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Orizzonte degli eventi

a cura di Francesco Sasso

Mese: Aprile 2018

La Costituzione della Repubblica italiana

Scarica il testo in pdf dal sito ufficiale della Presidenza della Repubblica, che presenta anche le versioni inglese e francese, oltre che un’essenziale galleria fotografica e un collegamento allo Statuto albertino.

Valerio Aiolli, “Lo stesso vento” & “Carteggio Bellosguardo”

Valerio Aiolli, Lo stesso vento, Evoland, 2016, 154 p.

Valerio Aiolli, Carteggio Bellosguardo, Italo Svevo Editore, 2017

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di Gabriele Lastrucci

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Ho appena finito di leggere due libri di Valerio Aiolli. E non so che dire, cosa scrivere. Ho soltanto dentro di me la sensazione, ancora una volta e per sempre, che un libro non sia solo un libro, ma qualcos’altro, qualcosa di più… di oltre…

Lo stesso vento (edito da Voland, 2016) è un romanzo inclassificabile e necessario. La storia narrata, consapevolmente dislocata attraverso frammenti-flussi temporali, racconta l’istantaneo dilatarsi esistenziale di alcuni protagonisti (Fausto e Adriana, fra tutti) che adempiono momenti cruciali della loro vita come fossero osservati da un chirurgico microscopio narrativo, con cui Aiolli illumina le loro piccole e fatalmente eroiche scelte emotive e vitali. Il linguaggio dell’autore fiorentino è sommesso e piano, come un lucifero telegrafo marconiano, mai inutilmente iperbolico o barocco, bensì essenziale e ricercato, eppure misteriosamente, potentemente muscolare… L’imprevista combinazione temporale dell’intreccio, come detto, dislocata e apparentemente disorganica – invece altamente voluta e sofferta – rende la lettura (e la scrittura) unica e sbalorditiva fino all’ultima pagina del libro. Le vicende narrate, di uomini eccezionalmente comuni, si stagliano granitiche attraverso alcuni momenti topici della storia del nostro Novecento, e non solo (il periodo fascista italiano, la seconda guerra mondiale, il sessantotto, la caduta del muro di Berlino, il pirotecnico e fumoso millenovecentonovantanove…) senza che tali cruciali episodi storici, intervengano a mutare l’universalità della loro condizione umana, svelata mirabilmente dall’autore. Anzi, la rigida ferrosità di queste date-evento, si corrode inevitabilmente, come uno spettrale e grigio lucore di fondo, attraverso il focoso caleidoscopio dei protagonisti, immortalati, con piccoli e precisi tratti d’autore, nella loro immensa nudità. (Inoltre ho la sensazione, del tutto personale ma convinta, che Fausto sia uno dei più affascinanti e riusciti personaggi della letteratura contemporanea).

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SUL TAMBURO n.70: Antonio Paolacci, “Piano americano. Il romanzo che non scriverò”

Antonio Paolacci, Piano americano. Il romanzo che non scriverò, Milano, Morellini Editore, 2017

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di Giuseppe Panella
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Antonio Paolacci di romanzi ne ha scritti e uno, il primo, lo ha pure ristampato. Eppure è insoddisfatto della sua attività di scrittore, della sua capacità di investimento sentimentale sulle parole scritte, sulla resa stessa di esse a livello di comunicazione e di confronto. Paolacci non vuole scrivere più e manifesta questo suo desiderio, questa sua necessità nell’unico modo che conosce: appunto scrivendo un romanzo. Rifiutandosi di scrivere un’opera narrativa, in realtà, la scrive (e ricorda molto il metanarrativo Gide quando cita se stesso come autore dell’opera che sta scrivendo e cioè Paludi). Non volendo scrivere un romanzo su un personaggio evanescente che passa inosservato, quasi un “uomo invisibile” e che per questo truffa e rende impalpabili le sue attività ai confini della legalità, lo fissa in realtà sulla carta come il protagonista di una storia che si vuole comunque scrivere, anche se non nella dimensione tradizionale della forma narrativa.

