Ad occhio nudo: l’hammam come spazio simbolico in Talismano di Abdelwahab Meddeb
di Maria Luisa Stepanek
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Hammam, come una tregua o un giardino immutabile. Il rumore dell’acqua cancella i muri, i corpi si liberano sotto le membra bagnate […] come se, nella dissoluzione dei sudori, degli odori, delle pelli morte, questa prigione liquida diventasse un luogo di rinascita notturna. (Assia Djebar, Ombre sultane)
Numerosi autori maghrebini di espressione francese mettono in luce l’hammam nelle loro opere come simbolo di interculturalità, affrancamento, rinascita interiore e ricerca identitaria individuale e comunitaria. Ripudiano la visione orientalista di questo luogo concepita da alcuni scrittori ed artisti come Flaubert e Ingres, i quali hanno edificato una concezione del bagno islamico come santuario pregno solo di fantasia e voluttà, spazio dedito a nutrire le regard masculin ed esprimere l’alterità, inclusa la dimensione erotica dell’Altro/l’Altra. Ad esempio, l’autore marocchino Tahar Ben Jelloun dipinge l’hammam come spazio ove mettere in luce questioni legate alla solitudine, alla precarietà dell’esistenza e al gender identity. Dal canto suo, la scrittrice algerina Assia Djebar valorizza l’hammam come luogo di sorellanza dove può attuarsi una lotta contro l’asservimento della Donna.