Cura e traduzione di Marco Grassano e Marino Magliani.
Commento di Francesco Sasso
Lange Aguiar
Miguel Ángel Díaz Hernández, nato nel 1952 a Icod de los Vinos, Tenerife, è psicologo e scrittore, conosciuto in ambito letterario con lo pseudonimo di Lange Aguiar.
Ha scritto poesie sociali e di denuncia, accanto a opere di carattere intimista, filosofico, religioso e spirituale.
Tra le sue raccolte figurano Essere di Luce, Figlio della Terra, Scampoli dell’Essere, Sudore e Speranza e Poesia di Sangue, oltre al libro di racconti Sussurrami storie magiche.
Canto alla vita ed alla morte
Nella profondità del mio essere,
dove la luce svanisce
e il silenzio si fa immenso,
nasce un bisbiglio di poesia.
Le parole mi danzano in mente,
come farfalle in un giardino,
cercando di farsi plasmare in versi,
anelando a farsi eterne sulla carta.
Le rime si intrecciano fra le mani,
come fili di seta nel mio cuore,
creando un arazzo di sogni e desideri,
una sinfonia di emozioni e passioni.
I versi scivolano sulle mie labbra,
come fiumi incessanti di parole,
risuonando in ogni angolo di universo,
avvolgendo il mondo in melodia.
E dalla penna dell’anima mi sorge,
con ogni verso e ogni strofa,
una poesia sull’amore e sul dolore,
sulle speranze e sulle delusioni.
Un canto alla vita e alla morte,
ai sogni e alla realtà,
un rifugio per l’anima ferita,
una finestra sull’eternità.
In ogni parola è la mia essenza,
in ogni verso il mio essere nudo,
e così lascio nelle mie poesie
piccoli pezzetti del mio cuore.
Questa lirica rappresenta una dichiarazione poetica sulla genesi della scrittura come atto di messa a nudo dell’anima. Attraverso l’uso di metafore naturali e delicate, l’autore esplora i dualismi fondamentali dell’esistenza: luce e silenzio, vita e morte, sogni e realtà. La poesia si configura così come un rifugio catartico per l’anima e un ponte verso la memoria eterna. (f.s.)
L’amore oltre i tempi e le frontiere
Attraverso la mappa invisibile che nulla sa di dogane,
là dove le frontiere sono solo righe di gesso sulla terra,
due correnti d’aria si cercano senza saperlo,
due anime dal respiro divino esistono,
sfidando la distanza,
il ruggito ferito dei mari,
gli anni trascorsi
e la superbia delle montagne.
Non importa che il vento cerchi di sviare la rotta,
né che gli inverni gelino gli orologi.
Quando finalmente il tempo si stanca di attendere,
basta il lampo fugace di uno sguardo
o il ponte sospeso di un sorriso fra le reti
perché l’intero universo stia in silenzio.
È il rincontro di ciò che è sempre stato unito.
Un riconoscersi tacito, un’eco antica,
la certezza assoluta che quest’istante
era già scritto con inchiostro di stelle
molto prima che il respiro iniziale toccasse la carne,
perché c’era un patto stabilito all’origine,
un giuramento muto precedente alla nascita:
attraversare il labirinto degli anni,
sopportare il gravame dell’oblio e dell’attesa,
per tornare a guardarsi negli occhi
e ricordare, alla fine, chi eravamo
sigillati in belli ed eterni baci,
perché quest’amore è di oggi e di sempre
perché non esiste il tempo
nel nostro universo interno.
In questo brano dal forte respiro lirico, l’amore viene elevato a una dimensione cosmica e metafisica, capace di superare qualsiasi confine geografico o temporale. La ricerca reciproca di due anime predestinate si sviluppa attraverso un linguaggio suggestivo e ricco di immagini evocative. Il testo celebra la certezza di un patto primordiale, dimostrando come i sentimenti autentici non possano essere scalfiti dall’oblio né dallo scorrere degli anni. (f.s.)