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Segnalo: Edizioni RES

Quando e perché nacque la Res

Le Edizioni Res sono nate nel 1990 come un’iniziativa volta a colmare una grave carenza del mercato librario, attraverso un’attività di riedizione di testi di significativa rilevanza per la nostra tradizione letteraria. Da allora, con un ritmo di quasi quattro titoli l’anno, abbiamo collezionato una fitta schiera di titoli: un vero primato se si pensa che i testi proposti sono tutte nuove edizioni di opere altrimenti irreperibili e se si considera il fatto che soltanto per poche di esse si è fruito di quei finanziamenti pubblici o privati senza i quali altri editori non si avventurano nell’impresa di pubblicare classici italiani. Si aggiunga che si sono qui superate le consuete soluzioni offerte dal mercato: né ristampe anastatiche, né edizioni critiche con apparato, ma un ritorno a modi meno pedanteschi di accostare il nostro passato; ovvero semplicemente ristampare i libri, ristamparli con la massima cura, sia filologica che editoriale, ma dando il maggior rilievo al testo e non al lavoro filologico di preparazione. Così, a fronte di tanto ‘filologismo caricaturale’, che viene talvolta ad occultare dietro pretenziosi apparati una cura dei testi approssimativa, le pubblicazioni della Res si segnalano, nell’esplicito rifiuto dell’edizione critica, per il rigore ecdotico ormai riconosciuto da fonti affidabili e autorevoli.

CRESTOMAZIA 31: “Perch’i’ no spero di tornar giammai” di Guido Cavalcanti

Perch’i’ no spero di tornar giammai,
ballatetta, in Toscana,
va’ tu, leggera e piana,
dritt’ a la donna mia,
che per sua cortesia
ti farà molto onore.

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Prove Invalsi e didattica dell’italiano

Approfondimenti

Documento di orientamento per la redazione della prova d’italiano nell’esame di stato conclusivo del primo ciclo

Si pubblicano il  documento di orientamento per la redazione della prova d’italiano nell’esame di stato conclusivo del primo ciclo e nota MIUR prot. 892 del 17.01.2018.

 

Allegati
Documenti   Tipo Dimensione Note
Documento orientamento prova italiano esame di stato primo ciclo pdf (98.6 KB)
Nota prot.n.892 17_01_2018 pdf (121.9 KB)

Derive della tecnologia in classe

Il digitale crea dipendenza da stimoli visivi e interattivi e diminuisce l’interesse nei confronti della realtà, rendendo ancora più fragile la capacità di attenzione.

Folgorati da César Aira, scrittore eccentrico

César Aira, Il pittore fulminato, Introduzione di Roberto Bolaño, Traduzione di Raul Schenardi, Fazi Editore, Roma, 2018, pp. 94, euro 16,00.

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di Primo De Vecchis

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Il pittore fulminato (2000) di César Aira narra un particolare episodio della vita del pittore tedesco Johann Moritz Rugendas (1802-1858), accaduto nel 1838 circa, durante uno dei suoi viaggi tra il Cile e l’Argentina. La storia oscilla tra verità storica e finzione e l’autore argentino César Aira si mostra molto abile nel rendere verosimile la vicenda talora inverosimile di Rugendas, accompagnato dal suo amico pittore Robert Krause.

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Marco Palladini, “Stecca, mutismo e rassegnazione. Storia di una naja non tripudians”

Marco Palladini, Stecca, mutismo e rassegnazione. Storia di una naja non tripudians, Zona Contemporanea, 2017.

