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Orizzonte degli eventi

a cura di Francesco Sasso

Categoria: Saṃgha

Il soldato Jack

Il soldato Jack

“Signore, il mio amico è tornato dal campo di battaglia. Chiedo il permesso di andare a prenderlo”.
“Permesso non concesso”, replicò l’ufficiale: “Non voglio che rischi la vita per un uomo che probabilmente è già morto”.

Il soldato uscì lo stesso e rientrò un’ora dopo ferito mortalmente, trasportando il cadavere dell’amico.

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Una storia vera

Una storia vera

Qualche anno fa, alle Paraolimpiadi di Seattle, nove atleti, tutti mentalmente o fisicamente disabili erano pronti sulla linea di partenza dei 100 metri.
Allo sparo della pistola, iniziarono la gara, non tutti correndo, ma con la voglia di arrivare e vincere. In tre correvano, un piccolo ragazzino cadde sull’asfalto, fece un paio di capriole e cominciò a piangere.
Gli altri otto sentirono il ragazzino piangere. Rallentarono e guardarono indietro. Si fermarono e tornarono indietro… ciascuno di loro. Una ragazza con la sindrome di Down si sedette accanto a lui e cominciò a baciarlo e a dire: “Adesso stai meglio?” Allora, tutti e nove si abbracciarono e camminarono verso la linea del traguardo.

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Le cicatrici

Le cicatrici

In un caldo giorno d’estate, nel sud della Florida, un bambino decise di andare a nuotare nella laguna dietro casa sua. Uscì dalla porta posteriore correndo e si gettò in acqua nuotando felice.

Sua madre lo guardava dalla casa attraverso la finestra e vide con orrore quello che stava succedendo. Corse subito verso suo figlio gridando più forte che poteva. Sentendola il bambino si allarmò e nuotò verso sua madre, ma era ormai troppo tardi.

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Giovanni Custodero

Giovanni Custodero, il calciatore fasanese malato di sarcoma osseo, è morto poche ore fa. Aveva 27 anni.

Ricordo qui le sue parole profonde sul senso della vita:

“Chi non sorriderebbe di fronte ad un dono del genere? Cosa c’è di più bello di trascorrere un giorno in più con le persone che ami, di passare del tempo con quegli amici di una vita, di ascoltare e cantare a squarciagola quella canzone che ti piace, di sentire il rumore della pioggia in una giornata di tempesta o delle onde contro gli scogli in una serata in riva al mare? Che senso ha stare a pensare alle cose brutte che la vita ci mette davanti quando basta solo aprire gli occhi e guardare oltre le nostre paure per accorgerci di quante cose belle ci circondano?

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Nisargadatta Maharaj

“Lascia che la tua vera natura emerga. Il tuo corpo ha una breve durata, non TU! Il tempo e lo spazio sono solo nella mente. Tu non ci sei legato. Devi solo conoscere Te-stesso, questo stesso ‘Sé’ è l’eternità “.

(Nisargadatta Maharaj)

Sri Nisargadatta Maharaj, al secolo Maruti Kampli (Bombay, 17 aprile 1897 – 8 settembre 1981), è stato un maestro spirituale indiano.

Biografia
Il padre di Nisargadatta, Shivrampant, era un assistente domestico ed in seguito agricoltore, con educazione indù. Alla sua morte Maruti – che allora aveva 18 anni – dovette lasciare la famiglia per lavorare a Mumbai come tabaccaio. Nel 1924 sposò Sumatibai da cui ebbe tre figlie ed un figlio.

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Espanditi e prospera

Afferra l’occasione al volo ed agisci in modo risoluto.

Impara dai piccoli errori in modo da evitare quelli più grandi.

Renditi conto che questo è il tempo della prosperità. Lascia che i fiori sboccino.

I Ching 3

Acconsenti alla resa oppure a seguire la corrente.

I miglioramenti passano attraverso la modestia e la discrezione.

