[Mahshid è stata una mia studentessa negli anni del mio lungo soggiorno in Iran interrotto nel 2009 durante le proteste denominate “Onda verde”. Studentessa eccellente della nostra lingua e cultura, ama l’Italia come lo spazio incantato dell’arte e della poesia, come succede in molti posti del mondo spesso nella nostra assoluta “distrazione” e “lontananza”. In Italia da molti anni non avevo notizie da molto tempo. Oggi ha spedito alla Redazione di Retroguardia una sua breve testimonianza nella «Speranza» che la sua visione di un Iran libero possa finalmente realizzarsi. (Francisco Soriano)]
di Mahshid Esmaeili
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Era la primavera del 2009. A quell’epoca avevo solo 27 anni. Era passato un anno dalla morte di mio padre e non sapevo ancora come affrontare questa perdita. Fu in quei giorni che le strade si riempirono. Le voci si alzarono, poi si interruppero all’improvviso: rimasero solo le notizie: i morti, gli arresti, e i nomi che all’improvviso divennero simboli. Le immagini dei furgoni della polizia che travolgevano i manifestanti si diffusero ovunque, così come quella di una ragazza che morì sull’asfalto, con il volto coperto di sangue. Si chiamava Neda Agha-Soltan e fu uccisa da un colpo di arma da fuoco sparato a bruciapelo. Era solo un anno più giovane di me. Non la conoscevo, ma penso sempre che fosse piena di speranza, molto di più di quanto potessi esserlo io. Quando Neda fu uccisa, i miei amici e conoscenti partecipavano alle proteste pieni di sogni e utopie da realizzare, ma io e la mia famiglia eravamo attivi solo negli slogan urlati durante la notte dalle finestre delle nostre case.






