Sonetto alla sacra luce
Possiede la vita un nome di donna,
nel suo ventre si culla l’universo,
in cui il mistero più sacro e più terso
inizia dolcemente a farsi fiore.
Dal suo corpo la luce nasce ancora,
frangendo la penombra con un dorso,
e nel suo petto amante, puro e immenso,
sta il nutrimento che ci tiene al mondo.
Sorgente della tiepida esistenza,
che alimenta il viandante sul sentiero
col latte benedetto del suo zelo.
È rifugio, radice, anima e essenza;
il miracolo vivo che qui in Terra
l’intera gloria del pianeta include.
Rispettando la struttura classica del sonetto, l’autore compone un inno profondo al principio femminile e alla maternità come fonte sacra della vita. La donna è descritta come il “miracolo vivo” in cui si culla l’universo. La scelta stilistica equilibra armoniosamente la sacralità del mistero della nascita con una visione radicata, terrena e protettiva dell’esistenza. (f.s.)
La mia stessa eco
A volte
molte volte,
fermo il passo.
Una sosta silenziosa nel rumore,
un non sapere cosa mi succede
mentre la terra, sotto i piedi, si muove.
La mia profondità non ha parole.
Ho un desiderio urgente di cambiare pelle,
di alterare il corso delle sensazioni,
di pronunciare, finalmente, un chiaro “no”
agli impegni che mi cadono,
come pioggia di piombo, sulle spalle.
E la notte mi presenta il conto:
il dolore si installa oltre la fronte,
l’insonnia mi tien desta la fatica
e gli incubi mordono le mie ore di riposo.
Perché cambiare è un territorio duro,
un paesaggio difficile.
Tuttavia, insisto a costruire.
Persisto nel creare, nel sostenere il riflesso,
nell’alimentare un’immagine per lo sguardo altrui:
– “Era coerente”, diranno,
“manteneva la parola, era impegnato” –
Conservare questo profilo, questa presenza intatta,
mi costa sangue.
Una voce interna mi mormora: è finita.
Ma continuo.
Silenzioso.
Con le ferite che mi pulsano dentro
e i sentimenti laceri, in frantumi.
Sopporto il peso della mia stessa eco,
attendendo l’istante preciso:
il lampo coraggioso e definitivo
per mollare gli ormeggi,
cambiare rotta
e impadronirmi, una buona volta,
delle redini della mia stessa vita.
Un componimento introspettivo ed essenziale che mette in luce la tensione tra le aspettative sociali e la necessità interiore di autenticità. L’autore esprime il peso schiacciante dei doveri (“pioggia di piombo” ) e la fatica di mantenere un’immagine di coerenza superficiale a scapito della propria pace interiore. La poesia si trasforma in un atto di resistenza intima: il travaglio dell’incertezza e del dolore diventa premessa necessaria per trovare il coraggio di interrompere le catene del passato e riprendere in mano la propria vita. (f.s.)
Note biografiche
Miguel Ángel Díaz Hernández è nato nel 1952 a Icod de los Vinos, Tenerife. Si è costruito il futuro studiando e lavorando, formandosi come psicologo all’Università della Laguna. Lange Aguiar è lo pseudonimo col quale inizia a scrivere fin da giovanissimo e che ha mantenuto durante l’intera vita letteraria; tuttavia, nel mondo sociale e professionale è meglio conosciuto come Miguel Díaz. Molte poesie sociali e di denuncia sono state da lui scritte negli anni difficili della dittatura. Altre poesie, più intimiste, filosofiche, religiose o spirituali, hanno fatto parte di opere teatrali e assemblaggi poetici nel suo paesino, o dei vari allestimenti sociali cui ha partecipato durante molti anni. Lange Aguiar ci offre poesie libere da ogni norma o struttura. Le sue raccolte Essere di Luce, Figlio della Terra e Scampoli dell’Essere sono la massima espressione di questo modo di sentire, mentre i precedenti Sudore e Speranza, Tempio di Luci e Poesia di Sangue, come pure il libro di racconti Sussurrami storie magiche, espongono tematiche sociali. Nel 2024 pubblica il romanzo Leugim, e in procinto di uscire sono altri due titoli della saga: Gli incontri e I sogni di Leugim. Lange è presente in più di cinquanta antologie e ha scritto per diverse riviste letterarie. Sempre nel 2024, gli sono stati concessi il Premio Pablo Neruda dell’Istituto Panamericano delle Lettere e il Premio Mondiale Smart Lion Gold per l’Eccellenza Letteraria dell’Ecuador. Ha partecipato a eventi letterari in Argentina e fa parte di oltre quaranta gruppi letterari di vari Paesi latinoamericani.
