La vita fugge, et non s’arresta una hora

La vita fugge, et non s’arresta una hora


di Ester Guglielmino

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La vita fugge, et non s’arresta una hora / et la morte vien dietro a gran giornate, / et le cose presenti et le passate / mi dànno guerra, et le future anchora; […] (Francesco Petrarca, Rerum vulgarium fragmenta, 272)

Inizia così uno dei sonetti più famosi del Canzoniere petrarchesco, tra i primi ad aprire la sezione delle cosiddette “Rime in morte di madonna Laura” (da 264 a 366). Petrarca si mostra afflitto e disorientato dalla rapidità con cui il tempo avviluppa e consuma tutto ciò che è umano; infatti, già nel secondo verso – in studiato parallelismo con la vita – campeggia l’idea della morte che “vien dietro a gran giornate”, così che presente, passato e futuro si configurano come un terreno indistinto e paludoso cui ogni uomo, purtroppo, sa d’essere destinato.

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Il cuore di Penelope

Il cuore di Penelope


di Francisco Soriano

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È un riecheggiare memorie questa ultima elegia di Ester Guglielmino, non un diario forse, ma una cronologia di eventi. per questo la cronologia dei «fatti» si inerpica lungo un percorso lastricato di intima e sinuosa voce al femminile, nel quotidiano e negli spazi della ragione. La poetessa non cerca barocchismi e ghirigori nel dispensare pagine di pregevole fattura lirica. Nulla è per caso seppure, fra le pieghe del quotidiano, appare tutto più semplice e scontato per una donna che arde di vita e di sogni. E così che appare il tutto nel disincanto collettivo, nelle scorribande della vita in tumultuosi affetti e disillusioni presto giunte al pettine del vero.

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Il verso inverso n.10: Le stagioni del tempo di Ester Guglielmino

Le stagioni del tempo di Ester Guglielmino


di Francisco Soriano

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Atto di fede e di dolore nella silloge di Ester Guglielmino si alternano con le stagioni del tempo, un movimento che ci appare lineare a scandire vicissitudini, quotidianità, cammino: Non cantai la mela / ma il morso inciso / nel bianco della polpa, / non la luna piena / ma lo spicchio sottile / nel cielo nero nero, / non cantai il frutto / ma il destino scritto / del fiore appena colto, / non la gioia del saluto / ma ogni partenza / e il suo dolore muto, / e se non cantai mai / la pienezza / è perché la poesia / carezza / il vuoto asciutto / che sta / nella mancanza.

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