Adriana Gloria Marigo, Metrica del tempo, Edizioni Delta3, 2024, pp. 128, € 12,50
di Francisco Soriano
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Si è sempre felici per le buone notizie, soprattutto per quelle che riguardano la presenza di scrittrici e di scrittori che all’interno dei loro testi, in prosa o in poesia ricercano un lessico che non segue il cosiddetto «canone ibrido» contemporaneo di una lingua malferma, metallica, impoverita e imbarazzante.
Ci pensa in questo caso Adriana Gloria Marigo con la silloge, Metrica del tempo, che in una sua intervista afferma: «mai potrò rinunciare a quei “padri fondatori” per accogliere modi e forme dalla durata breve e, soprattutto, rimestanti nella bassura imperante, sguarniti di ampi orizzonti». Non a caso in esergo alla silloge poetica Marigo cita un brevissimo scritto di Apollonio Rodio, tratto dal secondo libro delle Argonautiche, in cui lasciandoci presagire l’afflato di ricerca e di attenzione che la ispirano, così recita: «Fate dapprima la prova con una colomba, in auspicio, e speditela davanti alla nave».
Commovente il verso che introduce l’intera opera, preghiera, canto, debito riconosciuto verso la parola e la sua potenza vitale inestinguibile: Dio fenicio dell’alfabeto, / a te porto devozioni affinché / a me sia – nell’ordine della pagina / chiaro pensiero. Quel dio fenicio sopravvissuto, nonostante tutto, dona il talismano che riproduce in questi versi il candore di una storia poetica assolutamente immanente e immortale. Il chiaro pensiero è l’ossessiva ricerca di un cammino non privo di famelici desideri di perfezione.
Per rimanere in tema, Marigo si chiede in forma retorica mai più adeguata al torpore bieco dei nostri tempi: Dove sono finiti gli dei? La poetessa non si sottrae al discernimento di una complicata risposta. Il quadro si riassume all’interno di uno spazio incantato fra mirti e allori, piante di vetusta memoria classica, nel bambino divino in beltà di spartito bachiano. Se innocenza è necessaria nella ricerca della parola e del poetare, niente è precluso se si è disponibili a combattere nel «tumulto blasfemo degli umani». Eppure nulla è possibile se non nella simbiosi con il vago, che siano cieli o mari, déi oppure uomini. La questione è la consapevolezza di scrivere in base a un proprio ragionato dispositivo critico, che interpella dentro di noi quale ruolo abbia ancora la parola poetica all’interno della società contemporanea. Ritengo Adriana Gloria Marigo come una esponente radicale della poesia nel segno di una resistenza verbale che lotta – strenuamente, contro il nulla delle elucubrazioni sul «canone odierno» che nella realtà non esiste. Inoltre non si può essere d’accordo sul pretestuoso e demenziale parallelismo di canoni letterari profondi nel lessico e nel pensiero, con il raggelante e limitante linguaggio della cosiddetta poesia elettronica.
Quousque tandem, infatti, fino a quando bisognerà adagiarsi sulle sponde del nulla e dell’innocuo? Su questo dilemma Marigo risponde dissolvendo qualsiasi «ostilità» fra il tempo interiore e quello esteriore, conciliandosi in una armonia che è l’elemento fondante della sua poesia. La poetessa con le sue parole chiarisce quanto sia cosciente il discernimento, l’interpretazione e il vissuto quotidiano del tempo, e avverte: «attraversare il tempo è una questione per cui la complessità dell’esistenza richiede misura, assetto di grazia determinazione comprensione – il corrispettivo dinamico dell’intrinseca misura immobile del tempo che per l’uomo resta, oltre ogni disquisizione di ordine filosofico, un enigma, una provocazione a sondare l’imperscrutabile, cogliere la ragione del suo statuto che a noi appare fermo indifferente assurdo».
Nella consapevolezza della stabilità teorica della poetessa e della sua esplicita posizione nel quadro delle poetesse e dei poeti contemporanei, possiamo sostenere quanto il lessico utilizzato non sia appannaggio, così e semplicemente, di una esercitazione linguistica. Dunque mai e poi mai dire che le sue parole siano da incasellare in un lessico arcaicizzante, desueto e svuotato del suo significante: sosteniamo con fermezza il contrario, e rilanciamo sostenendo che il canone al quale ispirarsi debba essere, ancora una volta, quello dei padri costituenti la nostra lingua così ricco, profondo e permeante che potrebbe valere per il resto dell’esistenza di questo pianeta.
