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Orizzonte degli eventi

a cura di Francesco Sasso

Tag: IL TERZO SGUARDO Page 1 of 3

IL TERZO SGUARDO n.48: Vent’anni di attesa. Aa. Vv. “L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012). Archivio storico”, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo

Aa. Vv. L’evoluzione delle forme poeticheVent’anni di attesa. Aa. Vv. L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012). Archivio storico, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo, Napoli, Kairós Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella*

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Scrive Ninnj Di Stefano Busà nella sua Introduzione alla voluminosa antologia che lo vede curatore insieme ad Antonio Spagnuolo:

«Diciamolo subito che non esistono due linguaggi: uno per la Poesia surreale, magico, ermetico, inaccessibile ai molti, e uno feriale, per i comuni mortali. La poesia può vibrare ovunque in maniera naturale, anche nelle lasse di un’espressione lontana dall’ipertrofia delle metafore o dalle ambiguità emergenti dall’inconscio, dagli assurdi e dagli arbitrii delle avanguardie a ogni costo. E “per ogni costo” s’intenda anche quello di inquinare il linguaggio, impoverirlo e strumentalizzarlo in modo deleterio e anarcoide. D’altra parte bisogna riconoscere che il linguaggio comune non è certo meno efficace di quello colto, o immaginifico, che, anzi, il suo fondo realistico-logico, sentimentale può essere ben compreso, ma notevolmente più apprezzato, ammettiamolo, sarà il linguaggio ricco di ambivalenze, di metafore, di tensioni allusive proprie di una discorsività che ha varianti emozionali ricercate e volutamente sensazionali, »[1].

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IL TERZO SGUARDO n.47: L’inconscio della scrittura. Andrea Galgano – Irene Battaglini, “Frontiera di pagine”

Andrea Galgano – Irene Battaglini, Frontiera di pagine,L’inconscio della scrittura. Andrea Galgano – Irene Battaglini, Frontiera di pagine, Roma, Aracne, 2013

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di Giuseppe Panella*

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Fin dalle sue origini, la psicoanalisi si è cimentata con la letteratura e con l’arte, provandosi a dare una serie di risposte agli stessi interrogativi che la critica letteraria si pone da sempre.

Una lunga serie di analisi freudiane al riguardo costituiscono un corpus impressionante di tentativi di spiegare, attraverso l’interrogazione dell’inconscio, del perché un’opera d’arte sia nata così e abbia assunto proprio l’assetto formale che ad essa risulta necessario e consapevolmente più adeguato ad esprimere le esigenze dell’artista che l’ha realizzata.

Il caso rappresentato dal saggio di Freud sul Mosè di Michelangelo del 1914 (ma anonimo e poi riconosciuto solo nel 1924) è al riguardo esemplare: l’atteggiamento e la postura del profeta biblico sono la spia, la traccia manifesta della volontà di Michelangelo di spiegarne il comportamento successivo e l’atteggiamento umano di collera che lo contraddistinguono.

La raccolta degli scritti di Irene Battaglini e di Andrea Galgano, simbolicamente intitolata Frontiera di pagine, vuole disporsi teoricamente sul discrimine esistente tra critica d’arte ed esercizio psicoanalitico e cercare di utilizzare entrambe per raggiungere il risultato voluto: la ricostruzione del percorso di un’artista importante e significativo e lo svelamento del segreto contenuto nelle sue opere in modo tale da far esplodere tutta la potenza dell’inconscio che in esse si dispiega.

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IL TERZO SGUARDO n.46: Pirandello e il suo doppio (critico). Adriano Tilgher, “Pirandello o il dramma di vedersi vivere”

Adriano Tilgher, Pirandello o il dramma di vedersi viverePirandello e il suo doppio (critico). Adriano Tilgher, Pirandello o il dramma di vedersi vivere, a cura di Pierfrancesco Giannangeli, Chieti, Solfanelli, 2013

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di Giuseppe Panella*

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La fortuna critica (e successivamente l’apprezzamento del pubblico) per Luigi Pirandello è tardato molto a manifestarsi e se su di lui un dibattito più aperto e sensibile alle sue prospettive generali di scrittore è iniziato e ha permesso che lo scrittore siciliano raggiungesse un buon successo anche in ambito italiano (nonostante le stroncature di Croce e il rifiuto pregiudiziale degli intellettuali che lo avversavano, con l’eccezione solitaria delle positive note recensorie di Antonio Gramsci) lo si deve sicuramente ad Adriano Tilgher.

