Gabriella Cinti, “Prima”

Gabriella Cinti, Prima, II edizione, prefazione di Federico Migliorati, postfazione di Mauro Ferrari, Puntoacapo editrice, 2024, pp. 128, € 15,00


di Maddalena Carbone

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Esistono luoghi sospesi nel tempo dove sogno, realtà e memoria si incontrano, si scontrano e, infine, si intrecciano. Si tratta di spazi difficili da costruire, perché richiedono la disponibilità di compiere un gesto tanto antico quanto archetipico: quello di volgere lo sguardo indietro, oltre la propria storia personale, per risalire alle origini del mondo stesso.

Prima, ultima raccolta poetica di Gabriella Cinti, uscita nel 2022 per Puntoacapo editrice e ripubblicata in seconda edizione nel 2024, con prefazione di Federico Migliorati e postfazione di Mauro Ferrari, riesce nell’impresa di portare il lettore all’interno di queste mitiche lande. L’autrice non compie un’operazione nostalgica, bensì sfrutta il passato come punto di partenza verso il futuro: riparto dalle radici prime / dell’insistere, tra steli / di chimere in cerca d’azzurro, / una capriola d’amore / in fuga dall’abisso. L’invito rivolto al pubblico è quello di dialogare con la solitudine per accogliere il nuovo, senza rimpiangere ciò che è stato, ma attendendo con entusiasmo quel che sarà. Scrive Giovanni Sessa su Barbadillo.it1 che «Cinti è poetessa del risveglio», riassumendo con ciò la sua capacità di s-velare la verità essenziale delle cose, invisibile ai sensi concreti, ma percepibile grazie alla parola poetica; in questo, è ravvisabile la lezione pascoliana.

La silloge di Cinti, dunque, si configura come un viaggio di senso, che percorre trasversalmente diverse sfaccettature dell’umano: da quello biologico a quello antropologico, da quello sociale a quello culturale. Dai suoi versi traspare una certa erudizione: oltre a conoscere il mondo greco-romano in quanto classicista, l’autrice mostra di avere contezza del Vicino Oriente e della tradizione Inca, e di intendersi perfino di chimica, fisica, geologia e dell’evoluzione della specie. In cinquanta componimenti, Cinti rievoca così la storia dell’uomo, quasi a voler suggerire alcuni punti fermi ai quali ancorarsi, per sopravvivere in un tempo che sembra condannarci a un’esistenza sempre più individuale e disgregata. Per questa ragione, la poetessa individua «un filo rosso» che «collega intimamente il personale e il generale»: siamo parte di un tutt’uno più grande, che ha origine nella preistoria (per furore di vita mi includo nei pluriversi, / dove fervore di carbonio prelude / alle forme espanse) e che include ogni forma di vita (Tu che vedi con la pelle / sii mio maestro di luce, dice la poetessa nell’Inno ai cefalopodi, metafora di un modo puro e primordiale di amare).

Proprio il fulcro dell’intera raccolta, da cui il titolo Prima, ulteriore rimando a qualcosa di primigenio e viscerale, è l’Amore, motore e daimon del mondo: c’è sempre un bacio all’inizio della vita; io per amore / non mi arrendo; ma basta una svolta quantica / del cammino stellare / e lo ritrovo per intero / […] / Il seme immortale / del nostro Inizio; di presenza in presenza / area psicosfera, / muove il volo arboreo ad ali ferme, / amore ultravioletto / e incendio elettrico di rinascita.

Il lessico è aulico, corredato da tecnicismi scientifici che impreziosiscono il testo senza appesantirlo: hai aperto gli occhi nel Cambriano; […] Megattera smarrita nell’oltre; solo ieri ti ho conosciuto / acquarea garzetta*. Si noti, in quest’ultima citazione, l’uso dell’asterisco, che accompagna anche altri tecnicismi e le citazioni dal greco (ci sono questi miei giorni / – ἡμέραι χίμαιραι* – / giorni bambini a dorsi del tuo respiro, / navigati su battelli di luce) per introdurre brevi note esplicative al lettore. Non manca l’uso sapiente di figure retoriche, come metafore ed enjambement; la scrittura di Cinti, inoltre, si caratterizza per una dimensione visionaria, grazie alla quale ella giunge a coniare neologismi, come ornitosolare, che unisce il mondo animale (il volo degli uccelli) alla dimensione cosmica del sole.

Ci sono libri che vanno letti piano, per comprenderli, e altri, invece, che vanno afferrati tutti in un colpo, per lasciarsi travolgere dalla luce che emanano. È questo il caso dell’opera di Cinti: un’alchimia di sensi, una sinfonia di forma e contenuto che risveglia nel lettore, come un insight, l’ancestrale comprensione del senso delle cose.


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