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di Francesca Farina

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Partendo da un famoso titolo degli anni ’20, quello del romanzo “Naja tripudians” di Annie Vivanti, che alludeva al nome scientifico del “cobra sputatore” e non ha nulla a che vedere con la naja di cui parla l’autore, ossia il famigerato servizio militare, parola di derivazione oscura ma che è legata ad un periodo della vita dei giovani di una volta, perlopiù inteso come “tempo perduto”, Marco Palladini, esperto di linguaggi innovativi, fin dal titolo del suo racconto autobiografico gioca, con una certa ironia che però non si spinge mai al sarcasmo, sull’ambiguità di una situazione stoicamente sopportata, cercando di trovarci anche del buono. Nelle citazioni poste in exergo, quella di Pasolini che rievoca il Passato come “l’unica cosa che noi conosciamo ed amiamo veramente” e quella della canzone “Hotel California” degli Eagles, che allude all’impossibilità di lasciare le persone un tempo amate, lo scrittore dà l’accesso alla porta della narrazione, strutturata in sessantuno brevi capitoli, costituiti ciascuno da due, tre pagine assai dense, in cui un giovane militante dell’estrema sinistra rivoluzionaria, che voleva abbattere lo Stato borghese, si ritrova a 25 anni, nel 1980, a combattere con tutte le contraddizioni che la condizione di soldato gli prospetta.

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Fabliau

Fabliau: componimento narrativo in versi (distici di ottosillabi a rima baciata) proprio della poesia medievale francese di lingua d’oïl, praticato specialmente nel 13° secolo. Di estensione limitata (tra i 100 e i 600 versi), i f. hanno il carattere di letteratura d’evasione, con accenti spesso di burla (racconti di inganni amorosi, beffe ecc.) o di satira (contro le donne, i villani, il clero ecc.)

Vocabolario
fabliau
fabliau ‹fablió› (o fableau) s. m., fr. (pl. fabliaux o fableaux). – Breve racconto in versi, di carattere popolare e solitamente satirico, tipico della poesia medievale francese; è detto in ital. favolello (raro, invece, l’adattamento fabliò).
favolèllo
favolèllo s. m. [calco dal fr. ant. fablel, fableau (piccardo e fr. mod. fabliau), der. del lat. fabŭla «favola1»]. – Novelletta in rima, breve, arguta, giocosa, satirica, spesso oscena, caratteristica della Francia (v. fabliau) dalla metà del sec. 12°…

(fonte: Treccani )

«CANTAR DE MIO CID» (fra il 1110 e il 1207?)

«CANTAR DE MIO CID»
(fra il 1110 e il 1207?)

Epopea della graduale reconquista della penisola iberica agli Arabi. Racconta le gesta del condottiero Rodrigo Díaz de Vivar, meglio conosciuto come El Cid. Fu diffuso da giullari e poeti erranti che si spostavano di luogo in luogo.

Riproduzione della prima pagina del manoscritto del Cantar de mio Cid conservato nella Biblioteca Nacional de España. Il poema si conserva in un unico manoscritto del XIV secolo custodito attualmente a Madrid nella Biblioteca Nacional de España, nel quale compare la data del 1207, che potrebbe essere quella del manoscritto originale, e il nome di Per Abbat.

EDIZIONI PRINCIPALI:
Cantar de Mio Cid: texto, gramática y vocabulario, ed. R. Menéndez Pidal [1908-1911], 3 tomi, Madrid, Espasa-Calpe, 1944-1946 [editio maior] e Poema de Mio Cid, ed. R. Menéndez Pidal [1911], Madrid, Espasa-Calpe, 1944 [editio minor ].
Poema de Mio Cid., ed. C. Smith [1972], Madrid, Cátedra, 1978.
Poema de Mio Cid., ed. I. Michael, Madrid, Castalia, 1976.
Cantar de Mío Cid. Chanson de mon Cid, ed. J. Horrent, Gand, Story-Scientia, 1982.
C. Hernández Alonso et alii, Poema de Mio Cid [1982], Burgos, Ayuntamiento, 19882 (2 tomi, il I con facsimile del ms.).
Cantar de Mío Cid, ed. A. Montaner, Barcelona, Crítica, 1993.
ALCUNE TRADUZIONI ITALIANE:
Cantar de mio Cid. Cantare del Cid, trad. L. Fiorentino, Milano, Mursia, 1976 (testo Menéndez Pidal).
Cantare del Cid, trad. C. Acutis, Torino, Einaudi, 1986 (testo Michael).
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:
nell’ed. Montaner, pp. 703-744.

