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Orizzonte degli eventi

a cura di Francesco Sasso

Mese: Agosto 2017

Raimon Panikkar – Etica e disarmo culturale

Seminario dell’A.R.Co. (Associazione per la Ricerca e la Comunicazione) su “Istanze etiche nella società planetaria”
(Roma 9.10.1993)

“Non abbiate paura dei fallimenti”

Tolstoj, nel Libro di lettura, ha scritto due racconti, uno si intitola Il ciliegio a grappoli, l’altro si intitola Come camminano gli alberi. Fanno così: Lev Nikolaevič aveva bisogno di mettere in ordine il suo giardino, e aveva visto che, sopra un sentiero, era nato un ciliegio a grappoli, e aveva ordinato di tagliarlo. Un servo aveva cominciato a tagliarlo, poi era arrivato Tolstoj in persona e aveva detto «Quando si lavora bisogna essere allegri», e si era messo a tagliare anche lui. E l’albero aveva tremato, e d’un tratto qualcosa, da dentro l’albero, era come se avesse gridato e l’albero era caduto, pieno di fiori e di api. «Mi dispiace», aveva detto il servo. «Mi dispiace anche a me», aveva detto Tolstoj. Dopo qualche anno, Tolstoj aveva visto che su un altro sentiero era cresciuto un ciliegio a grappoli. L’era andato a guardare, e aveva visto che era nato da uno dei rami del ciliegio a grappoli che avevano tagliato insieme al servo. Il racconto l’aveva intitolato Come camminano gli alberi.
Non abbiate paura dei fallimenti.
Il riconoscimento, la fama, arrivano sempre dopo, ma la scrittura, prima della fama, è un godimento.

[Viktor ŠKlovskij, Racconto sull’Opojaz, in Formal’nyj metod. Antologija russkogo modernizma, Kabinetnyj učenyj, Moskva-Ekaterinburg 2016, pp. 293-294]

FONTE: http://www.paolonori.it/come-camminano-gli-alberi/

Nulla è importante se non la vita

Nulla è importante se non la vita. Per questa ragione sono un romanziere. Ed essendo un romanziere, mi considero superiore al santo, allo scienziato, al filosofo e al poeta – che sono tutti grandi esperti di parti diverse dell’uomo vivente, ma che non colgono mai l’intero.

D.H. Lawrence, Why the Novel Matters (1925)

Le “2rocche” dedicano a Mario Lunetta

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SUL TAMBURO (extra): Ugo Fracassa, “Per EMILIO VILLA. 5 referti tardivi”

Ugo Fracassa, Per EMILIO VILLA. 5 referti tardivi, con una nota di Aldo Tagliaferri, Roma, Lithos, 2014

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di Giuseppe Panella

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Su Emilio Villa non c’è molto nella letteratura secondaria relativa alla poesia italiana del secondo Novecento e quello che si può leggere tende a unificare tutta la sua attività di artista, in uno sforzo certo meritevole (la monografia di Aldo Tagliaferri, per l’editore Skira di Milano, ad es. è un’analisi assai rilevante sotto il profilo metodologico e umano così come la ricostruzione di Elena La Spina per il catalogo della mostra di Reggio Emilia a lui dedicata). La monografia “per saggi” di Ugo Fracassa, invece, privilegia aspetti significativi dell’opera poetica di Villa pur senza perdere di vista la sua prospettiva artistica. I 5 referti tardivi contenuti nel libro rappresentano, invece, un’ “opera di carotaggio” (come li definisce Aldo Tagliaferri in Dell’ordine e/o della fuga, la sua cospicua nota finale al volume, che chiarisce e ribadisce alcuni dei punti centrali nel discorso di Fracassa).

