Lettere e letteratura: il genere epistolare

Lettere e letteratura: il genere epistolare


di Luciana De Palma

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Nel genere epistolare, basato sullo scambio di lettere tra due personaggi, la soggettività diventa per forza di cose intrinsecamente essenziale alla struttura narrativa, producendo un effetto di forte impatto intimista: il lettore finisce per sentirsi pienamente coinvolto e partecipe della vicenda che spesso si avvita su intime questioni sentimentali.

I punti di vista scambiati tra i due, alternativamente mittente e destinatario, contribuiscono a vivacizzare l’intreccio che si infiamma di un dinamismo capace di catturare l’attenzione fino all’ultimo rigo dell’ultima lettera.

I personaggi raccontano in prima persona le proprie emozioni, esperienze e opinioni, suggerendo una validità relativa delle stesse con le quali il lettore può confrontarsi, sperimentando la messa in discussione delle proprie certezze; questo comporta sempre un interessante sviluppo della propria visuale del mondo e di ciò che vi accade.

Essendo la lettera uno strumento comunicativo che intinge il suo pennino nel calamaio dell’intimità di chi la scrive, accade che l’esperienza vissuta e messa per iscritto acquisti valore di specchio in cui la verità si riflette secondo miriadi di rifrangenze mai conosciute prima.

Nel genere epistolare è assente un narratore onnisciente, per cui gli eventi di cui si parla non possiedono la granitica solidità di una teoria accettata per fede o per tradizione, ma sono pretesti per sgranare l’apparente compattezza iniziale, dando la possibilità di affacciarsi sull’abisso, guardando oltre le illusioni, oltre gli inganni.

La storia al centro della narrazione si fa punto d’avvio di nuove interpretazioni dell’esistenza da cui si diramano altri percorsi di conoscenza ed esplorazione.

I temi più spesso affrontati nei romanzi epistolari sono quelli dell’amore, dell’amicizia, della solitudine, della morte: la condizione umana è posta sul palmo della mano con tutte la sua vulnerabile sostanza.

Uno dei primi e più celebri esempi di romanzo epistolare è Storia delle mie disgrazie, in cui è raccolta la corrispondenza tra il filosofo e teologo Pietro Abelardo e la sua allieva e amante Eloisa; siamo nel XII secolo.

Le lettere, scritte in un contesto di burrascosa passione, sono apprezzate tanto per l’intensità emotiva quanto per la profondità filosofica.

A partire dal tema dell’amore fino a quello del destino e del rapporto tra moralità e fede, non viene mai meno la capacità di servirsi della parola come strumento di conoscenza e confronto, consegnando così ai lettori una vivida testimonianza di un ambito culturale, quale fu quello medioevale, di cui spesso si ignorano i reali tratti distintivi.

In particolare sono le lettere di Eloisa a rappresentare un unicum per introspezione e analisi spirituale da cui emerge la figura di una donna non solo appassionata, ma intelligente e colta.

Altro esempio di romanzo epistolare è rappresentato da Lettere a Babet di Edme Boursault, pubblicato in Francia nel 1669. Tra Babet, bella diciottenne di famiglia borghese, e un letterato si intreccia una storia d’amore che pian piano devia verso una luminosa e spontanea rivelazione di pensieri ed emozioni.

Rifiutando un marito che suo padre vorrebbe imporle, la protagonista scrive l’ultima lettera con la fierezza di chi non vuole rinunciare ad una sorte libera da imposizioni. Senza smettere di amare il destinatario delle sue lettere, Babet va incontro alla morte a soli ventiquattro anni. Connotate da purezza e slancio, sincerità e poesia, le lettere non scadono mai in un sentimentalismo di facile consumo.

Da citare sono anche i romanzi epistolari Lettere persiane di Montesquieu, La nuova Eloisa di Rousseau, I dolori del giovane Werther di Goethe, Delphine di Mme de Staël e Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo: sono opere accomunate dalla medesima funzione espressiva che ciascuno degli autori attribuisce alla lettera in quanto mezzo per comunicare ciò che appartiene ad una cerchia private e dunque sconosciuta ai più.

Gli stati d’animo sono colti nel loro svolgersi e, leggendo, si ha l’impressione di assistere alle evoluzioni sentimentali nel loro spontaneo accadere, senza invadenti sovrastrutture logiche o filosofiche.

Nel 1818 Mary Shelley compose il romanzo Frankenstein in cui le lettere scritte dal capitano Robert Walton a sua sorella Margaret fungono da cornice per la narrazione principale incentrata sulla storia di Victor Frankenstein e della sua deforme creazione. Le lettere di Walton rappresentano un ottimo espediente narrativo in grado di plasmare l’atmosfera dell’intero romanzo, introducendo gradualmente il lettore alla vicenda principale.

Con il romanzo Povera gente, pubblicato nel 1846, Fëdor Dostoevskij ottenne un grande successo di critica e pubblico. Protagonisti sono Makar Devuškin, umile funzionario, e Varvara Dobroselova, giovane donna senza famiglia.

Attraverso le loro lettere emerge la tragedia della condizione umana quando toccata dalla povertà che genera infinita e irrimediabile sofferenza.

Storia di una capinera, di Giovanni Verga, pubblicato nel 1871, è incentrato sulla figura di Maria che da bambina fu costretta a entrare in convento. Temporaneamente ritornata alla casa paterna durante un’epidemia di colera, inizia uno scambio epistolare con la sua amica Marianna. Quelle lettere straripano non solo di confidenze, ma anche di riflessioni sull’amore, sentimento fino ad allora ignorato e sconosciuto.

Infine, esempio di romanzo epistolare contemporaneo è Che tu sia per me il coltello, opera di David Grossman, pubblicata nel 1998. In questo caso i due protagonisti, Miriam e Yair, affidano alle lettere e al tempo dedicato alla scrittura il compito di sostenerli in una reciproca e dolorosa conoscenza che, però, culminerà in un fatidico addio.

In un mondo in cui sempre più è svilita, offesa e mistificata la memoria collettiva, avendo ridotto la parola a oggetto di uso e consumo per momentanei vantaggi personali, recuperare il senso profondo della comunicazione per distillare dal pensiero e dallo spirito l’essenza di ogni essere umano non solo è auspicabile, ma fondamentale.

Pena l’oblio di ogni voce, la sconfitta della Storia.


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