Appunti

<< Non succede niente, non viene nessuno, nessuno se ne va, è terribile>> (Aspettando Godot, S. Beckett).

Già, è terribile!

(Pausa)

Giorni felici di Samuel Beckett. Opera poetica e insieme tragica rappresentazione di una donna qualunque, Winnie, che affonda lentamente ed inesorabile nella sabbia e, tuttavia, vuole ricordare i suoi giorni felici.

L’immobilità del personaggio è “Niente”, senza inizio e senza fine; la realtà scenica è circoscritta da un riso feroce e mansueto.

In scena Winnie non è sola, ma ha nell’altro personaggio, Willie, non un interlocutore, bensì un ascoltatore con cui parlare in continuazione, interrompendosi soltanto per compiere i pochi gesti che la posizione le consente.

In ogni gesto insignificante, la protagonista ricerca la felicità.

La normalità delle frasi dei due personaggi nell’anormalità della situazione.

La protagonista cerca di proteggere il falso Io dall’Io autentico, nascondendo a se stessa, prima ancora che agli altri, la realtà della propria agghiacciante situazione.

Nello spazio scenico risuonano frasi illusorie.

Trascrivo da “Giorni felici” , trad. di Carlo Fruttero, Einaudi, 1961 (la mia copia).
pag 34:
[…] Questa poi (Pausa). Le parole mancano, ci sono delle volte in cui perfino loro mancano. (Voltandosi un poco verso Willie) Non è vero, Willie? (Pausa. Voltandosi un po’ di più) Non è vero, Willie, che persino le parole mancano, a volte? (Pausa. Si volta verso la sala) E che cosa si deve fare, allora, aspettando che tornino? Strigliarsi il pelo, se non è già stato fatto, o se c’è qualche dubbio, tagliarsi le unghie se hanno bisogno di essere tagliate, sono tutte cose che ti aiutano a tirare avanti. (Pausa). E’ questo che trovo meraviglioso, che non passa giorno… (sorride) …per dirla nel vecchio stile… (il sorriso cade) … senza qualche benedizione… […]

pag 46:
[…] Qualche volta sbaglio. (Sorriso) Ma di rado. (Il sorriso cade) Qualche volta è tutto finito, quel che può dare il giorno, tutto fatto, tutto detto, tutto è pronto per la notte, e il giorno non è finito, tutt’altro che finito, la notte non è pronta, tutt’altro, tutt’altro che pronta. […]

pag 40
[…] Eh, sì, così poco da dire, così poco da fare, e una tale paura, certi giorni, di trovarsi… con delle ore davanti a sé, prima del campanello del sonno, e più niente da dire, più niente da fare, che i giorni passano, certi giorni passano, passano e vanno, senza che si sia detto niente, o quasi, senza che si sia fatto niente, o quasi […]

pag 54-55
[…] Cantare troppo presto è fatale, ho scoperto. (Pausa). D’altra parte, può succeder di aspettare troppo. (Pausa). Suona il campanello del sonno, e non si è cantato. (Pausa). Tutta la giornata è volata… (sorride, il sorriso cade) …volata via, tutta quanta, e non c’è stata canzone di sorta, tipo o genere. (Pausa). Un bel problema questo. (Pausa). Non ci si può metter a cantare… così, no. (Pausa) A un tratto viene a galla, per qualche misteriosa ragione, il momento è mal scelto, e uno la ricaccia giù. (Pausa) Poi uno dice, Questo è il momento, adesso o mai più, e invece non può. (Pausa). Non riesce in nessun modo a cantare. (Pausa). Non una sola nota. (Pausa).

pag 55
[…] Uno se li scorda, i classici. (Pausa). Oh, non tutti. (Pausa). Una parte. (Pausa). Una parte resta. (Pausa). E’ questo che trovo meraviglioso, una parte resta, dei classici, ad aiutarci a passare il giorno. (Pausa). Eh sì, una grazia, una vera grazia. (Pausa). E adesso? (Pausa). E adesso, Willie? […]

E adesso niente, Winnie. (Lunga pausa).

f.s