Isola. Sicilitudine, Gattopardi, nichilismo e oblio
di Stefano Lanuzza
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“… questa regina delle isole. Come essa ci abbia accolti, non ho parole per esprimerlo; oleandri sempre verdi; spalliere di agruni, ecc.; in un giardino pubblico, grandi aiuole di ranuncoli e di anemoni. L’aria è dolce, mite, profumata; il vento tiepido. La luna sorgeva dietro un promontorio e si specchiava nel mare”. (Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia. Sicilia, 1816, 1817)
“La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo, tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d’oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore” (Federico De Roberto, I Viceré, 1894).
“La Sicilia non è soltanto una realtà geografica; è una dimensione dell’essere. E questa dimensione dell’essere è ciò che, per distinguerla dalla sicilianità, possiamo chiamare sicilitudine”. (Leonardo Sciascia, “Sicilia e sicilitudine”, La corda pazza. Scrittori e cose della Sicilia, 1970)
“Il pessimismo onora la verità”. (Manlio Sgalambro, De mundo pessimo, 2004)
“[…] Seconda stella a destra / questo è il cammino, / e poi dritto fino al mattino, / non ti puoi sbagliare perché / quella è l’isola che non c’è! […]”. (Edoardo Bennato, L’isola che non c’è, 1980)


















