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Ritorno all’Hegel-Kant Asylum. Introduzione a “Piscine sommerse ed altre immersioni” di Enrico Piva

Introduzione di Vittore Baroni a Piscine sommerse ed altre immersioni di Enrico Piva

Con Enrico Piva ho un debito da saldare, ed è per questo che ora sono qui. I faldoni del mio archivio che raccolgono vent’anni
di discontinua corrispondenza intercorsa tra noi mi scrutano con aria di rimprovero. Un suo collage incorniciato, che incorpora un vero tirapugni d’acciaio, incombe minaccioso dalla parete. È giunto il momento, dopo una eternità di rinvii e tentennamenti,
di chiudere il conto. Data la totale assenza (anche in rete) di notizie sul personaggio, prima di introdurre il peculiare scritto
inedito di Piva presentato in esclusiva da [dia•foria occorrerà però un minimo di premessa storico-biografica, per inquadrare almeno a grandi linee la personalità di uno degli autori più atipici e schivi (mai un concerto in pubblico!) della nostra scena sonora sotterranea degli Ottanta. Scomparso dalle cronache musicali alla fine di quel decennio, di Piva non si è poi saputo più nulla.

Sulla dozzina (e passa) di cassette più o meno ufficiali da lui pubblicate, prima con la sigla Amok e poi a proprio nome, è calato il più totale oblio. Perfino tra i suoi contatti più assidui, in mancanza di riscontri diretti, sono circolate negli anni leggende
che davano il nostro a condurre vita eremitica in climi tropicali, oppure perito a seguito di una caduta durante una delle sue imprese di arrampicata libera o praticando qualche altro sport estremo.
La realtà, come abbiamo poi scoperto e verificato, è purtroppo più triste e prosaica.

Ma andiamo per gradi. Nel 1981 avviavo la mia collaborazione col mensile “Rockerilla” occupandomi in particolare di musiche sperimentali e dell’allora emergente industrial culture, forte di una tesi universitaria sulle tecniche di scrittura di William S. Burroughs che di quel panorama (contro)culturale era tra i principali ispiratori. Parallelamente, trafficavo in collagismo sonoro
(“plunderfonia”, diremmo oggi) sotto la sigla Lieutenant Murnau e davo vita con Piermario Ciani ed altri al gruppo/etichetta TRAX, un progetto di networking planetario maturato sulla base dei contatti accumulati in cinque anni di intensa attività nei circuiti della mail art. Le produzioni multimediali di TRAX (dischi, audio- riviste, fumetti, cartelle di copy art, ecc.) si inserivano in una scena particolarmente effervescente, sul confine tra new wave, post-punk ed elettronica “incolta”, con una miriade di nuovi gruppi, fanzine ed etichette indipendenti che si affacciavano contemporaneamente alla ribalta. Ogni giorno, la mia cassetta delle lettere si riempiva di pubblicazioni, nastri e demo con proposte di scambi e collaborazioni. Fra tanti materiali, selezionavo per TRAX gli autori che mi parevano più originali e in sintonia con la vocazione interdisciplinare del nostro progetto “a modularità variabile”. Quando da Rezzato, una piccola località alle porte di Brescia, iniziarono a giungermi in rapida successione una serie di singolari cassette che univano tecniche da musique concrète al tempo desuete ad arditi concetti compositivi “colti”, guizzi di schizofrenia dadaista e patafisici puntillismi seriali (scavalcando in una piroetta Cage, Glass, Curran e Whitehouse), il tutto poi accompagnato da foto misteriose e missive redatte in stile Nietzsche-incontra-Groucho-Marx, ebbi la certezza di aver trovato in Piva uno spirito affine.

Continua a leggere l’introduzione su Piscine sommerse ed altre immersioni (PDF)

 


 

Enrico Piva Submerging Menhirs (1987 cassette – side A)

Enrico Piva Submerging Menhirs (1987 cassette – side B)

Enrico Piva – 35 kgs (1989)

Enrico Piva ‎- Late November Dream


Piscine sommerse ed altre immersioni < = > Enrico Piva su www.diaforia.org

Prima dell’articolo che dedicheremo a Emilio Villa in occasione del centenario dalla nascita, pubblichiamo con grande piacere un approfondimento sull’artista Enrico Piva (1956-2002). Piva è stato uno dei più originali sperimentatori nel panorama della musica indipendente italiana degli anni Ottanta: pressoché sconosciuto tra gli sconosciuti, egli rivestì a pieno la figura dell’outsider e, con il testo “Piscine sommerse ed altre immersioni” (che qui presentiamo per la prima volta), possiamo confermare una volta di più l’eclettismo e il valore di un ricercatore appartato che ha anticipato le modalità della nuova scrittura di ricerca di oggi.
Il progetto di pubblicazione è stato possibile grazie all’interessamento dell’artista e critico musicale Vittore Baroni e grazie al “gruppo di lavoro” piviano composto da Edoardo Bertoletti, Luca Miti, Walter Rovere, Giancarlo Toniutti e Massimo Toniutti (operativi), più Simon Balestrazzi e Nicola Catalano (cellule dormienti).

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