La vita fugge, et non s’arresta una hora
di Ester Guglielmino
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La vita fugge, et non s’arresta una hora / et la morte vien dietro a gran giornate, / et le cose presenti et le passate / mi dànno guerra, et le future anchora; […] (Francesco Petrarca, Rerum vulgarium fragmenta, 272)
Inizia così uno dei sonetti più famosi del Canzoniere petrarchesco, tra i primi ad aprire la sezione delle cosiddette “Rime in morte di madonna Laura” (da 264 a 366). Petrarca si mostra afflitto e disorientato dalla rapidità con cui il tempo avviluppa e consuma tutto ciò che è umano; infatti, già nel secondo verso – in studiato parallelismo con la vita – campeggia l’idea della morte che “vien dietro a gran giornate”, così che presente, passato e futuro si configurano come un terreno indistinto e paludoso cui ogni uomo, purtroppo, sa d’essere destinato.