Nonostante una serie piuttosto dura di critiche nei confronti della produzione di Pensaci, Giacomino!, (realizzata nella versione originale in lingua siciliana al Teatro Nazionale di Roma, il 10 luglio 1916, dalla Compagnia di Angelo Musco), non molti anni dopo, nel 1923, pubblicando i suoi Studi sul teatro contemporaneo, il giudizio sul commediografo girgentino sarà radicalmente rovesciato. Se nella recensione al lavoro messo in scena nel 1916, Tilgher aveva scritto: “Gli sciocchi possono scambiare per profondità il sorriso ironico del Pirandello sui suoi personaggi, ma chi ha buon gusto non si lascia ingannare”[1], nel volume di sette anni dopo l’analisi sarà molto diversa e molto più favorevole:

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IL TERZO SGUARDO n.45: Mantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, “Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso”

Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sessoMantegazza, lo scienziato iconoclasta. Monika Antes, Misurare l’amore. Paolo Mantegazza scienziato del sesso, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2013

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di Giuseppe Panella*

 

Le carte di Paolo Mantegazza (oggi conservate nel Museo fiorentino di Storia Naturale di via del Proconsolo al numero 12, nel cosiddetto Palazzo Nonfinito), sono quel che è ancora oggi più importante da esaminare dell’opera del padre dell’antropologia medica italiana e del lascito di quello che fu uno degli studiosi più famosi del costume della società e dei caratteri originari della soggettività umana in settori che venivano considerati all’epoca del tutto marginali e, forse peggio, rimanevano pur sempre gravati da un pesante interdetto di carattere morale, non sono state ancora esplorate, classificate e analizzate con la necessaria completezza e l’adeguata profondità di vedute.

Si tratta di un lavoro appena iniziato ma che può portare ad analisi storiche e filologiche, a scoperte scientifiche e a conclusioni ancora tutte da verificare.

Su Mantegazza, indubitabilmente, c’è ancora molto da dire, da scrivere e da studiare.

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IL TERZO SGUARDO n.44: Variazioni sul Gattopardo e la sua mitologia. Salvatore Silvano Nigro, “Il Principe fulvo”

Variazioni sul Gattopardo e la sua mitologia. Salvatore Silvano Nigro, Il Principe fulvo, Palermo, Sellerio, 2012

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di Giuseppe Panella*

 
Il romanzo-saggio di Salvatore Silvano Nigro che indaga sulla storia e il destino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo grande libro di una vita è dedicato al bibliotecario Raffaele Giampietro, qui indicato con il nomignolo affettuoso di Bendicò. Viene identificato cioè con il nome del gigantesco alano che accompagna il principe Fabrizio Salina in tutti i momenti culminanti della narrazione dei suoi ultimi anni di vita. Ma non si tratta, certamente, di un epiteto diffamatorio o una diminutio capitis dell’eccellente bibliotecario della Scuola Normale Superiore di Pisa (dove anche Nigro per qualche tempo ha insegnato Letteratura italiana contemporanea) ma di un elogio sia pure amicale.

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IL TERZO SGUARDO n.43: La pagina e lo schermo. Vito Santoro, “Calvino e il cinema”

La pagina e lo schermo. Vito Santoro, Calvino e il cinema, Macerata, Quodlibet, 2011

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di Giuseppe Panella*

 

“Non so niente di cinema” si intitola il primo capitolo di questo bel libro di Vito Santoro dedicato ai rapporti tra Italo Calvino e l’ottava musa. Ma, ovviamente, non è vero. Dalle sue molte opere, in particolare da quelle saggistiche, è possibile ricostruire un suo rapporto privilegiato con alcuni aspetti del cinema italiano (in particolare, con la produzione di Michelangelo Antonioni) e con l’estetica del cinema nello specifico della sua scrittura.

