Irène Némirosvsky, Un bambino prodigio, prefazione di Élisabeth Gille, traduzione di Vanna Lucattini Vogelmann, Giuntina, 2007, pp.65, € 8,00
di Francisco Soriano
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Di Irène Némirovsky ci sono rimaste le parole dei suoi racconti e della sua malinconia straziante, tese sulla corda della realtà più bruciante di tutte, quella della persecuzione e del suo insensato assassinio. Irène Némirovsky fu deportata non ancora quarantenne ad Auschwitz dove morì il 17 agosto del 1942, dopo due giorni dalla sua deportazione. La sua famiglia era originaria di Kiev allora sotto il dominio dell’impero russo. Nel 1913 insieme ai genitori le fu consentito di trasferirsi a San Pietroburgo, ma dopo tre anni, nel 1918, fuggì in Finlandia e in Svezia, approdando definitivamente in Francia. La causa di questo peregrinare fu un mandato d’arresto spiccato dai soviet nei confronti del padre, che era un ricco uomo d’affari e banchiere. A Parigi conseguì la laurea in lettere alla Sorbona e, ancora ventenne, nel 1923 scrisse la sua prima novella in francese: l’Enfant génial. Nel 1926 sposa Michel Epstein da cui avrà due figlie. In quel periodo scrive dei dialoghi per Fantasio e pubblica il suo primo romanzo Le malentendu. Nel 1929 il suo romanzo più celebre, David Golder. Il suo editore Bernard Grasset la introdusse negli ambienti letterari francesi, dove fu molto amata e seguita con le letture dei suoi testi. Fu Paul Morand che pubblicherà presso le edizioni Gallimard quattro sue novelle dal titolo: Films parlés. Nel 1930 David Golder fu adattato per il teatro e il cinema. A Irène Némirovsky ormai famosa viene respinta la richiesta di diventare cittadina francese nel 1935. Nonostante si fosse convertita al cattolicesimo nel 1939, nella cappella dell’Abbazia di Sainte-Marie a Paris, fu una delle vittime delle leggi antisemite varate nell’ottobre del 1940 dal governo Vichy. Deportata nell’ottobre del 1942, dopo pochi giorni di calvario, Irène moriva probabilmente colpita dal tifo. Nel mese di novembre dello stesso anno, suo marito che si era attivato per la liberazione della scrittrice, venne assassinato dai nazisti nel campo di Auschwitz. Le sue due figlie furono messe in salvo dal padre sotto la tutela di Albin Michel e Robert Esmenard fino alla loro maggiore età. Una delle due, Denise, conservò i manoscritti della madre in una valigia, aperta dopo alcuni anni: «Ne riconobbe la grafia, il colore azzurro dell’inchiostro preferito». Erano i primi due libri di un’opera che doveva contenere ben cinque volumi, purtroppo rimasta incompiuta: “Suite francese”.








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