Il sistema dei versi approntato dalla poetessa, alla lettura ad alta voce, ben corrisponde al titolo dell’intera elegia, con ritmo in armonia e ben dissodato da assonanze che potrebbero infliggere aritmie spiacevoli. Frammenti ancorati alla immediatezza e alla possente opera di rivisitazione dei classici, in senso mitico e talvolta mistico, sono semplicemente il segno del retroterra culturale, intenso, della poetessa. La parola poetante ben assolve all’immaginazione che sembra sopraggiungere in lampi di rigogliosa luce e ombre di temperata e mite tristezza.
E come non sottolineare l’idea della poesia invincibile sul mondo, nel luogo dell’eroico furore di Giordano Bruno, quando Marigo con parole di fuoco declama il suo percorso artistico: Eccellenti Mitomodernisti / noi che affermiamo la virtù della soglia / dove si compie l’età dell’albore / apprestiamo dal varco ignorato / la parola movente dall’intrico / dei segni alla saetta immaginale / rovesciamo la cortina del mondo / la scena dell’incompiuto / la fornitura del cavallo ingannevole / giacché ci accogliamo attorno / alla maestria eidetica, / sola impressiva mathesis del mondo. Stupendo il connubio non solo contenutistico dei termini soglia/età/varco/parola/saetta/cortina/scena/mathesis con quelli che ne determinano l’azione e la loro intrinseca realizzazione come: affermiamo/ compie/apprestiamo/movente/immaginale/rovesciamo/incompiuto/accogliamo.
Nulla si lascia al caso – seppure – è necessario passare il varco, ancora una volta, delle Simplegadi, quelle scogliere aguzze perennemente instabili e affioranti fra acque altrettanto impervie, così come sarebbe capitato al di là della notte dei tempi alla nave Argo, che con i suoi argonauti dovette affrontarle per accedere al Porto Eusino. Metafora di alto valore e non semplice forma retorica che ci illustra quanto complesso sia il percorso che la poesia debba continuamente compiere. I versi della poetessa sono scorci di rara bellezza, ci colgono nell’entusiasmo della lettura e del suono adamantino, così intrisi di originalità e coraggio che destano in noi un senso di eternità smarrita dal quotidiano e dal volgare vociare dei poeti del cin cin domenicale: Se nella notte l’universo / amerà d’amore eternale / la vitrea movenza dell’aria / il mare esulterà domani / fastoso nell’ora di sole alta.
Monadi e luci e ombre siamo, che cos’altro, e per questo esistiamo, laddove «Sbreccata la notte, / sorge l’azzardo del giorno / un sole più basso accerta / schiere lucenti, scintillìi / fuggevoli su ceralacche argentine / più cupo dimora sul muro / il relitto dell’ombra». La stagione della bellezza e dell’amore appare in un tramonto irreversibile, ma la poesia incarna il mistero che ci agita e che dentro di noi inarca da sempre e per sempre il senso puro della nostra ribellione.
Adriana Gloria Marigo vive a Luino (VA); studi universitari in pedagogia a indirizzo filosofico, poeta, aforista, critico letterario, ha pubblicato: Un biancore lontano, LietoColle, 2009; L’essenziale curvatura del cielo, La Vita Felice, 2012; Senza il mio nome, Campanotto Editore, 2015; Astro immemore, Prometheus, 2020; Arte della navigazione notturna, Caosfera Edizioni, 2022; Metrica del tempo, Delta3Edizioni, 2024; Minimalia (aforismi), Campanotto Editore, 2017. Testi di poesia, interventi critici, traduzioni in spagnolo di aforismi e poesie sono presenti in antologie poetiche, riviste e siti di cultura letteraria, riviste specialistiche di aforismi. È presente in Pianeta Donna. Poetesse italiane del 2000, Kimerik, 2022, a cura del poeta e critico letterario Domenico Pisana; in Gli specchi della luna. Poesia femminile del Novecento, Bertoni, 2022, a cura del poeta, scrittore, traduttore Silvio Raffo; in Antichi e moderni. Studi di Poesia, Edizioni Helicon, 2022, a cura di Andrea Matucci docente di Letteratura Italiana all’Università di Siena; in Il pensiero poetante, n. 6, Genesi Editrice, 2023, a cura del poeta, presidente onorario della “Lectura Dantis Metelliana” Fabio Dainotti.
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