Raúl Carlos Maícas, La marea del tempo, Ortica Editrice, 2025, 164 pp., € 13,00
di Francesco Sasso
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La marea del tempo di Raúl Carlos Maícas è un’opera che si colloca consapevolmente ai margini dei generi e delle istituzioni letterarie. Il volume dei diari di Maícas (2007) si configura come un laboratorio esistenziale in cui il tempo non è semplice sfondo cronologico, ma vera e propria forza antagonista, vissuta come “nausea”, asfissia, reiterazione sterile.
L’opera si snoda su una duplice tensione: da un lato una vocazione universalistica, nutrita di riferimenti filosofici e letterari; dall’altro una scelta di automarginazione geografica ed esistenziale, che diventa gesto etico prima ancora che letterario. Maícas non percorre le “autostrade della vita rispettabile”, ma devia sistematicamente verso strade secondarie, trasformando il viaggio – fisico e mentale – in una figura conoscitiva. In questo senso, La marea del tempo appare meno come un diario in senso tradizionale e più come una cartografia del disagio contemporaneo.


