Nelle tre sezioni in cui è composto il libro, Santoro esamina in prima istanza Calvino come “spettatore” e la sua autobiografia dal punto di vista dell’importanza del cinema nella sua formazione di uomo o di scrittore, poi passa a esaminare la sua produzione di critico cinematografico e di Presidente della Giuria del Festival di Venezia nel 1981, infine in Dalla pagina allo schermo ricostruisce dettagliatamente tutte le trascrizioni sul grande e piccolo schermo di opere letterarie dello scrittore. A che conclusioni arriva il saggio di Santoro?

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IL TERZO SGUARDO n.42: Le parole del tempo e la letteratura. Gualberto Alvino. “La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino”

Le parole del tempo e la  letteratura. Gualberto Alvino. La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino, con una prefazione di Pietro Trifone, Napoli, Loffredo, 2012

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di Giuseppe Panella*

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La poesia e la letteratura è composta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e gli stati d’animo. Ma, a parte l’aspetto affettivo e dei sentimenti espressi in ragione di essi, è intrinsecamente costituita di parole. Nell’analisi della scrittura letteraria non si può fare a meno di soffermarsi su di esse, sulla loro natura, sulla loro vita, sulla loro origine, sulla loro specificità. Di conseguenza, i poeti e gli scrittori possono usarle attingendole al parlato quotidiano, all’usuale composto utilizzato per comunicare ogni giorno con gli altri in tutte le situazioni concrete del vivere associato oppure attingere al grande patrimonio lessicale della tradizione culturale cui tutti partecipiamo ma di cui molto spesso ci dimentichiamo invece di usarlo. Gualberto Alvino ha deciso di dedicare la sua operosità erudita e la sua sapienza di studioso alla ricerca delle occorrenze linguistiche presente nelle opere di tre grandi autori meridionali (tutti siciliani, per l’esattezza) e di verificarne la puntualità, l’invenzione e, come dice il titolo della sua raccolta di saggi, la “verticalità”. Ma Alvino non solo ha portato a termine questa sua ricerca nella modalità sua propria di filologo (e cioè di “lettore lento” – come scrive Nietzsche nella sua Prefazione a La nascita della tragedia) ma l’ha anche arricchita con un saggio, un Dialogo tra lo Scettico e il Fautore, in cui giustifica more teoretico l’assunto della sua prospettiva di studi.

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IL TERZO SGUARDO n.41: Critica letteraria ed evoluzione (criminale) della società contemporanea. Romolo Runcini, “La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. 3. Il romanzo industriale”, a cura di Carlo Bordoni

Critica letteraria ed evoluzione (criminale) della società contemporanea. Romolo Runcini, La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. 3. Il romanzo industriale, a cura di Carlo Bordoni, Napoli, Liguori, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Per le affettuose e attente cure di Carlo Bordoni, si conclude con un terzo volume dedicato al romanzo industriale, il poderoso tentativo di ricostruzione dei rapporti tra società contemporanea e narrativa di genere iniziato da Romolo Runcini nel 1995 con  La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. Il Gothic Romance pubblicato sempre da Liguori e proseguito con lo stesso editore nel 2002 con La paura e l’immaginario sociale nella letteratura. Il Roman du Crime.

Il terzo blocco analitico prodotto da Runcini è composto in gran parte da saggi già usciti su rivista o come introduzioni a romanzi assai importanti per la ricostruzione dei problemi più significativi nell’ambito della sociologia della letteratura (è il caso di Kim di Rudyard Kipling, la cui edizione per i Grandi Libri Garzanti data al 1987). In esso sfilano tutti i maggiori autori di fine Ottocento e di inizio Novecento: il volume, infatti, si apre con la ricostruzione della nascita della Metropoli moderna nell’opera di Dickens e si chiude sulle immagini disperanti e allucinate dei romanzi più noti di George Orwell e di Aldous Huxley. Si tratta, quindi, dell’itinerario della soggettività moderna attraverso la paura e il terrore, di una ricostruzione dell’immaginario collettivo occidentale in chiave di incubo morale e dichiaratamente sociale e, soprattutto, di un’indagine su temi di grande rilevanza politico-culturale in cui sono in gioco il modo in cui eventi storici assai rilevanti per il destino della contemporaneità sono stati oggetto di rappresentazione letteraria e romanzesca.

