Crea sito

Hai Zi, “Un uomo felice. Poesie scelte 1983 -1989”

Hai Zi, Un uomo felice. Poesie scelte 1983 -1989, a cura di Francesco De Luca, Del Vecchio Editore 2019, € 16,50

_____________________________

di Francesco Sasso

.

Prima di iniziare la mia breve analisi delle poesie di Hai Zi, devo fare i complimenti all’editore. L’impaginazione, la copertina, il frontespizio, l’immagine del poeta all’interno del libro, la mappa finale: l’oggetto libro è di rara bellezza.

Chi è Hai Zi? Il 26 marzo 1989 il poeta Hai Zi si uccide facendosi travolgere da un treno. Ragazzo prodigio, a soli quindici anni viene ammesso alla più prestigiosa università cinese, a diciannove anni inizia ad insegnare. Solitario, spirito semplice, conduce una vita da eremita. Ama scrivere di notte e perdersi nella natura di una Cina ancora rurale. Scrive tanto in pochi anni, soffre per amore e si dedica interamente alla poesia. Vien voglia di abbracciarlo e dirsi suo amico. Hai Zi cresce negli anni della Rivoluzione culturale e muore a pochi giorni dal massacro di Piazza Tian’an men.

In mare: «Tutti i giorni son giorni in mare/  povero pescatore/ grumi di carne come una fune maldestra/ lanciato sulle onde/ vuole afferrare terre lontane/ oggetti luminosi/ anche solo i finti sorrisi del sole/ ma afferra solo assi di legno marce:/ capanne, barche e bare/ dorsi di pesci migrano in branchi/ senza fine e senza inizio/ della giovinezza solo si può dire/ quanto sia fragile». (pag.27).

Nella poesia di Hai Zi c’è un tocco giovanile di baldanza, uno slancio verso la stupefazione del mito, e soprattutto una vena soggiacente di pathos soggettivo, di coinvolgente appassionamento agli eventi naturali.

Matrimonio sul mare: «I palmi blu/della baia/sognano relitti e isole/file di alberi maestri/nel vento si amano/e si separano//il vento increspa i tuoi/capelli/una piccola rete bruna/mi copra le guance/non vorrei mai liberarmene//o forse come nelle leggende/noi siamo i primi/due/ad abitare oltre i declivi d’Arabia/in un giardino di mele/serpente e raggi di sole cadono assieme nel torrente/eccoti qui/una luna verde/ti tuffi nella cabina della mia giovane barca» (pag.47)

In Hai Zi il sentimento della natura è irrompente, luci e ombre diramano il sentimento naturale in inesplorato sentimento amoroso che si perde in prospettive visionarie, e una cadenza magica sembra animare gli aspetti più segreti della realtà.

 

Hai Zi – Chinese poet

Cigno: «Di notte, sento il suono lontano di cigni volare oltre il ponte/ e il fiume nel mio corpo fa loro da eco/ Come volano sulle terre dei natali,/le terre del crepuscolo/ un cigno femmina si ferisce/ solo i venti mossi dalla bellezza si accorgono/ ch’è già ferita. Ma lei vola ancora./ E il fiume in me è troppo pesante/ pesante come un battente appeso ad una casa/ Così quando passano volando su quel ponte lontano,/non posso unirmi a loro in una eco di bel volo./ Volano con sembianza di neve greve sul cimitero/ nella greve neve nessuna strada/ conduce alla mia porta di casa/ i corpi non hanno porte/ han solo dita e si ergono nel cimitero,/come dieci candele di ghiaccio/ Sulla mia terra/sulla terra dei natali/ c’è un cigno ferito/ proprio come cantano le canzoni popolari». (pag.107)

In un tale cosmo anche l’idea della morte ha un fascino e magari un’ambigua attrazione. Composta proprio nel 1989, anno della morte – chiude la raccolta:

 Poesia d’offerta: «Si appresta la notte, il fuoco torna lo stesso di diecimila anni fa/ fuoco custodito in segreto che brucia ancora invano /fuoco al fuoco, notte alla notte, eternità a eternità / la notte dalla terra s’innalza, ecco, ha oscurato il cielo». (pag.217)

Ho amato tutta la raccolta de Un uomo felice, difficile selezionare poesie. Di seguito alcune di esse e qui una selezione da Nuovi Argomenti.

