Michela Pollutri (a cura), Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi, Oblivium Edizioni, 2026, pp.509, € 24,90
di Francesco Sasso
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Nell’ambito della recente storiografia e critica letteraria dedicata alle forme del fantastico, Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi, antologia curata da Michela Pollutri per Oblivium Edizioni, si configura come un’operazione editoriale che unisce ricognizione storico-letteraria, recupero testuale e costruzione di un coerente itinerario tematico. Il volume, primo titolo della collana Voci dall’ignoto, raccoglie venticinque narrazioni riconducibili al motivo della metamorfosi, disponendole secondo una progressione che conduce dalla figura canonica del lupo mannaro alle più radicali forme di alterazione dell’identità e della natura. L’edizione, pubblicata nel settembre 2026, presenta inoltre la collaborazione di Andrea Gide e un articolato apparato di traduzioni e note, con testi provenienti da tradizioni linguistiche e culturali differenti.
Il progetto prende avvio da una premessa teorica che individua nella trasformazione uno degli archetipi fondamentali dell’immaginario umano. La metamorfosi viene interpretata non soltanto come mutamento corporeo, ma come dispositivo narrativo attraverso il quale la letteratura interroga i confini tra umano e bestiale, identità e alterità, civiltà e natura, ordine e caos. L’introduzione insiste infatti sulla natura instabile di tali categorie: l’uomo non coincide più integralmente con la propria forma umana e la bestia non si presenta mai come una semplice alterità zoologica, ma come uno specchio deformante nel quale l’umano riconosce le proprie pulsioni, paure e zone d’ombra. È proprio questa ambivalenza a permettere al motivo licantropico di attraversare epoche e generi diversi, dal mito antico alla fiaba, dal folklore al gotico e alla narrativa weird.