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IL TERZO SGUARDO n.40: Sud come metafora del presente. Paolo Saggese, “Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud”

Sud come metafora del presente. Paolo Saggese, Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud, prefazione di Pino Aprile, con interventi di Michele Ciasullo e Dario Meninno, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Il termine Crescita zero non indica più, come in passato, la decisione di non costruire più oltre la cubatura già presente in situazioni urbanisticamente già compresse e affollate o il saldo ugualitario tra natalità e mortalità in demografia. Nella dimensione presente del linguaggio economico, indica drammaticamente la stagnazione presente a livello di sviluppo sociale e di produzione di ricchezza e, soprattutto, è l’indice di una situazione che va sempre più deteriorandosi perché alla mancanza di investimenti continuativi non può che conseguire l’annullamento delle prospettive relative alla creazione di nuovi posti di lavoro. Senza crescita economica stabile, niente ricchezza sociale e senza di questa l’unica possibilità presente che rimane a chi ne è soggetto è la disoccupazione a tempo indeterminato e la morte civile che necessariamente ne consegue.

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IL TERZO SGUARDO n.39: Un concorso pubblico di Dino Campana. Paolo Maccari, “Il poeta sotto esame”

Un concorso pubblico di Dino Campana. Paolo Maccari, Il poeta sotto esame, con due importanti inediti di Dino Campana, Firenze, Passigli, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

 

Anche Dino Campana, il più irregolare (e forse maudit, sicuramente il più sfortunato dal punto di vista umano) tra i fin troppo “regolari” poeti italiani del Novecento, si è sottoposto a un esame statale per cercare di avere un posto di lavoro stabile come insegnante di francese.

In un eccellente reportage tra  lo storico-critico e il filologico, Paolo Maccari (interessante poeta e già studioso di Bartolo Cattafi) ha portato alla luce i compiti scritti redatti dall’autore dei Canti Orfici in occasione di un concorso bandito dal Regio Istituto di Studi Superiori di Firenze (istituzione universitaria che, all’epoca, vantava Ernesto Giacomo Parodi tra i suoi più autorevoli docenti) per l’insegnamento delle lingue straniere nei ginnasi italiani.

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IL TERZO SGUARDO n.38: Chi ha paura di Guido Piovene? Franco Cordelli, “L’ombra di Piovene”

Chi ha paura di Guido Piovene? Franco Cordelli, L’ombra di Piovene, Firenze, Le Lettere, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Perché Guido Piovene è stato dimenticato dagli editori, dai lettori e anche dai critici e sopravvive stentamente in qualche tesi di laurea? Secondo Franco Cordelli, la prima ragione per cui nessuno oggi legge più le sue opere (romanzesche e diaristiche) è dovuta al fatto che lo scrittore è sempre rimasto il grande giornalista che fu, anche nell’opera di finzione. La seconda è più complessa:

«La seconda ragione per cui Piovene non viene più letto è anch’essa duplice, letteraria e filosofica. In questo senso Pampaloni ha ragione. Piovene fu mostruosamente intelligente. Ma l’intelligenza, l’essere stato uno scrittore per così dire francese (alla Constant, alla Sènancour, tutto analitico, privo di quella divina facoltà, diventare plastico, se non corporeo) è sempre, in Italia, percepito come limite, come colpa. In questo caso, una colpa in più. L’altro aspetto dell’intelligenza di Piovene è lo stesso che condanna Flaiano. Se Flaiano si salva è per i suoi meriti comici, cioè extra-letterari. Ma egli fu uno dei grandi scrittori nichilisti del Novecento italiano. Un altro fu Piovene» (p. 10).

