La malinconia del finito e la nostalgia del possibile divenire tra due infiniti
Se un uomo non si contraddice mai è certamente perché non dice mai nulla di nuovo. (M. De Unamuno)
Se ciò che si presenta non è naturale, ma è divenuto, siamo un po’ più liberi. (G. Vattimo)
di Antonino Contiliano
.
Se ciò che è naturale e storico è divenuto nella sua potenziale pluralità, allora esiste una contraddizione non-contraddittoria, il delirio contingente del textum della vita che il sapere ha cercato di costruire come pubblica rete di relazioni materiali. Su questi sentieri poesia, filosofia e scienza si sono incontrate-scontrate utilizzando logiche comuni-diverse. Parafrasando Ernst Bloch, la malinconia della realizzazione alimenta la nostalgia del non-essere-ancora e il riavviarsi senza sosta del soggetto. È una nostalgia che riprende il suo cammino di dialogo dialettico nel campo del testo semiotico, di cui la poesia rappresenta l’evento virtuale più significativo.

