“Indovinello veronese” e “Placiti cassinesi”

“Indovinello veronese”

Trascrizione diplomatica
1 separebabouesalbaprataliaaraba & albouersorioteneba & negrosemen
2 seminaba
3  gratiastibiagimusomnip(oten)ssempiterned(eu)s
Interpretazione
Se pareba boves, alba pratàlia aràba
et albo versòrio teneba, et negro sèmen seminaba
Traduzione
Teneva davanti a sé i buoi, arava bianchi prati,
e un bianco aratro teneva e un nero seme seminava

“Placiti cassinesi”

I quattro passi in volgare sono:

« Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. »
(Capua, marzo 960 d.C.)
« Sao cco kelle terre, per kelle fini que tebe monstrai, Pergoaldi foro, que ki contene, et trenta anni le possette. »
(Sessa, marzo 963)
« Kella terra, per kelle fini que bobe mostrai, sancte Marie è, et trenta anni la posset parte sancte Marie. »
(Teano, ottobre 963)
« Sao cco kelle terre, per kelle fini que tebe mostrai, trenta anni le possette parte sancte Marie. »
(Teano, ottobre 963)

I Placiti sopravvissero alle vicissitudini subite dal monastero di Montecassino che le ha ospitate per secoli. Nel Settecento vennero portate alla luce dal gaetano Erasmo Gattola, eminente storico e archivista del monastero.

Iscrizione di san Clemente e Sisinnio

L’Iscrizione di san Clemente e Sisinnio, databile intorno alla fine del secolo XI, si trova nella basilica di San Clemente al Laterano ed è il primo esempio di volgare italiano utilizzato con intento artistico.

L’iscrizione descrive il dialogo di quattro personaggi raffigurati nell’affresco cui si riferisce. L’episodio è tratto dalla Passio Sancti Clementis: Sisinnio ordina ai suoi servi di trascinare in prigione san Clemente, ma questi si è in realtà liberato e i due servitori non stanno trascinando il santo, ma una pesante colonna, senza avvedersene.

Diverse sono le lezioni sull’attribuzione delle frasi ai personaggi; la seguente è tra le più accreditate:

SISINIUM: “Fili de le pute, traite”.
GOSMARIUS: “Albertel, trai”.
ALBERTELLUS: “Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!”
SANCTUS CLEMENS: “Duritiam cordis vestris, saxa traere meruistis”.
Accettando questa lezione, la traduzione in lingua italiana contemporanea sarebbe la seguente:

SISINNIO: “Figli di puttana, tirate!”
GOSMARIO: “Albertello, tira!”.
ALBERTELLO: “Poniti dietro a lui col palo, Carboncello!”.
SAN CLEMENTE: “A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare sassi”.
La presenza di parole che, poste vicino alle sagome dei personaggi, rappresenta il suono del loro parlato è un espediente che secoli dopo diverrà usuale nel fumetto.

(tratto da Wikipedia)

SUL TAMBURO n.69. Alberto Rollo, “Un’educazione milanese”

Alberto Rollo, Un’educazione milanese, San Cesario di Lecce (Lecce), Piero Manni, 2016

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di Giuseppe Panella
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Il libro struggente di Alberto Rollo sulla sua formazione culturale, umana, sentimentale apparterebbe al genere letterario che molti critici amano definire auto-fiction (con un termine a mio avviso improprio) se non fosse perché al suo interno si opera un passaggio imprevedibile, una vera e propria “mossa del cavallo”, mediante la quale la storia personale dell’autore viene assorbita all’interno dei destini generali della città cui egli appartiene.

Nell’aneddoto iniziale in cui il piccolo Alberto viene offerto alla città da un cantante di strada, forse uno zingaro, che lo solleva in aria e chiede alle persone circostanti “Milano lo vuole?” è già inscritta tutta la successiva parabola della sua formazione di intellettuale.

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