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IL TERZO SGUARDO n.37: Estetica marxista. Emiliano Alessandroni, “La rivoluzione estetica di Antonio Gramsci e György Lukács”

Estetica marxista. Emiliano Alessandroni, La rivoluzione estetica di Antonio Gramsci e György Lukács, prefazione di Pietro Cataldi, Padova, Il Prato, 2011

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di Giuseppe Panella*

«Questo studio affronta in prevalenza questioni che sono state attuali negli anni Venti e Trenta in Europa, e poi di nuovo fra gli anni Cinquanta e i Sessanta; e che oggi sono tramontate dal dibattito. Resuscitarle implica il rischio di apparire anacronistici e sorpassati. In questa percezione si agita appunto il concetto di “egemonia”. Il velo di polvere caduto sulle grandi questioni teoriche qui considerate è infatti parte di una generale sconfitta delle prospettive di cambiamento presenti negli attori che le hanno animate. Questo studio ha il merito di rifiutare la sconfitta come dato irreversibile e di non scendere, d’altra parte, sul terreno dell’archeologia filologica. Tratta cose morte come se fossero vive. Se un solo giovane, leggendo, sarà interessato e coinvolto, avrà avuto ragione» (pp. 10-11).

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IL TERZO SGUARDO n.36: VISIONS OF GERARDO. Il tratto, il colore, il segno

VISIONS OF GERARDO. Il tratto, il colore, il segno

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di Giuseppe Panella*

Visioni di Gerard è il titolo di uno dei più bei romanzi autobiografici (ma, in fondo, lo erano tutti) di Jack Kerouac in cui raccontava la sua vita a Lowell, Massachussets, durante la sua adolescenza e il suo rapporto con il fratellino Gerard cui era molto attaccato). Il paesaggio descritto in Visions of Gerard è sempre freddo, grigio, nevoso, rallegrato solo a sprazzi da qualche raggio di sole primaverile e sempre ostile tanto da costringere spesso ad un’esistenza di tipo claustrofobico e nevroticamente isolato.

Ben diversi sono i paesaggi che arricchiscono le tele di Gerardo Rodriguez Quiros, un artista la cui solarità e volontà di magnificenza coloristica non possono certo essere messe in discussione. Ma non si tratta, tuttavia, qui soltanto di un’emergenza direi tattile di un’espressione coloristica che permea e attraversa la tela quanto di un recupero della capacità di disegnare attraverso il colore, di rendere cioè il colore l’elemento fondamentale (e determinante) nell’elaborazione del tratto.

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IL TERZO SGUARDO n.35: Sondaggi leopardiani e ritrovamenti (veri o presunti). Lorenza Rocco Carbone, ““L’Italia agli Italiani”. Versi inediti veri o presunti di Giacomo Leopardi” & Novella Bellucci, “Il “gener frale”. Saggi leopardiani”

Sondaggi leopardiani e ritrovamenti (veri o presunti). Lorenza Rocco Carbone, “L’Italia agli Italiani”. Versi inediti veri o presunti di Giacomo Leopardi, con una prefazione di Pasquale Maffeo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2011; Novella Bellucci, Il “gener frale”. Saggi leopardiani, Venezia, Marsilio, 2010

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di Giuseppe Panella*

Saranno davvero di Giacomo Leopardi (e scritti nel 1836 poco prima della morte) i versi riportati nel cuore del saggio ad essi dedicati da Lorenza Rocco Carbone? Probabilmente non si saprà mai con certezza in assenza di una documentazione filologicamente corretta e adeguatamente commisurata all’oggetto che li concerne. Sarebbe tuttavia magnifico se questi versi scritti sull’onda della notizia di una sottoscrizione (Leopardi o chi per esso dice “soscrizioni”) in favore della costruzione di un monumento in onore della grande soprano francese Maria Malibran da poco deceduta a Manchester il 23 settembre 1836 fossero effettivamente del poeta di Recanati. L’autore dei versi si dice costernato da questa prospettiva quando, invece, uomini ben superiori per cultura e per importanza nazionale sono stati affidati all’incuria sepolcrale delle fosse comuni:

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IL TERZO SGUARDO n.34: Intellettuali, politica, misantropia. “Alfonso Berardinelli, Che intellettuale sei?”