CANTO A LA VIDA
Y A LA MUERTE
En la profundidad de mi ser,
donde la luz se desvanece
y el silencio se hace inmenso,
nace un susurro de poesía.
Las palabras danzan en mi mente,
como mariposas en un jardín,
buscando ser plasmadas en versos,
anhelando ser eternas en el papel.
Las rimas se entrelazan en mis manos,
como hilos de seda en mi corazón,
creando un tapiz de sueños y anhelos,
una sinfonía de emociones y pasiones.
Los versos se deslizan en mis labios,
como ríos de palabras que no cesan,
resonando en cada rincón del universo,
envolviendo al mundo en su melodía.
Y de la pluma de mi alma surge,
con cada verso y cada estrofa,
un poema que habla de amor y dolor,
de esperanzas y desengaños.
Un canto a la vida y a la muerte,
a los sueños y a la realidad,
un refugio para el alma herida,
una ventana hacia la eternidad.
En cada palabra está mi esencia,
en cada verso, mi ser desnudo,
y así, en mis poemas voy dejando
pedacitos de mi corazón.
Lange Aguiar. 2026
EL AMOR MÁS ALLÁ DE LOS TIEMPOS
Y LAS FRONTERAS
A través del mapa invisible que no entiende de aduanas,
allí donde las fronteras son solo líneas de tiza sobre la tierra,
dos corrientes de aire se buscan sin saberlo,
dos almas de aliento divino son,
desafiando la distancia,
el rugido herido de los mares,
los años transcurridos
y la soberbia de las montañas.
No importa el viento que intente desviar el rumbo,
ni los inviernos que congelen los relojes.
Cuando el tiempo, por fin, se cansa de esperar,
basta el destello fugaz de una mirada
o el puente colgante de una sonrisa a través de las redes
para que el universo entero guarde silencio.
Es el reencuentro de lo que siempre estuvo unido.
Un reconocimiento callado, un eco antiguo,
la certeza absoluta de que este instante
ya se había escrito con tinta de estrellas
mucho antes de que el primer aliento tocara la carne,
porque había un pacto sellado en el origen,
un juramento mudo previo al nacimiento:
cruzar el laberinto de los años,
soportar el peso del olvido y la espera,
para volver a mirarse a los ojos
y recordar, al fin, quiénes éramos
sellados en hermosos y eternos besos.
porque ese amor es de hoy y de siempre
porque no existe el tiempo
en nuestro interno universo
Lange Aguiar 2026
SONETO A LA SAGRADA LUZ
La vida tiene nombre de mujer,
en su vientre se acuna el universo,
donde el misterio más sagrado y terso
comienza dulcemente a florecer.
De su cuerpo la luz vuelve a nacer,
rompiendo la penumbra en un reverso,
y en su pecho de amor, puro e inmenso,
brota el sustento que nos hace ser.
Manantial de la tibia existencia,
que nutre al caminante en este suelo
con la leche bendita de su celo.
Es refugio, raíz, alma y esencia;
el milagro viviente que en la Tierra
toda la gloria del planeta encierra.
Lange Aguiar 2026
MI PROPIO ECO
A veces
muchas veces,
detengo el paso.
Un alto silencioso en mitad del ruido,
un no saber qué me pasa
mientras la tierra, bajo mis pies, se mueve.
Lo más profundo de mí no encuentra palabras.
