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“Rumore di fondo. Mi cercarono l’anima a forza di botte” di Ascanio Celestini

Quattro persone che abbiamo conosciuto quando non erano più vive. Quattro morti finiti sui giornali.
Tutto quello che è accaduto prima resta nascosto al di là di un confine. La notizia li allontana da noi, li trasforma in personaggi di un racconto che non ci riguarda.

Io sono andato a registrare la voce di chi li ricorda vivi. Di chi gli stava accanto prima dell’evento che li ha massacrati. La mamma di Federico, la sorella di Giuseppe, i genitori di Davide e Giulio. L’ho trascritta e rimessa un po’ in ordine. Poco. Per non razionalizzare troppo un disordine che racconta lo spaesamento, la rabbia e le paure.

Aggirando la cronaca giornalistica e giudiziaria, abbiamo bisogno di tornare al contesto nel quale erano ancora vivi con la loro esistenza anonima e ordinaria. Federico che prende lezioni di guida dalla mamma, Davide che gioca a pallone e sogna di diventare come Totti, Giuseppe che s’è lasciato con la moglie e gioca col cibo a tavola con la sorella, Giulio studente modello che legge Topolino.

E allora ci accorgiamo che Federico, Davide, Giuseppe e Giulio sono come noi. Come i nostri figli e i nostri fratelli. E la violenza che li ha colpiti ci riguarda direttamente. Non possiamo posare una lapide sulla loro vita per nasconderli. L’elaborazione del lutto che passa attraverso il racconto della loro vita ci mostra quattro corpi sui quali vediamo, come dicono i genitori di Giulio Regeni, “tutto il male del mondo”.

 

20 febbraio Federico Aldrovandi

21 febbraio Davide Bifolco

27 febbraio  Giuseppe Uva

28 febbraio Giulio Regeni.

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Ascolta Vite che non sono la tua >>

FONTE: https://www.raiplayradio.it/articoli/2020/05/Vite-che-non-sono-la-tua-532aaf17-8b7a-4aec-95c9-f41c09fa7266.html