Intellettuali, politica, misantropia. Alfonso Berardinelli, Che intellettuale sei?, Roma, Nottetempo, 2011

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di Giuseppe Panella*


Il tema della necessità e dell’importanza della funzione degli intellettuali tormenta da sempre l’intelligenza critica di Alfonso Berardinelli. Alla riflessione su questo argomento ha dedicato numerosi libri e libretti – uno di essi, di notevole acume, si intitolava L’esteta e il politico: sulla nuova piccola borghesia (Torino, Einaudi, 1986) e si proponeva di sondare la cionsistenza di diverse e compossibili tipologie di questa categoria sociale; un altro, di undici anni dopo, L’eroe che pensa. Disavventure dell’impegno (Torino, Einaudi, 1997), ritornava sul tema in chiave più divertita e, se possibile, più amara, con momenti, tuttavia, di forte coinvolgimento satirico.

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IL TERZO SGUARDO n.33: Psicocritica e forme di conoscenza della poesia. Anna Maria Guidi, “La carità erotica nell’edonismo geoestetico della poesia di Sandro Penna: un approccio psicocritico”

Psicocritica e forme di conoscenza della poesia. Anna Maria Guidi, La carità erotica nell’edonismo geoestetico della poesia di Sandro Penna: un approccio psicocritico, prefazione di Lia Bronzi, Foggia, Bastogi, 2010

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di Giuseppe Panella*


«La grandezza di Penna – grandezza unica nel nostro secolo – sta infine in una scelta radicale ed estrema. Penna è il solo poeta del Novecento (non solo italiano) il quale non sia mai sceso a patti, per nessuna ragione, con la realtà ideologica, morale, politica, sociale, intellettuale del mondo in cui viviamo. Mai che Penna abbia frequentato, anche solo per un istante, questa realtà. Non la contestava, non la protestava. Delle idee del secolo, Penna aveva anzi rispetto; ma era il rispetto di uno scienziato il quale osservi, incuriosito, un gioco di fanciulli. Penna aveva rifiutato il mondo degli adulti; lo aveva rifiutato come un mondo insignificante, un po’ volgare, un po’ miserabile; un mondo fatto di loschi affari e di vanità risapute, di angosce meschine e di ridicoli imbrogli. Penna aveva rifiutato di “appartenere alla realtà”, la sua parola tematica è “vita”. Se questa scelta sia stata eroica, quanto intelligente e lungimirante, giudicheranno i posteri: “se posteri” – diceva Penna masticando le parole, biascicandole (soffriva di piorrea) con l’orgoglio infantile di chi pronuncia un pensiero pauroso – “se posteri ci saranno”»

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IL TERZO SGUARDO n.32: Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, “All’ombra del gatto nero”

Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, All’ombra del gatto nero, Milano, Mursia, 2011

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di Giuseppe Panella*

Apparentemente il gatto nero e le sue vicissitudini non sembrerebbero il soggetto adatto per una ricostruzione così a vasto raggio della cultura occidentale (fa eccezione il bel saggio che ricostruisce Il grande massacro dei gatti, opera di Robert Darnton, un pregevole storico dell’Illuminismo che rievoca questo episodio realmente avvenuto a Parigi a metà del Settecento). Eppure Marina Alberghini è riuscita, attraverso una vertiginosa carrellata che parte dall’antico Egitto e finisce praticamente ai giorni nostri, a trasformare la figura del gatto in una sorta di magico psicopompo che accompagna gli uomini e la loro esistenza dagli albori della loro storia fino ad alcune delle sue manifestazioni più recenti.

