l’educazione non è un’isola, ma fa parte del continente della cultura. Innanzitutto si chiede che funzione svolge l’educazione nella cultura e che ruolo ha nella vita di quanti operano al suo interno. La domanda successiva potrebbe riguardare il motivo per cui l’educazione occupa un certo posto nella cultura e in che modo questa collocazione riflette la distribuzione del potere, del prestigio sociale e di altri benefici. È inevitabile che, fin dall’inizio o quasi, il culturalismo si chieda anche quali sono le risorse abilitanti che vengono messe a disposizione delle persone che possano cavarsela, e quale porzione di tali risorse viene resa disponibile attraverso l’educazione, intesa come istituzione. Inoltre si preoccuperà sempre dei limiti interni come la distribuzione naturale o indotta di doti innate (poiché le doti innate possono essere influenzate non soltanto dalla distribuzione dei geni, ma anche dalla possibilità di accedere ai sistemi simbolici). Il compito del culturalismo è duplice. Sul versante “macro”, guarda alla cultura come sistema di valori, di diritti, di scambi, di obblighi, di opportunità, di potere. Sul versante “micro”, esamina come le richieste di un sistema culturale influenzano coloro che devono operare al suo interno. In questo spirito il culturalismo si concentra sul modo in cui gli individui costruiscono la realtà e i significati, che permettono loro di adattarsi al sistema, con quali costi personali e con quali aspettative.

(da: La cultura come educazione, G. Bruner, Nuovi orizzonti per la scuola)