Barbara Codogno, Perseveranza, Apogeo Editore, 2026, pp.108, € 15,00
di Paola Tonussi
.
Perseveranza di Barbara Codogno (Apogeo Editore, 2026) s’inserisce nel grande filone europeo del racconto lungo o romanzo breve, dagli insigni modelli: Tonio Kröger, Heart of Darkness, René, The Turn of the Screw, sono solo alcuni esempi. Berto, il protagonista, ha a sua volta precursori illustri: da René di Chateaubriand pare ereditare il ripiegamento sull’io, non tanto versato alla melancolia quanto piuttosto alla crudeltà; dal protagonista dostoevskiano di Memorie dal sottosuolo prende il rancore e l’aggressività verso gli altri, nonché il monologo interiore patologicamente persistente; da Zeno Cosini di Svevo la continua, ottundente autorappresentazione, pur del tutto priva dell’ironia sveviana che potrebbe alleggerirne pensieri e rabbia; con Meursault dell’Étranger di Camus condivide una forma di distacco emotivo, scevro di ogni minima innocenza morale e dai narratori di Thomas Bernhard l’ossessione verbale, la reiterazione, il disprezzo sistematico del mondo. Infine Berto ricorda a tratti il Prufrock eliotiano, turbato da “decisions and revisions which a minute will reverse”, in sostanza in dubbio su tutto, novello Amleto perduto per i meandri di un mondo incomprensibile che recede sempre più lontano da lui.

































