La vita fugge, et non s’arresta una hora

La vita fugge, et non s’arresta una hora


di Ester Guglielmino

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La vita fugge, et non s’arresta una hora / et la morte vien dietro a gran giornate, / et le cose presenti et le passate / mi dànno guerra, et le future anchora; […] (Francesco Petrarca, Rerum vulgarium fragmenta, 272)

Inizia così uno dei sonetti più famosi del Canzoniere petrarchesco, tra i primi ad aprire la sezione delle cosiddette “Rime in morte di madonna Laura” (da 264 a 366). Petrarca si mostra afflitto e disorientato dalla rapidità con cui il tempo avviluppa e consuma tutto ciò che è umano; infatti, già nel secondo verso – in studiato parallelismo con la vita – campeggia l’idea della morte che “vien dietro a gran giornate”, così che presente, passato e futuro si configurano come un terreno indistinto e paludoso cui ogni uomo, purtroppo, sa d’essere destinato.

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“Petrarchism. Competing Models for Early Modern Community Building”, a cura di Bernhard Huss

Petrarchism. Competing Models for Early Modern Community Building (1400–1700), a cura di Bernhard Huss


di Francesco Sasso

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Il volume Petrarchism. Competing Models for Early Modern Community Building (1400–1700), a cura di Bernhard Huss e pubblicato nel 2025 da Universitätsverlag Winter, si colloca nel solco del profondo rinnovamento che negli ultimi anni ha interessato gli studi sul petrarchismo. L’opera raccoglie i risultati del progetto internazionale Petrarchan Worlds, sviluppato nell’ambito del Cluster of Excellence Temporal Communities: Doing Literature in a Global Perspective, e offre una lettura nuova e organica del petrarchismo europeo come fenomeno di costruzione comunitaria. Se per lungo tempo la critica, da De Sanctis a Graf, ha insistito sul carattere derivativo e sterile di questa tradizione poetica, limitandola a un culto formale privo di vitalità, i saggi qui raccolti ribaltano tale prospettiva mostrando come l’eredità petrarchesca sia stata in realtà strumento di aggregazione culturale, linguistica e ideologica in contesti molteplici e transnazionali.

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GLOSSA n.4: La biblioteca di Petrarca

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a cura di Francesco Sasso

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Petrarca acquistò nei suoi viaggi e trascrisse lui stesso o fece trascrivere da copisti molti libri classici latini e volgari. Nei suoi numerosi spostamenti andò alla ricerca di libri perduti e vi scovò spesso di assai rari (per esempio Cicerone). La sua biblioteca negli ultimi anni aveva raggiunto una consistenza notevole per il suo secolo: certamente superava il numero di duecento volumi (manoscritti). Poca cosa per noi contemporanei, tanto per l’epoca. Tra i titoli posseduti dal poeta dominavano i classici latini e i Padri della Chiesa. Il Nostro aveva promesso di regalare la sua ricca biblioteca alla Repubblica di Venezia in cambio di una casa sulla riva degli Schiavoni, ma alcuni anni dopo, trasferendosi a Padova, fece sì che la maggior parte dei codici da lui posseduti passassero alla biblioteca del signore di Padova; trasmigrarono poi a Pavia nel castello dei Visconti, da dove più tardi passarono in parte a Milano presso gli Sforza e in parte in Francia, nel castello di Blois. Oggi le biblioteche che posseggono codici del Petrarca sono: varie biblioteche milanesi, in primo luogo Ambrosiana e la Trivulziana, varie biblioteche francesi, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Marciana di Venezia, quella del Seminario di Padova, quella Palatina di Parma, varie biblioteche americane ecc.

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Secretum di Francesco Petrarca

Secretum o, più esattamente, De Secreto conflictu curarum mearum (“Il segreto conflitto delle mie cure affannose”; ossia “L’intimo dramma della mia vita”), scritto a Vallachiusa nel 1343 e definitivamente ritoccato fra il 1353 e il 1358. Libro intenso ed organico in cui Petrarca ci parla delle sue contraddizioni e delle sue lotte intime.

In quest’opera sant’Agostino per tre giorni, in tre dialoghi, rimprovera al poeta il suo desiderio di gloria, di agi, di onori, la sua sensualità, il suo amore per Laura. Al colloquio assiste, silenziosa ma vigile, una donna: la Verità. Il Petrarca si difende con abilità, se pure con umiltà, ammette il suo errore, ma lascia intendere che si rende conto che non potrà mai rinunciare ai suoi affetti terreni.

L’opera in prosa latina, di straordinaria e acuta introspezione, rispecchia indubbiamente il pentimento del Petrarca per la sua vita non sempre irreprensibile, e il suo lento ravvedimento, iniziatosi nel 1333 dopo la prima lettura delle Confessioni di sant’Agostino e compiutosi nell’anno del Giubileo.

Scritto in un latino duttile e sciolto, elegante e insieme familiare. Consiglio di accompagnare la lettura di quest’opera con quella di sant’Agostino. Naturalmente, il libro del Petrarca è così ricco di humanitas e di artifici letterari che queste mie poche righe non riusciranno mai a restituire in pieno il valore dell’opera.

f.s.

[Francesco Petrarca, Secretum, Mursia, 1992, a cura di Enrico Fenzi, Pag. 419, lire 25.000]