Tengo un deseo urgente de mudar la piel,
de alterar el curso de mis sensaciones,
de pronunciar, por fin, un “no” rotundo
a los compromisos que caen, como lluvia de plomo,
sobre mis hombros.
Y la noche me pasa factura:
el dolor se instala tras mi frente,
el insomnio desvela mi fatiga
y las pesadillas muerden mis horas de descanso.
Porque cambiar es un territorio duro,
un paisaje difícil.
Sin embargo, insisto en construir.
Persisto en crear, en sostener el reflejo,
en alimentar una imagen para la mirada ajena:
—”Era coherente”, dirán,
“cumplía su palabra, estaba comprometido”—.
Mantener este perfil, esta presencia intacta,
me cuesta sangre.
Una voz interna me susurra: se acabó.
Pero continúo.
Silencioso.
Con las heridas latiendo hacia dentro
y los sentimientos astillados, rotos.
Soporto el peso de mi propio eco,
esperando el instante exacto:
ese destello valiente y definitivo
para soltar amarras,
cambiar de rumbo
y adueñarme, de una vez por todas,
de las riendas de mi propia vida
Lange Aguiar 2026
Notas Biográficas
Miguel Ángel Díaz Hernández, nació en 1952, en Icod de los Vinos, Tenerife. Forjó su futuro simultaneando sus estudios con el trabajo, realizando su carrera universitaria como psicólogo en la Universidad de la Laguna. Tesorero de Acte Canarias desde febrero de 2024 hasta el 2026 y es el actual Presidente de dicha asociación cultural de escritores de Canarias. Coordinador de la Tertulia Escribamos y del taller literario Te Verde de ACTE. Lange Aguiar es el nombre con el que comienza a escribir desde muy joven y que mantiene a lo largo de su vida literaria, sin embargo, en el mundo social y profesional es más conocido como Miguel Díaz. Muchos poemas sociales y de denuncia fueron escritos por él en los años difíciles de la dictadura. Otros poemas, más intimistas, filosóficos, religiosos o espirituales formaron parte de obras de teatro y montajes poéticos en su pueblo, o en las diferentes organizaciones sociales en las que ha participado durante muchos años. Lange Aguiar, como escritor, nos ofrece unos poemas libres rompiendo toda norma y estructura. Sus poemarios Ser de Luz, Hijo de la Tierra y Retazos del Ser son una expresión máxima de este sentir junto a las reediciones de lo poemarios sociales “Sudor y Esperanza” del año 1978 y la de Templo de Luces de 1976, así como la reedición del poemario Poesía de Sangre de los años setenta dentro de la colección LETREANDO y el libro de cuentos Susúrrame cuentos mágicos
En 2024 publica con la Editorial Fuerte letra, y dentro de la Colección Teide de ACTE, su novela Leugim y a punto de salir están las dos obras que le acompañarán de la saga Leugin: Los encuentros y los sueños de Leugim. Lange participa de forma activa en más de cincuena antologías y en diversas revistas literarias, de las cuales cabría citar, entre otras, Tamasma cultural y la Revista Canaria Literaria. En 2024 le fue concedido, entre otros reconocimientos, el Premio Pablo Neruda del Instituto Panamericano de las Letras, y el premio Mundial Smart Lion Gold a la excelencia literaria de Ecuador y ha participado en diversos eventos literarios en Argentina en el 2024 y en el 2025, aparte de formar parte de mas de cuarenta grupos literarios de diversos países latinoamericanos.
Atlante delle traduzioni è uno spazio dedicato all’incontro tra lingue, culture e tradizioni poetiche. Ogni mese proporrà traduzioni inedite di poeti e scrittori provenienti da diverse parti del mondo, con un’attenzione particolare alla ricchissima produzione letteraria del Sudamerica. Un itinerario attraverso voci, geografie e immaginari che, grazie al lavoro di traduzione, continuano a dialogare con i lettori italiani.
A cura di Marco Grassano e Marino Magliani su www.retroguardia.net.
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