Rocco Pezzimenti, La titanica giornata del professor Rossi, Armando Editore, 2026, pp. 90, €14,00
di Luciana De Palma
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Il protagonista del romanzo di Rocco Pezzimenti, La titanica giornata del professor Rossi, è un docente universitario di teoria politica che in una nitida giornata di febbraio cammina per Roma, incontrando diverse persone con cui si ferma a dialogare a proposito di questioni di vario tipo. Tra le persone con cui si intrattiene ci sono un direttore di banca, un commercialista, una sua ex alunna, artigiani e funzionari.
Gli argomenti trattati aprono ventagli di possibili angolazioni da cui affrontarli e questo fa sì che il lettore, attraverso lo scambio di vedute tra gli interlocutori e il professore, si ponga le stesse domande, entrando nel vivo non solo della trama, ma anche della realtà che si prospetta al di là delle pagine.
La scrittura decisa e rapida di Pezzimenti riesce a catturare l’attenzione fin dentro le più piccole pieghe delle riflessioni che, tra un dialogo e l’altro, prendono sempre più la forma di vere e proprie tappe del pensiero e della filosofia del vivere pratico.
In modo particolare l’attenzione è posta su temi quali l’ingiustizia, l’irrazionalità della burocrazia e la sfiducia che i cittadini provano per le istituzioni.
“Non mi dica che sono un filosofo, ma pensavo che un po’ di saggezza, almeno ogni tanto, tornerebbe utile a tutti, però, forse, questi suonano come ammonimenti moralistici che lasciano il tempo che trovano. Ma se lei ha ragione nel breve periodo, credo di aver ragione io nel lungo periodo. Non so la logica odierna dove ci porterà. A guardare la storia, e io la guardo spesso, ho imparato che saper attendere è di pochi, ma il tempo fa giustizia, prima o poi… forse io non ci sarò più, ma un po’ di preoccupazione, per chi viene dopo di noi, dovremmo averla”.
Intorno al protagonista, che non rinuncia a creare spazi di confronto pur serrato e faticoso, pullulano sentimenti di impotenza, di rabbia e di frustrazione e più di tutto un divorante senso di solitudine.
La quotidianità è per tutti infarcita di difficoltà insormontabili, di lotte intestine, di sprazzi di sopravvivenza che a tratti si aprono tra inquietanti ombre sociali, culturali, politiche ed economiche.
In questi scenari disarmanti il professor Rossi appare quasi come un faro che nella notte dell’umanità persevera nella ricerca di un sentiero capace di condurre al di là dell’intricato sfacelo che tutto inghiotte: il suo rifiuto del cinismo e della generale rassegnazione lo fanno procedere con la sicurezza di chi vuole trovare ciò che in pochi hanno la forza e il coraggio di cercare.
Il suo è il tentativo audace di non demordere, anche se nulla offre una pur minima speranza di miglioramento.
Le sue convinzioni sono basate su solidi presupposti e su un’altrettanta forte determinazione nel credere che ci siano ancora strumenti culturali e sociali in grado di arginare la deriva sociale.
Tra questi la partecipazione politica, il voto e l’impegno civile quali indispensabili baluardi contro i terribili colpi che da ogni parte si catapultano sulla democrazia.
“Perché solo la partecipazione è l’unica possibilità di cambiare qualcosa, particolarmente in tempi come questi. Durante i momenti critici non bisogna lasciarsi prendere dalle facili conclusioni e neppure dalle emozioni. Quando avevo la tua età, lessi un interessante libro che partiva dal presupposto che il concetto di crisi genera in tanti, forse in troppi, sentimenti che hanno più un valore emozionale che logico. L’autore riteneva che, in generale, diciamo che c’è una crisi quando ci troviamo di fronte a una situazione che non vorremmo”.
Tra ironia, leggerezza e profondità, il romanzo mette in evidenza le contraddizioni del presente, senza evocare giudizi apocalittici o rivoluzioni violente.
Il caos di una città alle prese con l’esistenza quotidiana è attraversato da una luce, pur fioca, che tesse trame sottili in grado di far percepire la sostanza di una verità che necessita cura, impegno e attenzione per diventare concreta realizzazione di condizioni migliori.
Prossima ad una odissea urbana, la camminata del professore ci consente di abbandonare i lidi delle sicurezze ataviche per affrontare i marosi dei dubbi, degli interrogativi, delle paure e dell’ignoto.
Ad ogni tappa si scompone e ricompone una visione sfaccettata, poliedrica, complessa: ne emerge un’identità sociale disintegrata che fatica a ricompattarsi, a ritrovare sé stessa per procedere in senso moralmente e culturalmente progressivo.
L’affidamento che il protagonista fa sull’abitudine alla parola, al confronto, al dibattito rivela quanto egli abbia davvero a cuore il bene, sebbene non sia così sprovveduto da credere che le crepe si saneranno in un battito di ciglia.
Con il suo sguardo acuto coglie i dettagli, i particolari di un mosaico cangiante e li unisce a formare una superficie consapevolmente variegata.
Per questo il suo atteggiamento non è mai distaccato o integralista, piuttosto si dimostra partecipe e fermo nel non retrocedere verso posizioni nichiliste.
Resta, alla fine del libro, l’eco di un’onesta invocazione alla gentilezza, all’ascolto e all’impegno civile.
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