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IL TERZO SGUARDO n.31: La bellezza alla rovescia. Le piazze d’Italia di Stefano Bottini

Milano riflesso su semisfera, di Stefano Bottini

La bellezza alla rovescia. Le piazze d’Italia di Stefano Bottini

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di Giuseppe Panella*

 

«…l’occhio non può vedere se stesso che per riflesso, per mezzo di qualche altra cosa»
(William Shakespeare, Giulio Cesare, atto I, scena II)

1. A partire da un film di Stanley Kubrick

 

In una delle più straordinarie sequenze di 2001: A Space Odyssey di Stanley Kubrick (1968) [1], quella cioè che dovrebbe mostrare la vita quotidiana come viene vissuta nello spazio sia nella sua semplicità di gesti e di modi che nella sua ripetizione di momenti che dovrebbero essere simili ad essi anche nella loro dimensione terrestre, si vede una hostess della Compagnia interplanetaria di viaggi entrare in una cabina popolata di passeggeri per portare ad uno di essi una bevanda che gli è stata richiesta. Si tratta, quindi, di un gesto apparentemente del tutto banale, di una vicenda che non dovrebbe essere degna di indugi e di presentazioni. Ma quello che accade nella sequenza è del tutto sbalorditivo agli occhi di un uomo che vive ancora nella gravità terrestre: la hostess, entrando nella cabina dei passeggeri, fa un giro completo su stessa, bottiglia e bicchiere la seguono nella sua traiettoria e, alla fine di esso, la donna giunge vicino al viaggiatore per porgergli ciò che gli è stato richiesto predentemente come consumazione.

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IL TERZO SGUARDO n.30: Una vita nel cinema e per il cinema. Marino Biondi, “Fellini: il sogno italiano. Cinquant’anni dalla “Dolce vita””

Una vita nel cinema e per il cinema. Marino Biondi, Fellini: il sogno italiano. Cinquant’anni dalla “Dolce vita”, Cesena, Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2010

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di Giuseppe Panella*


Sono già passati cinquant’anni da quel 5 febbraio del 2010 in cui La Dolce Vita fu proiettato per la prima volta a Roma e il suo fascino di film epocale non è ancora stinto e trascorso sugli scaffali delle Cineteche in cui  vengono conservati i film non più distribuiti nelle sale. Si trattò davvero (e la consapevolezza di questo suo destino era già presente nelle menti di chi lo vedeva per la prima volta) di un film destinato a costituire un punto di passaggio nell’immaginario collettivo e nella cultura sociale del suo tempo. Ci fu chi ne parlò male e lo criticò severamente bollandolo come film immorale e da censurare per i suoi contenuti negativi e nichilistici (la parte più retriva del clericalismo italiano ma non tutti i cattolici, soprattutto quelli più aperti al dialogo iniziato con l’elezione al soglio pontificio di Giovanni XXIII; molti esponenti della sinistra delusi dall’abbandono definitivo del neorealismo da parte di Fellini, ma non Elio Vittorini, ad esempio, cui il regista riminese aveva proposto la parte dell’intellettuale suicida Steiner).

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IL TERZO SGUARDO n.29: Le notti di Dino Campana. Monika Antes, “Tra sogno e realtà. La vita e l’opera di Dino Campana. «I Canti Orfici»”

Le notti di Dino Campana. Monika Antes, Tra sogno e realtà. La vita e l’opera di Dino Campana. I “Canti Orfici”, trad. it. di I. Becchino e R. Nanini, Firenze, Polistampa, 2010

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di Giuseppe Panella*


Sono lontani i tempi in cui Dino Campana veniva considerato un poeta “minore” rispetto a Giosuè Carducci o Gabriele D’Annunzio e la sua opera veniva letta come l’espressione straordinaria di una mente malata o la produzione unica di un folle tanto bravo come scrittore quanto pazzo come uomo.

La critica letteraria del periodo successivo alla morte del poeta di Marradi ha sfatato questo pregiudizio di carattere psichiatrico (frutto di una testimonianza – sicuramente interessante e pregevole – ospitata dal medico Luigi Pariani nel suo Vita non romanzata di Dino Campana scrittore che è del 1938) o puramente aneddotico preferendo insistere piuttosto sulle qualità innovative formali del linguaggio campaniano. Il progetto di scrittura di Campana era stato del tutto ignorato dalla critica al momento in cui emerse con la realizzazione del grande poema orfico:

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