Contro: il Pensiero tragico-poetante nell’Opera di Gabriele Lastrucci

Contro: il Pensiero tragico-poetante nell’Opera di Gabriele Lastrucci

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di Maria Santi

A prima vista, Contro sembra essere il luogo in cui la contraddizione si dimena implacabile, senza un’apparente soluzione. La nostra condizione e tutto ciò che ne fa parte ne emerge come uno stato di perenne incoerenza e continua frammentarietà. Dopo una lettura approfondita però, ci rendiamo conto che si tratta di molto di più. Contro è il percorso attraverso cui Lastrucci, poeta che diventa (o ritorna) filosofo, dopo aver vissuto su di sé in maniera profonda, la condizione della contraddizione la riporta, facendola rivivere al lettore in un percorso dall’illogico-esperienziale al logico-filosofico. Nel corso dell’opera la contraddizione si disvela davanti a noi, che la viviamo e la soffriamo assieme alla voce narrante, fino a che essa non viene accettata, senza un reale superamento, ma con una consapevolezza e una maturità, che cercano in qualche modo di affrontarla alla pari. Si tratta di non farsi una ragione della nostra sorte spacciata, della nostra caotica fragilità e dunque di intraprendere questa via artistica, che poi si rivelerà filosofica, per arrivare in qualche modo ad una soluzione, ad una deriva consapevole, vitale, per quanto drammatica.

Si parte da una prosa poetica con Il Disperante Canto del Caos, per finire con la prosa decisamente filosofica del Discorso sulla Contraddizione Universale, scelta che ben rappresenta il percorso di presa di coscienza, intrapreso da Lastrucci e dunque per esteso, dall’uomo stesso: inizialmente infatti, l’esperienza della contraddizione è sensibile, emotiva, illogica: gradualmente diviene cosciente e consapevole, per essere poi, una presa di coscienza e di sistematizzazione razionale, che dà una soluzione a questo stato. Inizialmente, Il Disperante Canto del Caos assieme ai Poemi d’Estasi ritraggono un uomo fatto di nulla e al contempo di assoluto, perennemente in tensione tra questi due poli. Sarà poi nei Poemi che vedremo il pieno sviluppo di tale condizione, attraverso una vera e propria rivelazione di essa, realizzata tramite immagini dipinte dal poeta, poemi esperienziali in cui viviamo direttamente quello che siamo. Ed è come essere travolti da noi stessi. A questa altezza la contraddizione ha una forma sensibile, non ci sono concettualizzazioni, ma solo esperienze che incidono fortemente sul nostro essere, senza rendersi del tutto consapevoli. Arriviamo poi alle Parabole: si tratta di percorsi narrativi, come il genere stesso richiede, in cui la fine coincide con l’inizio, e così è la forma, oltre che il contenuto, a rappresentare la condizione dell’uomo che eternamente torna e ritorna sulla sua contraddittorietà. Il percorso dell’assurdo, del controsenso è un vicolo cieco che indica un falso divenire, un moto inutile che illusoriamente ci spinge verso una meta, in realtà inesistente. In Aforismi e Frammenti siamo travolti da veri e propri sprazzi di essere umano ed è questa la forma che rappresenta stilisticamente il passaggio dal linguaggio poetico a quello filosofico e che ci accompagna gradualmente al culmine della raccolta; infatti dopo un ritorno al linguaggio poetico dell’Uno Plurale, la dichiarazione di fede in una verità contraddittoria attraverso un linguaggio primordiale e poetico di Più Male d’Estasi e le immagini suggestive della Campana di Costole, Lastrucci approda al suo Discorso sulla Contraddizione Universale.

Il percorso prosaico, poetico, filosofico, narrativo fin qui tracciato diviene una presa di coscienza che adotta per esprimersi un linguaggio e una lucidità di carattere decisamente filosofico sulla contraddizione universale. Contraddizione universale, perché questa è una condizione che riguarda tutto l’universo della realtà umana. Una forma di esistenzialismo contemporaneo che si fa carico della frammentarietà e della contraddittorietà del pensiero umano. “All’uomo non è dato di conoscere una Verità ultima e inequivocabile, anche se vi aspira con tutto se stesso.” (Discorso sulla Contraddizione Universale). Lo strumento per sopravvivere a questa condizione apparentemente negativa dove sembra che tutto si risolva in vanità e nulla, dove tutto non ha senso perché non esistono concetti e realtà ferme, assolute che ci possano fare da guida e che possano rappresentare il nostro obiettivo, è il dubbio. Il dubbio diventa lo strumento attraverso il quale l’uomo ha la possibilità di esistere sensatamente e con dignità passando da uno stato di peggio ad uno di meglio perché “Vivere significa accettare il rischio di fare del male a se stessi e agli altri” (Discorso sulla Contraddizione Universale).

Il dubbio è lo strumento grazie a cui, ancora una volta, mettiamo in discussione la realtà e non la accettiamo passivamente, ma la vogliamo risolvere, trovando quantomeno una “bussola incerta e variabile” (Discorso sulla Contraddizione Universale), che non sarà adeguata a tutte le situazioni, ma che se non altro ci permette di non affogare nel “freddo mare dell’indifferenza”. Ed è per questo che abbiamo il dovere e la possibilità di mettere alla prova il potere, ad esempio, ma a dire il vero, tutta la realtà. Mettere alla prova per “non rinunciare a combattere, scegliere nonostante tutto”, (Discorso sulla Contraddizione Universale) scegliere, dopo aver dubitato e messo alla prova la realtà, ci permetterà di collocarci ad un estremo della contraddizione. Scegliere sarà l’unico modo, pur non essendo capaci di annientare l’altro infinito estremo della contraddizione, di sopravvivere in essa, condividendone in qualche modo l’essenza, senza farsi sopraffare.

Non potrò mai essere un Santo della Negazione (…) ma brucerò sempre, ridendo e piangendo come un fanciullo ubriaco, nel cuore insondabile e vivente della Contraddizione Universale…”. (Discorso sulla Contraddizione Universale)

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