Charles Baudelaire

Charles Baudelaire (1821-1867), soprattutto nella celebre raccolta Les fleurs du mal (i fiori del male)(1857), cominciò a rappresentare l’insanabile frattura dell’uomo moderno (perduto in una metropoli industriale ormai disumana) fra angoscia esistenziale ( ennui in francese, spleen in inglese) e tensione ideale ( idéal ), cui forse solo l’arte e la poesia possono dare la possibilità di un nuovo rapporto con la realtà. Per raggiungere questo scopo, la poesia deve passare attraverso un intenso legame con l’esperienza vitale, anche negativa o distruttiva (i fiori del male), nella perdizione dell’eros o del peccato, e perfino nei paradisi artificiali degli stupefacenti. E la via nuova della poesia (strettamente legata alle arti figurative e alla musica) avverrà nella ricerca delle analogie segrete, nell’interpretazione delle foreste di simboli che ci circondano, come viene affermato nel celebre sonetto Correspondances (corrispondenze), manifesto di una poetica e di uno stile basati sulla metafora, la sinestesia, la fusione di diversi piani sensoriali.