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Goliarda Sapienza, “Lettere e biglietti”

«Ho preferito rimandare e scriverti anche perché non ero sicura di poter essere chiara con te a voce, o di essere eccessiva come la penultima volta che mi hai telefonato e ti ho letteralmente investito, cosa della quale ti chiedo scusa. Proprio in questa telefonata mi hai detto che mi vuoi bene anche se non sai dimostrare l’affetto che hai per me. Ti credo, Piera, ma purtroppo l’affetto si deve dimostrare, deve agire, altrimenti resta una cosa inarticolata, un sentimento fine a se stesso non utile a nessuno. Così come la bontà della quale tante volte abbiamo parlato ed eravamo d’accordo nell’asserire che una bontà inerte, che non difende, non si può chiamare tale e resta un oggetto di lusso forgiata per il proprio piacere e che non è di aiuto a nessuno», scrive Goliarda Sapienza a una donna, Piera, di cui non sappiamo altro che il nome. (Lettere e biglietti, pubblicato da La Nave di Teseo)

Morì a Gaeta, nell’agosto del 1996, dove viveva da sola. «Sono incorreggibile, Siciliana + Cattolica + Astratta + Senza il senso del tempo + Isolana + Egoista + Poco espansiva + Poco gelosa (meno che in amore carnale fra uomo e donna) + Anemica + Vecchia …persona intrattabile e da lasciare… sola».—