Roberto Casati, Dalla casa controvento, prefazione di Sergio Daniele Donati, postfazione Gian Domenico Mazzocato, puntoacapo Editrice, 2026, pp. 85, € 16,00
di Annalisa Lucini
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la bianca scia nella notte / recuperava il senso della rotta.
Le parole abitano luoghi che, a dispetto del tempo che passa, rimangono.
Dalla casa controvento arriva il senso dell’esistere di Roberto Casati, autore prolifico che in questa sua ultima pubblicazione, erode la soglia dell’essere qui ed ora e rende il verso-traghettatore di memorie.
È lo stesso autore a svelare quale sia stato l’intento poetico del suo ultimo libro: «Il mio fare poesia si evolve. Sempre di più comprendo come essa sia una attività in togliere».
Dunque è attraverso un esercizio di sottrazione che Roberto Casati giunge al nucleo delle origini e scrive il suo memoriale. L’intento è certamente quello di ritrovare nel passato la traccia di un cammino collettivo che lo ha condotto in questa contemporaneità, forgiandolo per affrontare la vita.
Interessanti le citazioni di Pablo Neruda e Cesare Pavese che offrono – forse – due lenti d’ingrandimento sul mondo trasfigurato in poesia dall’autore. Quel tornare “verso casa” a “passi lenti” è traiettoria che compie la memoria quando si va indietro nei ricordi. E la percezione di una “ferita” che “ancora oggi sanguina” è la misura della sensibilità del poeta.
Nel piccolo-grande mondo che si intravede Dalla casa controvento ci sono gli avi del poeta, i compagni di gioco, gli affetti più profondi, gli amori, le ancore di salvezza, i luoghi che sapevano attendere e che erano accoglienza e anche dissidio.
Nello scorrere della vita, Casati ricorda anche episodi legati alla storia: il colpo di stato al Governo di Salvator Allende nel 1973, la morte di Giorgiana Masi, casualmente colpita durante scontri tra manifestanti e polizia nel 1977, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978, il genocidio dei serbi a Srebrenica nel 1995.
Memoria collettiva che si interseca a memoria dell’uomo. In questo Casati è consapevole di essere, in qualche modo, parte della storia e che narrarla, oltre ad essere atto liberatorio, è anche atto di generosità.
Interessante la scelta di utilizzare il verso libero, concludendo ogni poesia con un distico moderno: quasi una scissione tra ricordo e voce narrante.
A far scorrere il tempo, la poesia.
Dita livide
indicavano il percorso
l’andare dei venti da Occidente
oltre l’angolo protetto
labbra e distanze
aggrappate all’inutile attesa
dove eri tu padre di padre
a costruire la casa in controvento.
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