LA STANZA DEL LETTORE: L’officina dello spirito: epistemologia e genesi del mito Beat in “Un mondo battuto dal vento” di Jack Kerouac

Jack Kerouac, Un mondo battuto dal vento, Mondadori, 2006, pp.453, € 17,00


di Francesco Sasso

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Nel panorama della critica letteraria americana ed europea, la figura di Jack Kerouac è stata a lungo associata all’immagine stereotipata del viaggiatore nomade e del prosatore puramente impulsivo. Tuttavia, la pubblicazione postuma dei suoi diari privati all’interno del volume Windblown World (edito in Italia con il titolo Un mondo battuto dal vento), curato dallo storico Douglas Brinkley, ha imposto una radicale revisione storiografica ed epistemologica dell’autore.

Coprendo il settennio cruciale compreso tra il 1947 e il 1954, il testo non si configura come una mera cronaca diaristica, ma come un vero e proprio laboratorio di scrittura. Al suo interno si assiste alla transizione del giovane scrittore dalla rigida architettura del romanzo tradizionale, esemplificata da La città e la metropoli, verso la teorizzazione e la prassi della “prosa spontanea” che avrebbe canonizzato il capolavoro Sulla strada.

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