Va chiarito fin da subito che l’equazione che vede Villa discepolo del futurismo paroliberistico non trova nei saggi contenuti in questo libro nessuna conferma (nonostante la vulgata lo voglia figlio tardivo del movimento di Marinetti) dato che la matrice plurilinguistica di molta della sua opera di mezzo trova in altri modelli e altre fonti un possibile appiglio (ma Villa non risparmiava i suoi distinguo critici anche nei confronti di Pizzuto, ad es. , o del Finnegans Wake di Joyce).

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Che cos’è la letteratura?

Che cos’è la letteratura? Dopo decenni di studi e letture, dopo aver scritto e insegnato, mi rendo conto dell’impossibilità di una definizione semplice e univoca. Difficile è anche circoscrivere il campo della letteratura, separarla da ciò che letteratura non è. Che fare? Riprendere a studiare e a leggere?

Carlo Cassola, “Troppo tardi”. Il Realismo «nella luce della Resistenza»

Carlo Cassola, Troppo tardi. Il Realismo «nella luce della Resistenza»

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di Giovanni Inzerillo

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Pochi oggi leggono romanzi di Cassola, certamente assai meno rispetto al ventennio ’60-’80 in cui la sua fervida produzione narrativa è pure motivata da un successo di pubblico e di critica (basti ricordare l’assegnazione nel 1960 del Premio Strega a La ragazza di Bube; nel 1973 del Premio Selezione Campiello a Monte Mario e nel 1978 del Premio Bagutta a L’uomo e il cane). Un ventennio dunque di riconoscimenti e di successi editoriali che, nonostante il poco lusinghiero giudizio espresso da Pasolini il quale, criticando la “restaurazione dello stile” di alcuni scrittori, accusava Cassola di un maldestro recupero del Realismo negli anni in cui il “Fascismo era vinto”, ha permesso di inserire a pieno titolo lo scrittore romano tra i classici letterari italiani per poi escluderlo a posteriori dal canone del Novecento, canone che continua a suscitare discussioni, fastidi e malumori ma che, inutile negarlo, condiziona più o meno indirettamente le scelte didattiche, critiche ed editoriali italiane. Così, rispetto alla vasta produzione narrativa dell’autore ed escludendo La ragazza di Bube, sono poche le recenti ristampe ed è più facile trovare un suo romanzo tra le bancarelle dei mercatini di strada piuttosto che tra gli scaffali di una qualsiasi pur assortita libreria. Probabilmente a Cassola oggi questo interesserebbe poco se prendiamo per autentico, e non come una artificiosa captatio benevolentiae, quanto scrive nella Nota dell’autore che apre il romanzo Troppo tardi, ultimato nel 1971 e pubblicato nel 1975:

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Bello, bellezza secondo Voltaire

BELLO, BELLEZZA. Chiedete a un rospo cos’è la bellezza, il bello assoluto, il to kalòn. Vi risponderà che è la sua femmina, con i suoi due grossi occhi rotondi sporgenti dalla piccola testa, la gola larga e piatta, il ventre giallo, il dorso bruno. Interrogate un negro della Guinea: il bello è per lui una pelle nera, oleosa, gli occhi infossati, il naso schiacciato. Interrogate il diavolo: vi dirà che la bellezza è un paio di corna, quattro artigli e una coda. Consultate infine i filosofi: vi risponderanno con argomenti senza capo né coda; han bisogno di qualcosa conforme all’archetipo del bello in sé, al to kalòn.
Assistevo un giorno a una tragedia, seduto accanto a un filosofo. « Quant’è bella! », diceva. « Cosa ci trovate di bello? » domandai. « Il fatto, » rispose, « che l’autore ha raggiunto il suo scopo ». L’indomani egli prese una medicina che gli fece bene. « Essa ha raggiunto il suo scopo, » gli dissi, « ecco una bella medicina! » Capì che non si può dire che una medicina è bella e che per attribuire a qualcosa il carattere della bellezza bisogna che susciti in noi ammirazione e piacere. Convenne che quella tragedia gli aveva ispirato questi due sentimenti e che in ciò stava il to kalòn, il bello.
Facemmo un viaggio in Inghilterra: vi si rappresentava la stessa tragedia, perfettamente tradotta, ma qua faceva sbadigliare gli spettatori. « Oh! Oh! » disse, « il to kalòn non è lo stesso per gli inglesi e per i francesi ». Concluse, dopo molte riflessioni, che il bello è assai relativo, così come quel che è decente in Giappone è indecente a Roma e quel che è di moda a Parigi non lo è a Pechino; e così si risparmiò la pena di comporre un lungo trattato sul bello.

