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Orizzonte degli eventi

a cura di Francesco Sasso

Mese: Gennaio 2019

“Itinerario” di Ludovico da Varthema

Itinerario di Ludovico da Varthema, che affronta un lunghissimo viaggio nei paesi orientali, assimilandone i costumi, vestendone gli abiti, imparandone la lingua.

Dall’incipit del libro:

Molti homini sono gia stati, liquali se sono dati alla inquisitione dele cose terrene, & per diversi studii, andamenti, & fidelissime relationi se son sforzati pervenire al loro desiderio: Altri poi de piu perspicace ingegno, non li bastando la terra cominciorono con sollicite observationi, & vigilie, como Caldei, & Phenici a discorrere le altissime Regioni del cielo, de che meritamente ciascun de loro cognosco havere consequita dignissima laude appresso deli altri, & de se medesimi plenissima satisfattione. Donde io havendo grandissimo desiderio de simili effetti: Lassando stare li cieli, come peso convenevole alle spalle di Athlante, & de Hercule, me disposi voler investigare qualche particella de questo nostro terreno giro, ne havendo animo (cognoscendome de tenuissimo ingegno) per studio, overo per conietture pervenire a tale desiderio: deliberai con la propria persona, & con gli occhi medesimi cercar de cognoscere li siti delli lochi, le qualita delle persone, le diversita de gli animali, le varieta delli arbori fruttiferi, & odoriferi dello Egytto, della Suria, dell’Arabia deserta, & felice, della Persia, dela India, & dela Ethyopia, massime recordandome essere piu da estimare un visivo testimonio che dieci d’audito. Havendo adunque co’l divino adiuto in parte satisfatto l’animo mio & recercate varie provincie, & strane nationi, mi pareva niente haver fatto, se delle cose da me viste & provate, meco tenendole ascose, non ne facesse partecipe li altri homini studiosi.

Su Liberliber puoi scaricare il volume di Itinerario de Ludouico de Varthema bolognese nello Egitto, nella Soria nella Arabia deserta, & felice, nella Persia, nella India, & nela Ethyopia”

“De contemptu mundi” di Lotario di Segni

De contemptu mundi di Lotario di Segni

Nel primo libro (De miserabili humane conditionis ingressu):

“ Duplice è la colpa che il concepimento comporta, una sta nel seme, l’altra in ciò che da questo seme nasce; la prima viene commessa e la seconda viene contratta. I genitori, infatti, commettono la prima colpa, la prole la seconda. Chi, infatti, non sa che il coito, anche se coniugale, non può mai verificarsi senza il prurito della carne, senza l’ardore della libidine e senza il fetore della lussuria? Per questo i semi concepiti insozzano, si macchiano, si corrompono, onde l’anima in questi infusa, contrae la tabe del peccato, la macchia delle colpe, la sozzura dell’iniquità”.

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Francisco Soriano, Noe Itō. Vita e morte di un’anarchica giapponese

Francisco Soriano, Noe Itō. Vita e morte di un’anarchica giapponese, Mimesis, Milano-Udine 2018, pp. 116, € 13,00

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di Antonino Contiliano

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Di “Noe Itō- Vita e morte di un’anarchica giapponese” (Mimesis, Milano – Udine, 2018) autore è Francisco Soriano. Opera composita, il libro, ripercorrendone alcune tappe, ricostruisce il tempo geo-storico complessivo e complesso del Giappone. È il Giappone visto e raccontato attraverso un intreccio che, contemporaneamente, incrocia le sue stazioni feudo-patriarcali, le lotte di successione tra identitarismo e spinte modificanti, il destino dell’anarchica e femminista Noe Itō e le dinamiche di reazione e controreazione.

Un complesso sistema di elementi che muove le trasformazioni della società e dei suoi habitus. Un processo, è possibile dire, a cui confini, tra il sommovimento tellurico (noto come il “Grade terremoto del Kantō” del 1923) e le correnti dei rivolgimenti di fine Ottocento e inizio del Novecento (in genere sono le correnti dei movimenti culturali e le traduzioni europei, come gli stessi sommovimenti rivoluzionari politici generati dalla rivoluzione sovietica), premono forze e tendenze che respirano tensioni e orizzonti diversi rispetto allo status dell’ordine di fatto. In giro, anche sotto l’ascolto delle “tra-duzioni” culturali europee, ad opera di minoranze culturali-politiche si respirava e si aspirava a legittimi cambiamenti.

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AMORE E TENEBRA. Il passaggio in terra di Amos Oz

AMORE E TENEBRA. Il passaggio in terra di Amos Oz

«”Tel Aviv non era abbastanza radicale”, “solo il kibbutz era abbastanza radicale“»

(Amos Oz)

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di Giuseppe Panella

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Amos Oz (ed è quasi ovvia) non si chiamava così. Il suo cognome era Klausner ma fu cambiato in OZ per effetto di una forte controversia con il padre con il quale la rottura intervenne dopo il suicidio della madre cui Oz era molto legato (aveva solo dodici anni). OZ in ebraico si traduce forza e fu adottato all’epoca del trasferimento dello scrittore da Tel Aviv al kibbutz di Hulda. Ma nulla mi toglie dalla testa che quell’Oz oltre che una parola che indica combattività non sia che un omaggio a quel Mago di Oz che fondeva la funzione fantastica e creativa della letteratura a una volontà di accettare la realtà della vita. Oz era un intellettuale (la sua incapacità nei lavori agricoli divenne leggendaria) che voleva confrontarsi con la dimensione autentica dell’esperimento politico-sociale di Israele. Nel suo libro forse più bello, Una storia di amore e di tenebra (insieme alla parabola dolce amara di Giuda) il racconto della morte della madre si intreccia con le storie del kibbutz e della formazione umana, politica e letteraria di Oz. Quest’ultima avviene nel momento in cui si forma la struttura futura del nuovo Stato israeliano.

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