I Ching 2

Trasforma il presente con la tua immaginazione.

Abbeverati alla fonte principale della energia e della saggezza.

Concentrati sulle verità fondamentali.

Unisciti agli altri. Sii ospitale.

I Ching 1

Concentrati sul tuo equilibrio interiore e sulla sincerita’. Riporta il giusto ordine nella tua vita.

Sentire

Gli uomini prima sentono senz’avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura. (Giambattista Vico)

Silenzio

SILENZIO

La mente è come un lago, sul quale i pensieri si muovono su e giù come onde. Solo quando il lago è calmo può riflettere perfettamente la realtà.

Swami Kriyananda, Come un raggio di luce

“De contemptu mundi” di Lotario di Segni

De contemptu mundi di Lotario di Segni

Nel primo libro (De miserabili humane conditionis ingressu):

“ Duplice è la colpa che il concepimento comporta, una sta nel seme, l’altra in ciò che da questo seme nasce; la prima viene commessa e la seconda viene contratta. I genitori, infatti, commettono la prima colpa, la prole la seconda. Chi, infatti, non sa che il coito, anche se coniugale, non può mai verificarsi senza il prurito della carne, senza l’ardore della libidine e senza il fetore della lussuria? Per questo i semi concepiti insozzano, si macchiano, si corrompono, onde l’anima in questi infusa, contrae la tabe del peccato, la macchia delle colpe, la sozzura dell’iniquità”.

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Crisi

Il termine crisi deriva dal greco Krino, che significa “separare”, ma anche “valutare”, “discernere”. Considerata la sua origine, questa parola può dunque assumere un significato positivo. Infatti se la crisi rappresenta da un lato un cambiamento traumatico rispetto alla situazione precedente, cioè un momento che separa ciò che viene dopo da ciò che era prima, contemporaneamente esso permette anche un momento di riflessione, di valutazione, che potrebbe costituire il presupposto per una rinascita.

E’ per questo che ogni rinascita spirituale ha bisogno della crisi.

Se… di Rudyard Kipling

Se…

di Rudyard Kipling (1865-1936)

Se puoi conservare la calma quando tutti intorno a te
la stanno perdendo e te ne danno la colpa;
se puoi aver fiducia in te quando tutti di te dubitano,
e trovare anche attenuanti al loro dubbio;
se puoi aspettare e non stancarti di aspettare;
o, essendo oggetto di menzogne, non mischiarti in menzogne;
o, essendo odiato, non abbandonarti all’odio,
e nondimeno non apparir troppo buono, né parlare troppo saggio;
se puoi sognare e non lasciarti dominare dai sogni;
se puoi pensare e non far dei pensieri i tuoi scopi;
se puoi incontrarti col trionfo e col disastro
e trattare allo stesso modo questi due impostori;
se puoi sopportare di udire la verità detta da te,
travisata da furfanti per farne trappole per gli sciocchi;
o veder distrutte le cose cui dedicasti la vita,
e chinarti a ricostruirle con logori arnesi;
se puoi fare un mucchio di tutte le tue vincite
e rischiarle d’un colpo a testa o croce,
e perdere, e ricominciare daccapo,
e mai mormorare una parola della tua perdita;
se puoi forzare cuore e nervi e muscoli
a servirti ancora a lungo dopo che sono esausti,
e così tener duro, anche se non vi sia altro in te
se non la volontà che comanda ad essi di resistere;
se puoi parlare alle folle e mantenere la tua virtù
o accompagnarti ai re senza perdere il senso umano;
se né i nemici né gli amici più cari possono ferirti;
se tutti gli uomini contano per te, ma nessuno troppo;
se puoi colmare l’inesorabile minuto
con sessanta secondi di lavoro compiuto,
tua è la terra e tutto ciò che in essa esiste,
e, ciò che più conta, tu sarai un uomo, figlio mio.

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