(Voltaire, Dizionario filosofico)

Attilio Bertolucci, “Viaggio d’inverno”

Attilio Bertolucci, Viaggio d’inverno

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di Domenico Carosso

Nel Viaggio d’inverno (1971), un poemetto che è già un romanzo semifamigliare1, diviso in sei sezioni, una delle quali, la II, ha per titolo Verso Casarola, e seguito da una composizione dal titolo Verso le sorgenti del Cinghio (1993), la natura dell’Appennino gode, nella considerazione del poeta, di una sua oggettività, per quanto condita, come vedremo, di stratagemmi e sotterfugi tendenti a far passare in seconda linea l’io ansioso del poeta e far emergere un paesaggio per es. «ricco di asini di castagni e di sassi» (Viaggio, cit., pag. 202).

In B. una passione disperata per il tempo («Mio cuore batti all’unisono con il tempo / che avanza verso l’inverno») si volge ad una richiesta di tregua, «un’argentea situazione / d’incertezza e d’abulia» (Viaggio, cit., p.179).

Dal «Lasciate che m’incammini per la strada in salita», l’inizio, «all’uscita dal folto vedendo con meraviglia / mischiarsi fumo e stelle su Casarola raggiunta» (Viaggio, cit., pp. 201-202), l’itinerario del viandante è compiuto, e può soddisfarsi nell’unione di anima e corpo nell’amore giovane («amarsi e amare il frutto dell’amore»).

La natura, in B., non è mai generica, bensì affollata di erba alta e ancora da tagliare, poi di papaveri («la nostra / terra ne traboccava / poi che vi tornai / tra maggio e giugno, e m’inebriai / d’un vino così dolce così fosco») su cui indugiano le farfalle (Viaggio, cit., p. 177).

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“Avvertenza sugli scrupoli della fantasia” di Luigi Pirandello

 Avvertenza sugli scrupoli della fantasia. “Avvertenza” di Luigi Pirandello a “Il fu Mattia Pascal” (1904)

Il signor Alberto Heintz, di Buffalo negli Stati Uniti, al bivio tra l’amore della moglie e quello d’una signorina ventenne, pensa bene di invitar l’una e l’altra a un convegno per prendere insieme con lui una decisione.

Le due donne e il signor Heintz si trovano puntuali al luogo convenuto; discutono a lungo, e alla fine si mettono d’accordo.

Decidono di darsi la morte tutti e tre.

La signora Heintz ritorna a casa; si tira una revolverata e muore. Il signor Heintz, allora, e la sua innamorata signorina ventenne, visto che con la morte della signora Heintz ogni ostacolo alla loro felice unione è rimosso, riconoscono di non aver più ragione d’uccidersi e risolvono di rimanere in vita e di sposarsi. Diversamente però risolve l’autorità giudiziaria, e li trae in arresto.

Conclusione volgarissima.

(Vedere i giornali di New York del 25 gennajo 1921, edizione del mattino.)

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CRESTOMAZIA 29: “Rotta” di CLAUDIA MARÍA JOVEL

CLAUDIA MARÍA JOVEL (1969 – 1989)

Ruta
Caminábamos por la ruta escogida
seguros de llegar pronto al final.
Nos burlamos hasta del más mísero gusano,
logramos penetrar mil barreras,
descubrimos cielos,
encarcelamos temores,
dejamos plasmados nuestros poemas
en la pupila de la tristeza.

.

