Storie ed eventi storici: Giustiniano e Teodora

a cura di Francesco Sasso

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Entrambi i mosaici sono conservati all’interno della basilica di San Vitale a Ravenna. Cosa ci raccontano? Nel primo è ritratto, al centro della scena, l’imperatore Giustiniano affiancato da laici e da religiosi. Lo spazio alle loro spalle è astratto e ideale: suggerisce un potere che è eterno.

Giustiniano reca offerte sacre ed è egli stesso sacro. Infatti indossa la corona (simbolo del potere politico) e il suo capo è circondato dall’aureola (simbolo di santità). Tuttavia, Giustiniano non fu un santo come il mosaico vorrebbe far credere. Nella Storia segreta, una sorta di diario privato, lo storico Procopio di Cesarea – autore dell’opera ufficiale La guerra gotica – racconta di un imperatore irascibile, crudele e corrotto. Procopio di Cesarea parla di ciò che ha visto, ne frequenta la corte, nella sua opera ufficiale ha esaltato le virtù imperiali; ma chiuso nelle sue stanze, egli si abbandona e scrive un ritratto terribile dell’imperatore. Giustiniano è inaffidabile, propenso al male e ai delitti.

Osserviamo ora il secondo mosaico. Qui troviamo l’imperatrice Teodora al centro della corte con a fianco nobili e ancelle, anch’essa impegnata a recare offerte sacre. Lo sfondo è reale. Non so cosa possa significare quella fontanella, ma la protagonista è impassibile e piena di dignità. Anche lei ha il capo circondato dall’aureola e dalla corona. Ma chi era veramente Teodora? Anche qui ci soccorre Procopio di Cesarea. Teodora, ci dice lo storico chiuso nella sua camera, è un’ex ballerina dal passato burrascoso, una donna senza scrupoli, determinata e assetata di potere e ricchezze. Per ottenere tutto ciò, ella è disposta a qualsiasi cosa, anche a compiere crudeltà.

«Ch’egli non fosse un uomo, ma una sorta di demone in forma umana lo può provare chi valuta la dimensione del danno da lui inflitto all’umanità […]. Nessuno, mi pare, se non Dio, potrebbe riferire con esattezza l’ammontare delle vittime sue: si conterebbe prima quanti granelli ha la sabbia, che non le vittime di questo imperatore.» (Procopio, Storie Segrete, XVIII, trad. it. A cura di F. Conca e P. Cesaretti, Milano 1996)

Procopio è particolarmente duro e persino eccessivo. Ed ora immaginate un uomo del VI secolo d.C. davanti a quei bei mosaici: non può che ammirare e venerare la coppia imperiale.

f.s.

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