Davanti al mare, sboccia la primavera

Da domani, sarò un uomo felice
nutrirò cavalli, spaccherò legna, girerò il mondo
da domani, penserò al grano e alla verdura
ho una casa, davanti al mare,  sboccia la primavera

Da domani, scriverò a ogni parente
dirò loro quanto sono felice
la felicità a me raccontata dal fulmine
io la dirò a ogni uomo

A ogni fiume ogni montagna darò un dolce nome
Sconosciuto, benedico anche te
desidero tu abbia un radioso futuro
desidero coroni i tuoi sogni
desidero tu trovi gioia in questo mondo
io solo desidero davanti al mare sbocci la primavera.

(pag.193)

***

Io, e gli altri testimoni

Le stelle e i natii armenti
come splendidi rivoli di acqua bianca
corrono via
cerbiatti corrono via
mentre gli occhi della notte seguono stretti

Sulla radura ariosa scopro la prima pianta
i piedi entrano in terra
non si possono più estrarre
ecco, quei fiori solitari
sono le perdute labbra della primavera

i nostri giorni
lasciano ferite sul volto
perché per noi non c’è altro che possa darci testimonianza

io e il passato
dividiamo una terra nera
io e il futuro
dividiamo un’aria senza suono

Ho intenzione di vendere tutto
qualcuno faccia il prezzo
tranne l’esca e gli strumenti da fuoco
tranne gli occhi
occhi da voi picchiati a sangue

(pag.29)

***

A Kafka

i piedi di noce del prigioniero

D’inverno, il prigioniero che accende il fuoco
senza dubbio ha bisogno di calore
caro, com’è caro il fuoco di madre
Quando è schiacciato da decine di pannocchie sulla schiena
a terra, senza dubbio questo è
il campo di un contadino ricco

Quando lui pensa al cielo
senza dubbio il sole lo ustiona per intero
questo sole abbassa il capo, questi ceppi brillano ai piedi
senza dubbio ancora sono i suoi piedi, come noci
sepolte nell’acciaio del villaggio natio
acciaio d’ingegnere.

(pa.111)

***

Dunhuang

Le grotte di Dunhuang sembrano
tanti secchi di legno appesi
sotto il ventre di un cavallo
gocce di latte rintoccano nelle orecchie
come orecchie strappate su di una lontana prateria a un uomo
che arriva in questa grotta remota
sulle sue orecchie strappate
appesi vi sono fiori.

Dunhuang è una foresta
bruciata da mille anni
l’ultima foresta
in una valle sconosciuta
in cui ho scambiato grano e sale
Ho costruito grotte, prima di morire, e dipinto te
ultima immagine di un uomo bello
per uno scoiattolo femmina
per un’ape femmina
per renderle di nuovo gravide in primavera.

(pag.121)

***

Un giorno felice

per gli autunnali alberi di sorbo

Amo il nuovo giorno infinitamente
il sole di oggi i cavalli di oggi gli alberi di sorbo di oggi
mi rendono sano  ricco  pieno di vita

Dall’alba al crepuscolo
un pieno di luce
migliore di tutte le poesie passate
la felicità mi trova
e dice: “guardate, questo poeta
è ancora più felice di me”

Nel mio autunno spaccato
Nell’autunno delle mie ossa spaccate
io ti amo, albero di sorbo!

(pag.147)

***

Agricoltori

Nel fiume blueggiante
lavo le mani
lavo le mani dalle antiche guerre
combattere è già qualcosa di lontano
di non più adatto
il mio sangue
afferra la mia preziosa spada
l’armatura
finanche la corona
per nasconderli tra alte montagne
carrozze da Nord
si arrestano nell’affetto della terra gialla
ma la terra tramandata di generazione in generazione
sta dormendo nel sacco di semi

(pag.21)

***

In mare

Tutti i giorni son giorni in mare
povero pescatore

grumi di carne come una fune maldestra
lanciato sulle onde

vuole afferrare terre lontane

oggetti luminosi

anche solo i finti sorrisi del sole

ma afferra solo assi di legno marce:

capanne, barche e bare

dorsi di pesci migrano in branchi

senza fine e senza inizio

della giovinezza solo si può dire

quanto sia fragile

(pag.27)

***

Natura

Lascia che io dica
è una donna forte e bella
pesciolini blu sono i suoi orci
e sono i suoi svestiti abiti
lei sa amarti con la carne
nelle canzoni popolari da tempo ti ama
Guardando in alto in basso
talvolta ne accarezzi il corpo
seduto sul tronco la baci
ogni foglia è le sue labbra
ma non la vedi
come sempre tu non la vedi
ma lei da lontano ancora t’ama.

(pag.33)

f.s.

______________________________

[Leggi tutti gli articoli di Francesco Sasso pubblicati su RETROGUARDIA 2.0]

______________________________