Cantamos, cantamos,
y cantando le pusimos flores a la muerte,
y no nos siguió.

***
Rotta
Camminavamo per la strada scelta
sicuri di arrivare presto alla fine.
Abbiamo deriso persino i più umili vermi
siamo riusciti ad oltrepassare mille barriere,
abbiamo scoperto cieli,
abbiamo imprigionato paure,
abbiamo plasmato i nostri versi
nella pupilla della tristezza.

.

Abbiamo cantato e cantato,
e cantando abbiamo offerto fiori alla morte,
e lei non ci ha seguito.

(da LUNA BLU Plaquette Monografica ex combatientes di El Salvador 2017)

La vita è passata, e io è come se non l’ho vissuta…

Stamattina decido di rileggere “Il giardino dei ciliegi” per arrivare a quel finale lì con la famiglia che se ne va, il rumore degli alberi abbattuti che fa da sottofondo al povero FIRS:
 
FIRS (si avvicina alla porta, prova la maniglia) Chiuso. Partiti… (Siede sul divano). Di me si sono dimenticati… Non importa… io mi siedo qui… E vuoi vedere che sua signoria non ha neanche messo su la pelliccia, è partito col soprabito… (Sospira con aria preoccupata). Io non ci ho pensato… gioventù scriteriata! (Borbotta qualcosa di incomprensibile).La vita è passata, e io è come se non l’ho vissuta… (Si sdraia). Io mi sdraio qui… Non c’hai più forza, non c’hai più niente, niente… Ah, sei un buono da niente!… (Resta immobile).
[Da “Il giardino dei ciliegi”, dramma (1904) dello scrittore russo A.P. Čechov (1860-1904)]

Benedetto Croce: Professore…

Benedetto Croce: “A proposito dell’uso non infrequente da me fatto della parola professore ad esprimere un certo modo di inferiorità in cose di filosofia, mi si risponde che anche Platone, Aristotele, Vico e Kant furono professori. La risposta, che vorrebbe essere arguta, è essa stessa professorale, cioè poco fine, perchè io non parlo dell’onesto guadagnarsi il pane con l’insegnamento, ma di un certo abito mentale che si forma spesso in quella condizione” (“Pagine sparse”, volume 3, pagina 163).

Carl Orff Music Festival 2017 (Puglia)

Carl Orff Music Festival 2017 I Concerto

Carl Orff Music Festival 2017 I Concerto

30.11.-1

Carl Orff Music Festival I Concerto Putignano Chiesa di San Domenico ore 20:30

 

Carl Orff Music Festival 2017 II Concerto

Carl Orff Music Festival 2017 II Concerto

30.11.-1

Carl Orff Music Festival Putignano Chiesa di San Domenico ore 20:30 III Premio Dolce Bonta’… L’Arte nelle tue mani

Carl Orff Music Festival 2017 III Concerto

Carl Orff Music Festival 2017 III Concerto

30.11.-1

Carl Orff Music Festival III Concerto Putignano Chiesa di San Domenico ore 20:30 Daniele di Bonaventura & Vertere Strings Quartet

Carl Orff Music Festival 2017 IV Concerto

Carl Orff Music Festival 2017 IV Concerto

30.11.-1

 

Letteratura e migrazioni in Italia

        Corso gratuito:

Inizio delle lezioni: 11 settembre 2017 Apertura iscrizioni: 28 agosto 2017

    Indagare il nesso tra letteratura italiana contemporanea e migrazioni a partire da letture e riflessioni intorno alla produzione letteraria di autrici e autori d’origine non italiana.
    • Il corso è articolato in 5 unità didattiche:
    1. Anni Novanta: le prime pubblicazioni ad opera di immigrati
    2. La voce delle donne
    3. Il dibattito teorico: definizioni, nodi, prospettive
    4. La “letteratura della migrazione” per bambini e ragazzi
    5. Aldilà della migrazione

http://ok.unive.it/mod/page/view.php?id=481

 

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