[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]
di Stela Xhunga
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«Tutti i racconti» riporta la copertina di Ultimi eroi, questo bel tomo di 633 pagine a cura di Giorgio Galetto, Fabio Pierangeli e Linda Terziroli per Il Saggiatore, ma basta una decina di minuti per accorgersi che i racconti veri e propri occupano meno di un quarto delle pagine.
Molto spazio è lasciato ai curatori, a ciò che pensano e addirittura a ciò che provano.
«Con nessun altro scrittore ho avuto un “incontro” così “tangibile”» dichiara Pierangeli nella prefazione, in cui dice di avere immaginato Morselli a cavallo nei suoi boschi e di essersi appoggiato sull’intonaco della sua casetta. «Ho stretto nella mano i suoi fogli», e «ho sentito vicino il suo respiro. Le sue emozioni e le tristezze», prosegue, «dopo aver letto in modo completo il suo teatro inedito ho immaginato un grande palcoscenico dove critici e dirigenti editoriali maligni, invidiosi e miopi, progressivamente smorzavano l’amplificazione della voce a un attore di straordinario talento istrionico». E ancora, «non sono un filologo e scorro le sue carte, quei fogli fragili, per saperne di più, per incontrarlo, per ritrarlo uomo».
Vige in letteratura una regola di buon senso: diffidare da un’esegesi che tenga troppo conto degli aspetti biografici di un autore, così come dei suoi esiti editoriali e delle sue passioni. Trascorsi abbondantemente cinquant’anni dalla morte e dalla pubblicazione postuma, possiamo abbandonare i toni revanscisti e vagamente melodrammatici e cominciare a discutere di Morselli per quello che è stato: un adorabile e geniale dilettante.
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