Sade eudemonista, di Marco Menin, è un breve ma denso saggio dedicato a un aspetto generalmente trascurato della riflessione del marchese de Sade: la sua concezione della felicità. L’autore parte proprio dalla constatazione di questa lacuna critica per mettere in discussione l’idea, a lungo dominante, di uno Sade estraneo o addirittura antitetico all’eudemonismo settecentesco.
Attraverso l’analisi di concetti come antiphysisme, isolisme e intensivismo, Menin mostra invece come la riflessione sadiana sul bonheur si inserisca pienamente nel dibattito filosofico dell’Illuminismo, pur radicalizzandone e pervertendone le categorie fondamentali. Particolarmente interessante è l’analisi della tensione tra bonheur-mouvement e bonheur-équilibre: alla ricerca incessante dell’intensità e del piacere segue infatti, paradossalmente, la conquista di una forma di apatia e di imperturbabilità.
Ne emerge un ritratto di Sade lontano tanto dalla semplice provocazione quanto dalla caricatura dell’autore perverso: la sua filosofia della felicità appare come una radicale riscrittura dell’eudemonismo dei Lumi, fondata sull’egoismo, sulla comparazione, sull’eccesso e sul dominio delle passioni. Il saggio invita così a rileggere Sade non soltanto come figura estrema della crisi dell’Illuminismo, ma come pensatore che porta alle conseguenze più estreme alcune delle sue stesse premesse filosofiche. (f.s.)

Stephen King, On Writing: Autobiografia di un mestiere, Sperling & Kupfer, 2000, pp.320
































